L’intervento di Giuseppe Zaccone referente del Comitato nazionale Avvocati per il NO
Perchè votare NO
Il Comitato nazionale Avvocati per il NO ritiene opportuno esporre, in termini tecnici e non polemici, le principali criticità della riforma costituzionale sulla giustizia sottoposta a Referendum, illustrate dal punto di vista dell’esercizio della professione forense e delle garanzie costituzionali del giusto processo. L’L’Avvocato non svolge un mero servizio privatistico, ma è parte essenziale della funzione giurisdizionale, in quanto soggetto che rende effettivo il diritto di difesa riconosciuto dall’art. 24 della Costituzione. La piena libertà e indipendenza dell’Avvocato presuppongono un Giudice indipendente da ogni condizionamento esterno, in particolare di natura politica o gerarchico-istituzionale. Un assetto che incida sull’indipendenza del Giudice incide, in via mediata ma diretta, anche sulla effettività del diritto di difesa dei cittadini. La riforma prevede la duplicazione del Consiglio Superiore della Magistratura, con l’istituzione di un secondo organo di governo autonomo, con conseguente incremento di costi stimabile in decine di milioni di euro annui a carico della finanza pubblica, senza comprovata esigenza funzionale. I dati disponibili indicano che, già oggi, il Giudice si discosta in quasi la metà dei casi dalle richieste del pubblico ministero, il che non consente di affermare l’esistenza di una sistematica soggezione del Giudice alla pubblica accusa tale da giustificare un intervento così radicale sull’assetto costituzionale del governo autonomo della magistratura. La composizione del nuovo organo prevede una componente estratta a sorte, modello che non trova riscontro negli ordinamenti democratici comparabili, e una componente di nomina parlamentare sorteggiata, sì, ma a partire da un elenco di nominativi (il cui numero verrà definito sono con i futuri decreti attuativi) votato dal Parlamento in seduta comune, non a maggioranza qualificata, bensì a maggioranza semplice, e quindi predisposto con il concorso decisivo delle forze politiche, ed in particolare di quelle espressioni della maggioranza. Tale configurazione determina un rafforzamento dell’influenza politica sull’organo di governo della magistratura, in contrasto con l’obiettivo dichiarato di ridurre la politicizzazione.
La riforma istituisce, inoltre, un’Alta Corte Disciplinare con competenza sulle vicende disciplinari dei magistrati. Questo organo presenta profili di assimilabilità a un giudice speciale, in potenziale contrasto con il divieto costituzionale di giudici straordinari o speciali. Le pronunce dell’Alta Corte risultano impugnabili unicamente dinanzi alla stessa, con esclusione del ricorso alla Corte di Cassazione previsto, in via generale, dall’art. 111 della Costituzione, con conseguenti problemi di coerenza con il principio di uguaglianza nel godimento delle garanzie giurisdizionali. La riforma non interviene su profili che rilevano direttamente per i cittadini e per l’efficienza del sistema giustizia, quali l’organizzazione e le risorse degli uffici giudiziari nonché la ragionevole durata dei processi, aspetti che restano sostanzialmente estranei al testo sottoposto a referendum.
Alla luce dei profili esposti – relativi all’indipendenza della magistratura, alle garanzie costituzionali del giusto processo, alla coerenza con il divieto di giudici speciali e alla mancata incidenza della riforma sui principali fattori di inefficienza del sistema – il Comitato nazionale Avvocati per il NO ritiene non condivisibile l’impianto della riforma costituzionale sulla giustizia e invita gli elettori a esprimere voto NO al Referendum sulla giustizia, quale scelta volta alla tutela dell’indipendenza della giurisdizione e dell’effettività del diritto di difesa dei cittadini.
Giuseppe Zaccone
Referente del Comitato
nazionale Avvocati per il NO
Necessario avviare un programma di prevenzione
Disagio giovanile
Gli ultimi fatti di cronaca che hanno coinvolto la città di Aprilia impongono una riflessione politica seria. Il furto avvenuto nella sede di Uploop Studio, realtà giovanile attiva nel quartiere Toscanini, e il grave episodio di violenza sessuale verificatosi in via Mascagni, non possono essere letti come episodi scollegati o come semplici emergenze di ordine pubblico. Sono segnali chiari di una fragilità strutturale che attraversa il tessuto sociale della città e che più volte io stessa ho segnalato senza trovare una risposta sistemica adeguata.
Colpire Uploop Studio non significa soltanto commettere un furto. Significa colpire uno dei presìdi sociali che operano quotidianamente per offrire ai giovani spazi di aggregazione, strumenti culturali, opportunità di crescita e alternative concrete alla marginalità. Sottrarre risorse provenienti da donazioni volontarie equivale a indebolire il capitale sociale della città, ovvero quell’insieme di relazioni, reti e competenze che costituiscono il primo livello di prevenzione rispetto al disagio e alla devianza. Quando viene colpita un’associazione, non viene danneggiato un soggetto isolato, ma l’equilibrio complessivo di una comunità.
Ancora più grave è quanto accaduto in via Mascagni. La violenza sessuale non può essere ridotta a un fatto di cronaca o affrontata esclusivamente sul piano repressivo. È l’esito estremo di un fallimento sistemico che riguarda l’educazione affettiva, la costruzione delle relazioni, la gestione delle emozioni e la responsabilizzazione individuale. È il risultato di un vuoto culturale e preventivo che non può essere ignorato. Intervenire solo dopo significa accettare che il danno si produca prima che il sistema reagisca.
Da tempo si evidenzia l’esistenza di un disagio giovanile diffuso ad Aprilia: isolamento sociale, comportamenti aggressivi, fragilità relazionali, perdita di riferimenti educativi, sfiducia nelle istituzioni e baby gang in giro per la città soprattutto nelle ore serali. Tuttavia, a fronte di questi segnali, che sono presenti già da tempo nella nostra città, la risposta è rimasta frammentaria, discontinua e priva di una visione integrata. Sono mancati coordinamento stabile tra servizi sociali, scuola, sanità territoriale e terzo settore, investimenti strutturali sulle politiche giovanili e una programmazione fondata sulla prevenzione piuttosto che sull’emergenza.
In questo momento storico più che mai è necessario per la nostra città avviare immediatamente un programma di prevenzione strutturato e permanente, fondato su politiche di prevenzione primaria e secondaria, su investimenti stabili e misurabili rivolti alle nuove generazioni, sul riconoscimento delle associazioni come infrastrutture sociali e partner istituzionali a pieno titolo, e su una governance territoriale capace di pianificare, coordinare e valutare gli interventi, superando definitivamente una gestione fondata sulla reazione ai singoli fatti di cronaca.
Continuare a non vedere ciò che è sotto gli occhi di tutti non è più un’opzione. La responsabilità politica e istituzionale, oggi, consiste nel programmare, prevenire e ricostruire coesione, prima che la frattura sociale diventi ancora più profonda.
Valentina Tartaglia
Presidente Associazione
Sunflower Project MICI e
Stomia ETS