Arnaldo Leone è il nuovo segretario del partito
Il Psi di Pomezia
Dopo due anni e mezzo, il Partito Socialista Italiano di Pomezia rinnova la propria classe dirigente, segnando un importante momento di crescita e rinnovamento.
Un sentito ringraziamento va a Silvio Piumarta, che con impegno e intelligenza ha guidato il partito in questi anni e che, per motivi di lavoro, ha scelto di fare un passo indietro. Il suo contributo resta un punto di riferimento per il percorso politico intrapreso.
La nuova segreteria proseguirà nel solco tracciato, con rinnovato entusiasmo e determinazione. Auguri di buon lavoro ad Arnaldo Leone, nuovo segretario, di cui abbiamo già avuto modo di apprezzare l’impegno e la professionalità; a Claudia Galli, vicesegretaria, che si occuperà in particolare delle politiche legate alle problematiche femminili; e a Sergio Busti, vicesegretario, da sempre impegnato nel sociale e profondamente legato alla tradizione socialista. Alla presidenza è stato eletto Eduardo Petronio, figura conosciuta e attiva in politica sin dalla giovane età.
Psi di Pomezia
Vannacci a Pomezia
Da inizio aprile è attivo a Pomezia il Comitato Costituente di Futuro Nazionale, coordinato da Gianluca D’Onofrio, noto commerciante del litorale di Torvaianica. Futuro Nazionale nasce con l’obiettivo di rappresentare un’alternativa all’attuale sistema politico di centrodestra, ponendo al centro della propria azione valori quali identità, tradizione italiana, sicurezza e una gestione più strutturata del fenomeno migratorio.
Il movimento, guidato dal Generale Vannacci, intende riportare al centro del dibattito pubblico temi ritenuti prioritari per i cittadini: sicurezza, tutela delle tradizioni, valorizzazione della cultura e rilancio del lavoro.
Il Comitato di Pomezia si impegna ad ascoltare le esigenze del territorio, promuovendo un confronto diretto con i cittadini e proponendosi come punto di riferimento per chi desidera un’alternativa all’attuale governance, ritenuta distante da valori e principi storicamente riconducibili alla Destra italiana.
Sono aperte le adesioni e le campagne di tesseramento per tutti coloro che desiderano avvicinarsi al movimento e partecipare attivamente alla vita politica locale come sostenitori o attivisti.
Per informazioni e adesioni è possibile contattare il Comitato.
Resp. Comitato 361 Pomezia
Gianluca D’Onofrio
La storia della realizzazione grazie all’ex consigliere regionale Luigi Celori
Il Museo Lavinium
Ventuno anni fa, il 31 marzo del 2005 veniva inaugurato il Museo Lavinium, alla presenza dell’allora sindaco di Pomezia on. Stefano Zappala, del consigliere regionale Luigi Celori e di numerose personalità della Cultura, dell’Università, della Soprintendenza. Ma prima di arrivare a questa importante data è interessante conoscere come si arrivò a realizzare il Museo.
Nel 1881 il principe Camillo Borghese (1853- 1926) prende possesso della proprietà di Pratica che terrà fino alla morte avvenuta il 1926. In quel periodo, come racconta Monsignor B. Trovalusci, parroco di Pratica dal 1904 al 1934, fece insediare nella sua proprietà una stazione sanitaria del Governatorato di Roma che realizzò una costruzione dove attualmente vi è il Museo.
Una struttura con una torretta con sulla porta di ingresso lo stemma del Governatorato di Roma tutt’ora visibile. Durante la costruzione di Pomezia 1938 – 1939, l’edificio viene utilizza come sede del nuovo Comune.
In seguito ospiterà anche una caserma dei Regio Carabinieri a cavallo. In seguito, a partire dagli anni ’70 i carabinieri vanno via e la struttura diventa deposito dei reperti che venivano estratti dagli scavi dell’adiacente area archeologica. A partire dagli anni ’80 si incomincia a pensare di realizzare nel suddetto manufatto un Museo dove collocare i tanti reperti che nel frattempo erano nei magazzini o in altri musei.
Questa speranza diventa realtà quando alla fine degli anni ’90 l’allora consigliere regionale Luigi Celori fece ottenere degli importanti finanziamenti regionali per realizzare il Museo.
“Fin da ragazzo – mi racconta Luigi Celori – ho vissuto gli scavi archeologici di Pratica di Mare. Mio nonno Giovan Battista Bello indicava al prof. Ferdinando Castagnoli dove vi era la possibilità di trovare reperti perché segnalati dal suo aratro mentre lavorava i campi. Sulle XIII vi sono ancora i segni dell’aratro di mio nonno. Negli anni ’70 aiutò la professoressa Maria Fenelli nello scavo dove fu ritrovata la Minerva Tritonia. Con questa storia familiare, appena fui eletto consigliere regionale, mi posi tra i miei primi obiettivi quello di realizzare un Museo a Pomezia dove mettere i reperti scavati a Pratica. All’inizio pensammo che il luogo ideale sarebbe stato la bellissima struttura dell’Ethicon su via del Mare posta poco lontana dalle Tredici Are. Ma l’azienda non si mostrò interessata a qualsiasi accordo. Alla fine individuammo, nella se pur piccola excaserma, una struttura capace di potere diventare Museo. I finanziamenti furono quindi da me assicurati attraverso una apposita legge regionale con uno stanziamento di circa 700milioni delle vecchie lire. Poi con un ulteriore stanziamento di un miliardo sempre di vecchie lire.
Ricordo che fu un’impresa incredibile mettere d’accordo tre donne di grande professionalità e carattere, la dott.ssa Annalisa Zarattini del MIBAC, la dott.ssa Stefania Panella della Soprintendenza e la prof.ssa Maria Fenelli dell’Università La Sapienza. Alla fine dopo innumerevoli incontri e con il pericolo di perdere i finanziamenti regionali che io avevo fatto ottenere, da persone intelligenti, prevalse in loro la volontà comune di realizzare il Museo.
L’altra sfida fu quella di rendere comprensibile in uno spazio piccolo una vicenda millenaria raccontata da centinaia di reperti ritrovati negli scavi di Pratica e rientrati dai vari Musei e dai depositi. In questo fu felice la scelta di affidare al premio Oscar Carlo Rambaldi tutta la parte multimediale e riportare dove era stata trovata, la leggendaria statua della Minerva Tritonia. Sono ritornato il 31 marzo del 2026, al 21mo compleanno del Museo, e con mio grande dispiacere ho visto che la recente ristrutturazione ha eliminato la parte multimediale realizzata da Rambaldi. La gente veniva al Museo perché
oltre alle pregevoli opere esposte vi era anche da vedere un lavoro multimediale di un premio Oscar. Eliminarlo è stata una scelta infelice, ora è diventato uno dei tanti piccoli Musei della provincia con un allestimento molto banale”.
Storia degli scavi
Nel 1955 il Prof. Ferdinando Castagnoli professore dell’Istituto di Topografia Antica dell’Università la Sapienza e il suo collega prof. Lucos Cozza iniziano a cercare a Pratica i resti dell’Antica Lavinium che secondo la leggenda fu fondata dall’eroe troiano Enea all’incirca nel 1183 a.C. Nel 1957 –1958 la grande scoperta dei tredici altari realizzati nel corso di circa 200 anni ( dal VI al IV sec. a.C.). Nel 1968 il prof. Paolo Sommella scopre l’Heron di Enea, del VII sec. a.C. e ristrutturato intorno al IV sec. a.C. Sempre tra il 1968-70 alla foce del fiume Numicus a Torvaianica vengono ritrovati i resti del santuario del “Sol Indiges”. Nel 1977 due giovani archeologhe, Maria Fenelli e Luisa Migliorati portarono alla luce centinaia di frammenti di statue, datati intorno al V secolo a.C. tra i quali quelli di una straordinaria Minerva Tritonia. Nel 2006 durante i lavori per la costruzione di una rete fognaria è stata scoperta la villa romana di Torvaianica in via Siviglia la cui proprietà viene attribuita a due senatori, imparentati con la gens Flavia. La datazione del complesso residenziale copre un arco cronologico dal I sec. a.C., sino almeno al II-III d.C. Alla fine del 1700 furono effettuati scavi nell’area della villa, dall’archeologo inglese Robert Fargan con il principe Augusto Federico di Hannover duca di Sussex, figlio del re d’Inghilterra Giorgio III, che portarono alla luce alcune statue di pregevole valore che il principe porto in Inghilterra. Una di queste, una bellissima Venere, è esposta al British Museum di Londra. Molti dei reperti ritrovati nelle varie campagne di scavi sono ora visibili presso il Museo Lavinium di Pomezia, altri sono nei depositi. A.S.