SIMPOSIO
Giuliana Bellorini
Coordinatrice corrispondente
del salotto sede del Simposio
SETTEMBRE
Segna il tempo del ricominciare e quest’anno tutti sembrano cercare un respiro di sollievo dopo un’estate dalle temperature di fuoco.
Anche il ritorno al quotidiano è significativo della voglia di cambiamento e rappresenta un nuovo inizio, nelle attività e nell'anima.
Il 1° settembre si celebra la Giornata mondiale di preghiera per la custodia del Creato, e segna l’inizio del Tempo del Creato, che si conclude il 4 ottobre, festa liturgica di San Francesco d’Assisi. Ricordare questo giorno sembra un ammonimento per tutti noi, volto a risaltare la nostra incapacità di proteggere la terra, proprio nella stagione che, fin dai tempi più remoti, era momento di raccolta, festeggiamento e ringraziamento verso la Natura generosa e Dio. La vendemmia, la più significativa raccolta di frutti, ci riporta ad antiche pratiche naturali e simboliche, ricordandoci il passaggio delle stagioni.
Fuor di metafora, altri “frutti” sono maturati durante l’estate, a conclusione delle attività in corso: il Quaderno ispirato al Cantico di Francesco è completo e fra poco vedrà la stampa. Le Laudi che il Santo rivolge a Dio insieme ad ogni altra creatura, il Creato che unifica nell’amore tutto e tutti nelle sue diverse manifestazioni e forme, le preghiere di ringraziamento che esaltano la gioia non disgiunta dalla sofferenza, vogliono essere la base da cui ripartire.
Perché tutto è armonia e bellezza ed è con questo spirito lieto che vorremmo riprendere i nostri incontri domenica 20 settembre.
Vi aspettiamo con gioia!
Giuliana
FRANCESO E IL SUO TEMPO
di Francesco Bonanni
Il prossimo 3 ottobre ricorre l’VIII Centenario della morte del Santo.
Vi è una Storiografia ufficiale sulla sua Persona, che poco corrisponde alla realtà in quanto “inquinata” da una narrazione apologetica voluta dalle Autorità ecclesiastiche del suo tempo che del Santo ne hanno fatto una figura perfetta, disumanizzandola completamente. Subito dopo la morte di Francesco fu affidata la stesura della sua biografia ad un suo Confratello, Tommaso da Celano, che per ragioni anagrafiche ebbe occasione di conoscerlo appena, ma tale versione (Vita Prima) non piacque. Gli fu quindi affidata la stesura di un’altra versione (Vita Secunda) che venne anche questa scartata.
Fu allora che nel 1266 il Capitolo Generale di Parigi ordinò la distruzione di tutte le precedenti versioni per affidare una stesura definitiva al Francescano Bonaventura da Bagnoregio che naturalmente non aveva potuto conoscere Francesco.
Questa versione, conosciuta come “Legenda Major”, divenne la versione ufficiale e canonica. Un ritratto edulcorato che lo descriveva docile ed ubbidiente epurato dagli aspetti più radicali ed eversivi della sua scelta di vita.
Però Frate Leone e i suoi primi Compagni conservarono di nascosto gli scritti e i ricordi più autentici del Francesco terreno, intransigente e critico nei confronti della Chiesa restituendo in tal modo un’immagine più vera di un uomo ruvido e mistico ma molto concreto molto diverso dal “Poverello ingenuo” della tradizione ufficiale.
Francesco infatti nella vita della Chiesa è stato grande proprio in quanto uomo con tutti i difetti derivanti dalla sua natura umana ma dalla quale riuscì ad elevarsi.
DIETRO LE SBARRE
L’estate nelle carceri
Come tutti gli anni, e quest’anno con ancora maggiore urgenza, si ripropone il tema di come affrontare l’estate nelle carceri. Il caldo estremo di questi giorni ha trasformato gli istituti penitenziari in luoghi invivibili, rendendo le celle delle vere e proprie stanzeroventi. La canicola eccezionale che sta colpendo l’Europasta provocando malori e decessi tra i detenuti, aggravando le condizioni di chi soffre di patologie pregresse. Il caldo torrido aumenta esponenzialmente il rischio di infarti e disidratazione e gli spazi angusti, rendono la quotidianità insostenibile sia per i detenuti sia per il personale della polizia penitenziaria, con il conseguente rischio di tensioni e proteste all’interno delle sezioni.
Questa situazione è il frutto di una concezione del carcere inteso unicamente come luogo di segregazione, di pura punizione e di totale abbandono, una visione distante dal principio sancito dall’articolo 27 della Costituzione, secondo cui la pena deve tendere alla rieducazione del condannato e non può consistere in trattamenti contrari al senso di umanità. Le associazioni, che tutelano i diritti delle persone private della libertà personale come Antigone, hanno lanciato un allarme denunciando in particolare il sovraffollamento, gli spazi vitali ridotti, le celle prive di un’adeguata aerazione, la crescente emergenza psicologica, l’aumento dei suicidi e, soprattutto, l’invisibilità della crisi.
Gran parte del patrimonio edilizio penitenziario è ormai obsoleto: circa 190 sono stati edificati nel Novecento, senza criteri di coibentazione, le temperature all’interno dei locali superano i 40 gradi. Sono strutture costruite in cemento armato che accumulano calore. Durante il giorno l’aria circola a fatica e, di notte,con le celle blindate chiuse, la ventilazione è pressoché assente. I ventilatori non sono sempre disponibili e, dove sonopresenti, sonoconsentiti solo determinati modelli per ragioni di sicurezza ed in un numero ridotto per cella.
Oltre al disagio termico, si registrano spesso carenze nell’erogazione dell’acqua e guasti ai frigoriferi. Dove l’acqua è razionata, i detenuti cercano di raffreddare l’ambiente bagnando il pavimento o si lasciano i rubinetti aperti per mantenere fresche le bottiglie, con il paradossale effettodi prosciugare i serbatoi. In alcuni istituti esistono ancora celle senza doccia, nonostante il regolamento del 2000 ne prevede l’obbligo da oltre vent’anni, e in molte strutture manca persino l’acqua calda.
Anche la conservazione dei cibi rappresenta un problema. In numerosi istituti di pena non ci sono frigoriferi nelle celle: al loro posto si usano frigo termici come quelli che si portano in spiaggia. Per mantenere fresche le poche cose contenute, si hanno a disposizione i “siberini”, sostituiti quotidianamente dagli agenti della Polizia Penitenziaria che li ripongono in freezer comuni, situati nei locali adiacenti agli uffici o nelle cucine. Mancano spesso anche i congelatori condivisi, cosicché gli alimenti ricevuti dai familiari devono essere consumati in fretta o spartiti con gli altri detenuti per evitare che vadano a male.
Emblematica appare la contraddizione delle recenti indicazioni del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria. Il 31 marzo 2026 una nota del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria, in vista dell’estate, suggeriva di aumentare i frigoriferi nelle sezioni, anche per evitare lo spreco d’acqua causato dal raffreddamento delle bottiglie sotto i rubinetti aperti. Tre settimane dopo, due note firmate dal Capo del Dipartimento disponevano invece che i frigoriferi fossero rimossi dalle celle e dai corridoi e spostati in locali dedicati, spazi che, a causa del sovraffollamento, spesso non esistono. A tutti questi fattori si aggiungono le carenze igienico-sanitarie, per la presenza di 64.741 a fronte di una capienza di circa 51.200 persone detenute. Questo dato aggiornato il 31 ottobre 2025dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria (DAP) delinea un tasso di sovraffollamento nazionale che supera il 139%. I garanti nazionali, tra cui il presidente Riccardo Turrini Vita, hanno chiesto al governo interventi immediati, arrivando a invocare misure straordinarie come l’indulto e l’amnistia per alleggerire la pressione sulle strutture penitenziarie.
Il governo, però, è contrario a questi provvedimenti ma è al lavoro su altri interventi possibili. Essi includono misure alternative per i tossicodipendenti o per detenuti con problemi di alcol, riduzioni di pena o risarcimenti economici, interventi strutturali attraverso il recupero di caserme e immobili dismessi, rafforzamento degli organici della Polizia Penitenziaria.
Ma al di là dei numeri e delle misure, resta una domanda essenziale: quale idea vuole incarnare il nostro ordinamento? Irma Conti, componente del collegio del Garante per i detenutie le persone private della libertà ha raccontato le parole di un detenuto che le ha confidato come il suo percorso detentivo sia innanzitutto un tentativo di ricostruire la propria umanità. É una testimonianza che richiama il significato più profondo della funzione rieducativa della pena. Perché nessun percorsodi reinserimento può realizzarsi se la detenzione si traduce in condizioni di vita degradanti.
Ivana d’Amore - Ass. Vol.A.Re.
LA DANZA/6
I passi che hanno cambiato
la storia
di Tiziana Forcina
Il rock 'n' roll e il pop non sarebbero gli stessi senza la rivoluzione visiva impressa che ha rivoluzionato la Danza dei loro due sovrani assoluti: Elvis Presley e Michael Jackson.
Elvis Presley e Michael Jackson non
hanno solo ridefinito i confini della
musica, ma hanno trasformato il corpo
umano in uno strumento di rottura
culturale, lasciando un'impronta indelebile
nella storia della danza attraverso decenni di evoluzione dello spettacolo.
Negli anni '50 Elvis divenne il ‘ponte’ che unì il pubblico nero che ritrovò in lui la propria anima, ed il pubblico bianco che letteralmente impazzì quando lo udì, causando scene di svenimenti, pianti incontrollati ed assalti da parte dei fan. Nel 1956, l'apparizione di Elvis Presley all'assegnazione dello show di Ed Sullivan cambiò la televisione per sempre. Conosciuto come Elvis the Pelvis, il re del rock scosse le fondamenta dell'America puritana dell'epoca attraverso un movimento frenetico delle gambe e un ancheggiamento sensuale del bacino. Ispirato alla libertà espressiva del rhythm and blues e del gospel, il modo di ballare di Elvis divenne il simbolo della ribellione giovanile.
Elvis non ha solo cantato il Rock'n'roll, lo ha incarnato. Le sue movenze sul palco e i celebri movimenti di bacino liberarono l'energia sessuale e la ribellione di una generazione di giovani intrappolata nel puritanesimo degli anni '50.
Era una danza liberatoria, selvaggia e priva di coreografie rigide, capace di dimostrare che la musica pop non andava solo ascoltata, ma vissuta fisicamente.
1983: Michael Jackson sfida la gravità con il Moonwalk.
Se Presley ha liberato il corpo, Michael Jackson lo ha traghettato ‘sulla luna’, nell'era della precisione millimetrica e dello spettacolo totale. Il momento di svolta epocale avviene il 25 marzo 1983, durante lo speciale televisivo Motown 25. Sulle note di Billie Jean, Jackson esegue per la prima volta il Moonwalk: una camminata all'indietro che dà l'illusione ottica di scivolare sul ghiaccio sfidando le leggi della fisica. Jackson ha perfezionato e reso magico, il passo derivato dal backslide dei ballerini di strada e dei mimi, unendolo a una coreografia robotica, alla celebre sosta sulle punte dei piedi ed all'inclinazione antigravitazionale di Smooth Criminal.
Un'eredità immortale
L'impatto di questi due artisti ha ridefinito il ruolo del cantante moderno. Prima di loro, l'interprete restava spesso statico davanti al microfono; dopo di loro, il palcoscenico è diventato uno spazio d'espressione corporea totale. Elvis Presley e Michael Jackson hanno dimostrato che un singolo movimento coreografico può definire un'epoca, influenzando intere generazioni di ballerini e trasformando la danza pop in una vera e propria forma d'arte globale. A