SIMPOSIO
Giuliana Bellorini
Coordinatrice corrispondente
del salotto sede del Simposio
Il Simposio è iniziato
Per festeggiare la riapertura del nuovo anno Carlo Liberatori ha scelto le belle romanze di voci celebri, quelle che per molti di noi hanno rinverdito un’emozione di tempi lontani, quando la sola radio ce ne rendeva testimonianza. Per alcuni dei presenti sono riaffiorati lontani ricordi, quando era consuetudine ascoltare le stesse arie d’opera e canzoni celebri sia in casa che all’aria aperta. Ma nel pomeriggio di apertura del Simposio, domenica 20 settembre, l’intento era di ritrovare la gioia dell’incontro nella musica. Gioia della musica rinnovata il sabato successivo, il 26 con Antonio D’Augello e l’amico Andrea Gianolla per l’evento musicale Chitarra e Clarinetto, nel Concerto* al Museo Manzù di Ardea per le “Giornate Europee del Patrimonio”. Per il Simposio, è questo un appuntamento che si ripete da qualche anno e ci fa molto onore.
Il prossimo calendario del Simposio si sta completando, con interventi di attualità e con ricco materiale sia per la pagina de Il Litorale che per i Quaderni, che si arricchiscono di saggi, poesie, cronache. E non mancano testimonianze importanti di persone che, in vari e inaspettati modi, si impegnano per sostenere chi si trova in situazione di difficoltà e sofferenza.
La condivisione e la generosità sono i principi alla base dei nostri incontri, resi possibili proprio dagli amici che si propongono disinteressatamente per intrattenerci e offrire le loro competenze, coinvolgendoci nelle loro passioni.
Ne emerge una riflessione spontanea: tutto questo è reso possibile grazie alla disponibilità di persone fiduciose che credono nella positività della vita.
Giuliana
*Programma del Concerto: DUO D’AUGELLO-GIANOLLA con musiche del XIX e XX secolo come la Serenata op. 68 per clarinetto e chitarra, di rara esecuzione; i Cinque Preludi del compositore brasiliano Heitor Villa Lobos per chitarra sola; dello stesso autore la Bachiana Brasileira n. 5 in una versione per clarinetto e chitarra; di Igor Stravinskij Tre Pezzi per clarinetto solo e in conclusione Tre brani per clarinetto e chitarra tratti da Histoire du Tango di Astor Piazzolla.
DIETRO
LE SBARRE
Cronache a cura di
Ivana d’Amore
Ass. Vol.A.Re.
Da Voci di ballatoio
la voce di Andrea
Voci di ballatoio il giornale bimestrale realizzato da un gruppo di ospiti della Casa Circondariale di Velletri, ideato dall’associazione La Farfalla e condotto dai formatori Paola Anelli e Nicolò Sorriga, riportiamo lo scritto di un detenuto, che racconta la propria storia e la fragile realtà in cui vive.
«Sono detenuto in carcere dal 27 aprile 2021 per errori che nella vita, anche se strani, possono accadere. Ho 45 anni. Sono nato ad Albano Laziale. Per vari contrasti caratteriali mi sono separato da mia moglie, ma dal mio matrimonio sono nate due stelle. Le mie figlie sono la mia più grande soddisfazione. Anche se riesco a vederle e sentirle poco, sono sempre in contatto con loro. Ora sono due splendide ragazze che vanno insieme a lezione di Judo e hanno partecipato a gare sia in Italia che all’estero, vincendo numerose competizioni. Lo sport che praticano mi tranquillizza perché imparano tecniche di autodifesa, ad oggi importantissima visto quello che sta accadendo oggi nella società. Da quando erano bambine, inoltre, praticano nuoto seguendo le orme del papà che ha conseguito tutti i brevetti e il diploma di bagnino. Questo le ha aiutate anche nello sviluppo fisico.
Ringrazio la redazione del giornale per avermi inserito nel progetto. Penso che sia molto importante dare voce a chi non ne ha avuta e avere la possibilità di far conoscere a chi ci legge le nostre storie. Potrebbero essere da esempio per qualcuno per far sì che non inciampino nelle insidie della vita. Vi ringrazio e ringrazio il mio compagno di cella Cristiano che mi ha dato la spinto a partecipare, ne sono onorato. Vengo da un servizio di piantone (persona di sostegno a un detenuto non autosufficiente n.d.r) che ho svolto per quasi due anni a una persona ottantaduenne con tutto il cuore e che mi ha trasmesso emozioni che è difficile spiegare a parole. Posso però dire che vado fiero e orgoglioso di quella esperienza. Purtroppo zio Pippo così affettuosamente era chiamate la persona che seguivo) è venuto a mancare pochissimo tempo fa; è stata una bella “botta”, l’ho accudito come un bimbo, ma questa è purtroppo la vita. Grazie per avermi letto».
TESTIMONIANZA
DI SOLIDARIETÀ
di Antonella Bontae
Ho scelto di prestare servizio come volontaria per la Fondazione Emergency presso il poliambulatorio di Marghera per un anno: credo infatti che la solidarietà sia davvero efficace solo quando è vissuta in presenza.
Pur non avendo competenze in ambito sanitario, ma una formazione umanistica, letteraria e storica, ho offerto il mio contributo nella gestione delle pratiche burocratiche. È stato così che ho scoperto una realtà sconcertante: in Italia è sufficiente perdere la residenza perché decada il diritto fondamentale alla salute, con la conseguente perdita di validità della tessera sanitaria. Per le persone immigrate, invece, l'accesso alle cure è mediato da codici sanitari temporanei (STP o ENI), distinti a seconda che la provenienza sia extraeuropea o comunitaria.
La prima e più complessa barriera resta tuttavia quella linguistica. Per affrontarla, lo staff del centro viene selezionato privilegiando la conoscenza dell'arabo e dell'inglese. Una volta ottenuta la residenza, il nostro supporto si concretizza nell'aiutare gli utenti ad richiedere il medico di medicina generale e a prenotare tramite CUP analisi, esami e visite specialistiche: passaggi che per chi non padroneggia l'italiano risulterebbero altrimenti insormontabili.
Il cuore di questa mia esperienza si lega indissolubilmente al pensiero di Gino Strada, fondatore di Emergency insieme alla moglie Teresa Sarti, e artefice di ospedali costruiti nelle zone più ferite del pianeta. "I diritti degli uomini devono essere di tutti, proprio di tutti, altrimenti chiamateli privilegi": su questa convinzione ha fondato ogni sua opera, pretendendo che le strutture fossero anche piene di "bellezza", intesa come cura e fonte di dignità e benessere per chi soffre. Oggi, con due drammatici conflitti alle porte dell'Europa e oltre cinquanta guerre dimenticate nel resto del mondo, è più che mai necessario diffondere una cultura di pace in contrapposizione alla logica bellicista dominante. In questo contesto, risuona con forza un'altra celebre frase di Strada: "Io non sono pacifista. Io sono contro la guerra". E lui, purtroppo, gli orrori della guerra li ha conosciuti davvero da vicino.
Sabato 10 ottobre - ore 16.00
Il secolo delle
tre rivoluzioni
di Francesco Bonanni
«Il secolo delle tre Rivoluzioni è il Settecento, conosciuto soprattutto come il “Secolo dei Lumi”. È stata questa un ‘epoca di radicali trasformazioni in vari campi, da quello culturale, a quello politico e sociale, fino a quello scientifico e tecnologico.
In questo secolo si è sviluppato un particolare pensiero filosofico: “l’Illuminismo” che Emanuele Kant definì: «l’uscita dell’uomo dallo stato di minorità che egli deve imputare a se stesso». Questa celebre definizione del grande Filosofo tedesco descrive l’essenza dell’Illuminismo che invita ogni uomo a «fare pubblico uso della ragione in tutti i campi».
L’Illuminismo è la filosofia del Settecento Europeo, che per tale ragione è stato definito il “Secolo del Lumi” in contrapposizione all’epoca dei Numi, e che si caratterizza per l’obiettivo di “illuminare e rischiarare le menti degli Uomini al fine di liberarli da ogni forma di ignoranza e di superstizione.
L’Illuminismo, che ha radici nel Pensiero Empirista inglese e nella Rivoluzione Scientifica del Seicento, si basa soprattutto sulla critica al Principio di Autorità, in tutti i campi, da quello della Scienza a quello della Politica. La fiducia nella capacità della Ragione di risolvere ogni problema dà vita ad un ideale di Progresso e di Riforma che non coinvolge solo il Sapere, ma tutta la Società. Anche se tra l’Illuminismo Inglese e quello francese vi è una profonda differenza. Infatti quello inglese, che ha radici empiriche, pur affidandosi unicamente alla Ragione, però ne coglie la possibilità della sua probabilità di sbagliare, mentre quello francese considera la Ragione pressoché infallibile.
La differenza tra queste due concezioni ha avuto poi notevole importanza nel campo della Politica. Difatti il vero Liberalismo è figlio dell’Illuminismo inglese e non di quello francese che nel corso del tempo ha avuto derive autoritarie. In entrambe le Correnti di Pensiero viene riconosciuto all’Educazione un ruolo fondamentale in quanto considerata un potente strumento di liberazione delle coscienze dalle vecchie Culture, compresa quella religiosa.
L’attenzione per la dimensione educativa e l’idea che la diffusione della Cultura possa esercitare un ruolo fondamentale nel progresso dell’Umanità è dimostrato dal grande rilievo avuto in questo periodo dalle Enciclopedie e dai Dizionari, veicoli di diffusione di un sapere destinato ad un pubblico di vaste dimensioni. La Cultura ha anche avuto delle rilevanti ricadute in Politica. La Monarchia francese ne è stata la prima vittima. Difatti col suo “Assolutismo”, chiuso ad ogni necessario cambiamento, ha precipitato il Paese in una profonda Crisi Economica che poi è necessariamente sfociata in quella politica: La Rivoluzione Francese. Per quanto poi riguarda il Campo della Scienza, l’Illuminismo ha prodotto i sui frutti: La Rivoluzione Industriale. Una Rivoluzione questa nel suo significato etimologico: un profondo cambiamento nella produzione dei beni. Fenomeno che nasce in Inghilterra per varie ragioni, tra cui lo Spirito Pragmatico di quel Popolo che per tanti versi risulta il vero erede della Cultura romana.
DA ULISSE AGLI ALGORITMI:
la filosofia contro la ragione strumentale
di Rino Pastore
In questi giorni mi è capitato tra le mani il pensiero di due filosofi tedeschi dai nomi austeri e dagli occhiali importanti: Max Horkheimer e Theodor Adorno. Pensatori tosti, ma con un’intuizione di fondo che tocca la quotidianità di ciascuno di noi. Il punto centrale delle loro riflessioni è quella che chiamano «ragione strumentale». Ora, detta così sembra una cosa complicatissima, ma in realtà è semplicissima: è la testa che funziona solo come una calcolatrice.
Si preoccupa del «come» fare una cosa nel modo più rapido ed efficiente possibile, ma si dimentica completamente di domandarsi il «perché», o se quella cosa sia giusta, bella o morale. Prendete l'Illuminismo: era nato con le migliori intenzioni, voleva accendere la luce della ragione per scacciare il buio delle superstizioni e liberare l'umanità.
Sennonché - spiegano i nostri due studiosi nella Dialettica dell'Illuminismo - a furia di badare solo all'efficienza tecnica e al controllo, questa luce si è trasformata in un riflettore freddo, quasi un dogma peggiore dei vecchi miti.
Il risultato?
Quella stessa logica di calcolo impeccabile e disumana è finita per mettersi al servizio delle peggiori tragedie del Novecento, dai regimi totalitari fino ai campi di sterminio.
Per una macchina da calcolo, infatti, non fa differenza se stai organizzando la distribuzione del pane o una strage: l'importante è che i conti tornino. Per spiegare questo dramma, Horkheimer e Adorno tirano in ballo Ulisse alle prese con le Sirene. Ve lo ricordate? Per ascoltare quel canto meraviglioso senza farsi ammazzare, si fa legare all'albero della nave, soffocando il proprio desiderio, mentre ai suoi marinai tappa le orecchie con la cera e ordina di remare a testa bassa. Certo, slegarsi significava morire. Ma la genialità crudele di Ulisse è stata inventare il compromesso moderno perfetto: godere della bellezza solo a patto di restare immobilizzati, riducendo l'esistenza a una costante rinuncia pur di portare a casa la pelle e il profitto.
Ecco: Ulisse è il primo manager della storia, che per dominare la natura finisce per reprimere se stesso e trasformare gli altri in semplici strumenti di lavoro.
E non crediate che la faccenda si sia chiusa con il secolo scorso o che riguardi soltanto i libri di filosofia. Oggi questa logica ha colonizzato ogni singolo centimetro delle nostre giornate:
- Nel lavoro, dove non siamo più persone ma «risorse umane» valutate solo in base a metriche, obiettivi di rendimento e algoritmi di efficienza.
- Nella politica, che ha smesso di discutere di ideali, visioni di società o bene comune per ridursi a puro marketing elettorale, sondaggismo compulsivo e gestione tecnica del consenso.
- Nelle relazioni e nel tempo libero, che cerchiamo di ottimizzare a colpi di app, notifiche e impegni cronometrati, trattando persino il riposo come una ricarica funzionale al prossimo turno di produttività.
- Nella cultura, dove musica, cinema e intrattenimento vengono confezionati in serie come scatolette di tonno, pillole rassicuranti pensate per anestetizzarci.
Ci illudiamo di scegliere liberamente, ma finiamo per quantificare e monetizzare qualsiasi cosa, dimenticando il dubbio e l'intelligenza autentica - quella del cuore e del buon senso - a favore di un conformismo comodo e ben organizzato.