Non si ha notizia del Catasto Stradale del Comune di Anzio
Strade difficili
Il Consorzio di Lavinio è un ente inviso a molti dei suoi consorziati; chi ne denuncia l’inutilità, chi denuncia che pratica attività che dovrebbero essere a carico del Comune e quindi i residenti nell’area consortile finanziano due volte; insomma è un ente che per anni associazioni e comitati hanno cercato inutilmente di eliminare. Nasce negli anni sessanta per realizzare le opere di urbanizzazione di lottizzazioni di terreni privati e prosegue ancora oggi nonostante le strade consortili siano state realizzate da oltre mezzo secolo e le linee idrica, elettrica e fognaria siano gestite da enti specifici da molti decenni.
Al Consorzio resta la responsabilità di fare la manutenzione delle strade, nell’assunto che esse, costruite negli anni sessanta, siano rimaste strade vicinali e cioè vie interpoderali che restano di proprietà dei proprietari dei lotti e la cui funzione è quella di permettere ad essi di raggiungere il proprio appezzamento di terreno. Se ne deduce, con una dose di ragionevolezza che, ove le strade consortili, di dimensioni notevoli ed aperte al traffico pubblico, non siano più strade vicinali ma che siano diventate da molti anni strade comunali, il consorzio perda di fatto la funzione sociale. Infatti ogni attività che richieda assenso pubblico per tali strade deve essere autorizzata dal comune come le licenze per modifiche agli immobili i cui oneri di urbanizzazione devono essere versati all’ente pubblico, l’installazione di cartelloni, l’occupazione di suolo pubblico ecc… la Polizia locale può infliggere multe per sosta vietata in area consortile.
In forza del DL del 30n aprile 1992 n 285 il Comune di Anzio ha l’onere di redigere ed annualmente aggiornare il catasto stradale comunale, cosa che fino ad oggi l’Amministrazione, forse per non dare dispiaceri a qualcuno, si è guardata bene dal fare. Ci ha pensato l’Amministrazione Speciale, anche sollecitata da una situazione che non è più sostenibile in assenza di un chiarimento formale, a dare incarico agli Uffici di redigere il Catasto Stradale del Comune di Anzio dando priorità alla definizione del titolo di proprietà delle strade che ricadono nell’area consortile.
Vivo a Lavinio e non sono mai stato avverso all’esistenza di un consorzio che fornisca servizi aggiuntivi e quindi arricchisca il luogo in cui vivo, mi riferisco a servizi di sicurezza, di espansione culturale e sociale, di potenziamento turistico ecc; non credo che vi sia bisogno di un consorzio per mantenere strade pubbliche. Ho attivamente lavorato in questa direzione come rappresentante dei consorziati ed ancor più come segretario della Commissione per la modifica dello Statuto, appunto per ampliare la capacità operativa del Consorzio. Hanno prevalso coloro che preferiscono non cambiare le cose. Le malelingue hanno detto che il Consorzio di Lavinio è stato sempre vicino alle giunte di centro destra ed è per questo che esso ha sempre avuto vita facile. Cosa che non so quanto sia vera perché il Consorzio ha sempre vinto sul piano legale le ragioni della sua esistenza.
Una cosa è certa: durante la passata campagna elettorale rappresentanti dell’allora opposizione hanno ribadito di voler porre fine al Consorzio di Lavinio e che lo avrebbero fatto una volta al potere. Così hanno detto ma poi diventati consiglieri, assessori o, comunque, in possesso di una copia della chiave della stanza dei bottoni, hanno preferito il quieto vivere di chi comanda. Una delusione, per chi come il sottoscritto ha solo vissuto Giunte di centro destra ad Anzio; la ventata di aria nuova promessa dopo la nebbia del commissariamento non c’è stata. Certo che ai rappresentanti del popolo non si chiede di fare carte false ma solo di interpretare il disagio dei cittadini di Lavinio e fare in modo che la legge venga applicata.
Ho avuto occasione di parlarne con uno di quelli per cui la legge è stata ed è uno spauracchio per intimidire gli avversari politici ed ha tergiversato in modo ridicolo. I cittadini di Lavinio li attendono al varco delle nuove elezioni.
Sergio Franchi
Prosegue il disagio per un servizio che non funziona
Un’estate sofferta
Anche quest’anno la stagione estiva si è portata dietro un lungo strascico di polemiche fra i residenti ma anche e forse ancor più fra coloro che ad Anzio vengono ogni anno a passare l’estate nella loro seconda casa. Non è chiaro, anche se dovrebbe esserlo per tutti i cittadini, quale sia stato il succedersi degli eventi. Verso la fine di giugno è circolato “on line” e non risulta che sia stato distribuito ed illustrato ad ogni singolo utente, uno calendario di raccolta del tutto diversificato rispetto a quello in uso e conosciuto da tutti, anche dagli utenti estivi abituali. Uno schema che riduceva i servizi precedentemente prestati e che, come risulta da un’indagine fatta dal sottoscritto era sconosciuto dal 68% degli utenti. Uno schema che l’Assessore definiva “sperimentale”. Appare decisamente ridicolo scegliere quale ombrello utilizzare mentre piove a dirotto. Un flusso turistico, anche superiore a quello dell’anno scorso, ha fatto saltare il sistema e, mentre il Comune di Anzio pubblicava con tono trionfale la “cattura” di uno “zozzone”, alcune strade dei quartieri erano piene di sacchi di rifiuti verdi, di materassi, di frigoriferi e di “monnezza” di ogni tipo. Lo spauracchio delle telecamere che, ricordiamolo, devono sempre essere segnalate, non si è rivelato utile altrove, a questi fini, e si è rivelato inutile ad Anzio dove sembra continuare a costituire l’alibi ricorrente di un’inefficienza diffusa. Se le telecamere permettono di “catturare” un inadempiente su mille non costituiscono mai remora per chi ha intenzione di liberarsi di rifiuti in modo illegale. Siccome gli abitanti di Anzio non sono trogloditi preistorici, la lotta agli “zozzoni” inizia con la loro individuazione, che spesso coincide con l’evasione fiscale, la loro educazione e prosegue con i controlli presso le utenze e, quando occorre, con azioni coercitive. Una falla si elimina alla fonte e non dove avviene l’inondazione. Gli “zozzoni” si vanno a visitare presso le loro abitazioni. Se c’era qualcosa che funzionava bene nel contratto in essere era il calendario di raccolta dei rifiuti ma il Comune di Anzio, invece di far funzionare meglio il contratto in corso, correggendo le carenze gestionali, ha preferito andare a modificarlo in peggio lasciando, peraltro, tali carenze. Il risultato è stato vissuto con forte disagio da molti utenti. Gli elementi del calendario maggiormente criticati sono:
Il prelievo del verde da effettuarsi con l’intervento dell’utente. Non tutti gli utenti hanno la capacità e la voglia di portare sacchi di rifiuti in giro per il quartiere. Molti sono gli abitanti che si possono definire fragili fisicamente. In un contesto costituito da centinaia di ville, villette e giardini, limitare il prelievo del verde presso l’utenza è ritenuto un’anomalia inaccettabile ed una vera e propria sciocchezza operativa a cui il contratto AET esistente aveva posto rimedio.Il limite dei 10 sacchi appare ridicolo e non ha nessuna giustificazione razionale, come appare ridicolo vincolare l’impiego dei giardinieri (il 90% dei casi) al fatto che essi abbiano un’attestazione TARI.
Organico sabato-lunedì-mercoledì è una soluzione che per alcuni appare meno adatta di venerdì-lunedì-mercoledì per la vicinanza del sabato al lunedì. Dall’indagine eseguita però molti cittadini hanno ritenuta questa migliore della precedente per l’uso del pesce il venerdì.
Un solo giorno a settimana per la raccolta della plastica non è ritenuto accettabile da parte di molti cittadini specialmente se si considera l’enorme incremento dello shopping on line e l’aumento degli imballaggi da smaltire.
Altrettanto inaccettabile è considerato il prelievo del vetro ogni 14 giorni.
Il ritorno al calendario precedente resta auspicabile. La visione di come il servizio, nella sua complessità, vada gestito e quali siano gli obiettivi da raggiungere sono stati considerati, per anni, dall’Amministrazione Comunale di Anzio, in modo del tutto minimalista. La raccolta dei rifiuti porta a porta e la riduzione dei rifiuti nei luoghi pubblici sono stati gli obiettivi da raggiungere; il decoro e l’igiene urbana e la funzionalità dei servizi stradali hanno sempre rappresentato obiettivi secondari e quindi mai raggiunti. Le erbacce e la sporcizia generalizzata ai bordi delle strade, hanno sempre rappresentato la normalità accettabile. Il cambio di gestione amministrativa e la modifica dell’assetto gestionale hanno fatto sperare ad un salto di qualità, ad un modo di concepire l’ambiente urbano con l’orgoglio di chi gestisce la patria di Nerone. Dopo quasi due anni di nuova gestione, in piena bolgia estiva, il Comune, senza un motivo comprensibile, si diletta a sperimentare una nuova modalità di raccolta. L’esito dell’esperimento, se di esperimento si è trattato, appare decisamente negativo. Il dissenso sui social è stato unanime, lasciando a poche persone, impegnate politicamente ed al potente ufficio di RP del Comune il compito di decantare le poche individualità positive. Il coinvolgimento dell’utenza, oltre alle normali pratiche del prelievo porta a porta, è inaccettabile e, per alcuni aspetti illegale. Rendere difficile o complicata la raccolta dei rifiuti comporta sempre un forte incremento degli abbandoni in strada, rifiuti di cui le telecamere riescono a trovare i colpevoli in un caso su mille. Riportare il livello di evasione (circa il 45%) a valori accettabili è essenziale, non solo per l’aspetto economico ma anche per quello educativo.
Il sistema della raccolta dei rifiuti ad Anzio funziona male e peggio di come funzionava in precedenza. Chi gestisce il servizio appare lontano dai risultati di efficienza accettabili, se la situazione è quella che si verifica sul campo. Allo/a stesso/a giunga il messaggio che senza un’utenza soddisfatta e coinvolta il suo lavoro è destinato al fallimento. Interventi di entità non trascurabile sono necessari ed urgenti.
Sergio Franchi