Il governo non produce una direttiva ed ognuno va per se
Concessioni in alto mare
Il turismo in questo Paese rappresenta se non l’industria piùstrutturale, certamente la più affidabile e gestibile sul piano commerciale; le bellezze naturali, l’arte e le nostre tradizioni culturali sono beni inalienabili e che non dipendono dai flussi petroliferi dello stretto di Hormuz. Otto mila chilometri di coste offrono una gamma di servizi balneari dai più popolari ai più raffinati e rappresentano certamente il mercato del turismo estivo più gettonato a livello interno. Nonostante la grande popolarità delle vacanze marine il governo italiano non riesce a dare risposte soddisfacenti alle esigenze di chi gestisce la grande attività del turismo sulle spiagge. Dopo la sofferta accettazione dei limiti imposti dalla Comunità Europea, con l’entrata in vigore della direttiva Bolkenstein, che impone l’affidamento delle concessioni per gli stabilimenti attraverso gare d’appalto, l’unica cosa certa sembra essere quella della data fissata per la decadenza delle concessioni esistenti e il limite per indire nuove gare al 31 marzo 2027. Quindi la stagione balneare 2027 dovrà vedere nuovi concessionari o vecchi concessionari che mantengono la concessione. E’ chiaro che l’uniformità delle direttive produrrebbe risultati più equi, omogenei e controllabili ma il governo, dopo inutili tentativi di allungare il brodo con Bruxelles, il tentativo di cambiare la norma sulle concessioni per facilitare un maggiore risarcimento ai concessionari uscenti, ha promesso direttive uniche per uniformare le gare di assegnazione da parte dei comuni. Il nodo irrisolto resta quello del “risarcimento” per i concessionari uscenti molti dei quali hanno letteralmente costruito veri e propri villaggi turistici a servizio delle spiagge e potrebbero trovarsi con un pugno di mosche se non risultassero vincitori della nuova gara. Le linee guida dovevano essere presentate dal governo entro l’11 aprilema al momento in cui andiamo in stampa non c’è ancora traccia del bando-tipo per le gare che assegneranno le concessioni di spiaggia. Come è noto i comuni dispongono di propri Piani di Utilizzazione degli Arenili e di proprie linee guida per fare le gare per l’affidamento delle concessioni, ma una politica unitaria in attuazione di un progetto turistico nazionale dovrebbe produrre indicazioni qualificanti unificate e stabilire un livello alto e controllabile dei servizi forniti. L’elefante non è ancora riuscito a partorire il topolino ed ogni comune si arrangia come può, come crede o, magari, come potrebbe essere utile ad altri. Resta il problema dei risarcimenti, cioè quegli indennizzi per chi perde la concessione. D’altra parte, sia l’UE che i giudici italiani hanno ribadito in più occasioni che prevedere indennizzi per gli operatori uscenti violerebbe le norme sulla concorrenza. Gli unici risarcimenti possibili sarebbero quelli sugli investimenti degli ultimi 5 anni non ancora ammortizzati e questa norma non rappresenta nemmeno per il futuro un incentivo a fare investimenti troppo onerosi. Il settore è in subbuglio e, in alcuni casi si rischia il caos con gare affrettate, gare manovrate e tanta tanta carta bollata. La mancanza di una direttiva nazionale per l’esperimento delle gare aggiunge incertezza a confusione ed ognuno va per se e gli operatori fanno ipotesi sui suoi contenuti. Dalle indiscrezioni, trapela che nel bando-tipo siano previsti il riconoscimento dell’esperienza e della professionalità degli operatori esistenti, la tutela delle micro-imprese e dei giovani imprenditori. Non sono invece previsti indennizzi per chi perderà la concessione, che sa tanto di un altro modo per far passare quello che non può passare e che produrrà altri ricorsi ed altre decisioni del Consiglio di Stato.
Anche il Comune di Anzio ha dato il via all’iter di affidamento in concessione fissando l’asticella della durata del diritto al minimo di cinque anni, mentre molti dei comuni che hanno già fatto le gare si attestano sui 15 e 20 anni. Una domanda a chi ha ritenuto di fissare una durata minima: “se fossi tu il nuovo concessionario di uno degli stabilimenti del nostro litorale impegneresti grossi capitali per elevare il livello dei servizi se ti garantissero una durata della concessione di soli 5 anni?” Eppure il livello degli stabilimenti balneari del litorale di Anzio richiede l’impiego di mezzi economici ingenti perché, tranne tre o quattro casi, gli altri presentano strutture vetuste e servizi mediocri. Si resta in attesa degli eventi e di notizie che possono dare tranquillità alle migliaia di operatori del settore.
Sergio Franchi
Approvate le nuove norme per la gestione delle strutture sportive ad Anzio
Regolamento impianti sportivi
Il consiglio comunale di Anzio ha approvato con 16 voti favorevoli e 7 contrari il nuovo regolamento per la gestione degli impianti sportivi comunali.
“L’approvazione di questo regolamento rappresenta un passaggio fondamentale nel percorso di modernizzazione dell’ente – dice il sindaco, Aurelio Lo Fazio - dotiamo la città di uno strumento chiaro e aggiornato, capace di garantire trasparenza, legalità ed efficienza nella gestione di un patrimonio pubblico rilevante come quello degli impianti sportivi. È una scelta che guarda al futuro, rafforza il ruolo del Comune e sostiene concretamente il tessuto associativo e sportivo locale. Desidero ringraziare i consiglieri comunali e gli assessori per il lavoro sinergico e il contributo qualificato apportato, nonché le commissioni consiliari competenti per l’approfondimento svolto e lo spirito costruttivo dimostrato nel corso dell’iter”.
“Come assessore allo sport - aggiunge Valentina Corrado - esprimo grande soddisfazione per l’approvazione di un regolamento atteso e necessario, che consente finalmente di dotare il Comune di uno strumento organico, moderno e coerente con il quadro normativo vigente e con le concrete esigenze del territorio. Si tratta di un intervento che supera una frammentazione ormai non più sostenibile, introducendo criteri chiari, trasparenti ed equi sia nella gestione degli impianti sia nell’assegnazione degli spazi. Con questo atto rafforziamo il ruolo degli impianti sportivi come patrimonio pubblico strategico - dice ancora l’assessore - migliorandone l’efficienza, la sicurezza e la fruibilità, e garantendo al tempo stesso maggiore valorizzazione delle associazioni sportive locali nel rispetto dei principi di imparzialità e concorrenza. È un passo concreto con cui l’Amministrazione investe sullo sport come leva di inclusione, benessere e crescita sociale, restituendo alla comunità regole certe, moderne e orientate al futuro. Desidero anch’io rivolgere un sincero ringraziamento alle Commissioni consiliari Sport e Patrimonio per il contributo costruttivo e il lavoro svolto, nonché agli uffici comunali per la competenza e la collaborazione dimostrate nella predisposizione del regolamento, che hanno reso possibile il raggiungimento di questo importante risultato”.
“Questo regolamento segna un importante avanzamento anche sotto il profilo della gestione del patrimonio comunale – dice l’assessore alle finanze, Antonino Buscemi - Introduce regole certe, strumenti di controllo più efficaci e modelli gestionali coerenti con la normativa vigente, consentendo una valorizzazione più efficiente e sostenibile degli impianti sportivi. È un lavoro di sistema che migliora la qualità amministrativa e tutela al meglio un bene pubblico fondamentale per la comunità”.
Giovanni Del Giaccio
Staff Sindaco di Anzio
Disabili gravemente penalizzati
Il nuovo Avviso Pubblico della Regione Lazio, promosso dall’Assessore regionale Massimiliano Maselli, per l’erogazione dei buoni servizio destinati alle persone non autosufficienti, finanziato nell’ambito del Fondo Sociale Europeo Plus, presenta gravi criticità che rischiano di comprometterne l’efficacia e di escludere proprio le famiglie che avrebbero maggiore bisogno di sostegno.
La misura prevede un contributo fino a 700 euro mensili per un massimo di 12 mesi, pari a 8.400 euro complessivi. Tuttavia, il meccanismo di erogazione stabilito dal bando introduce un elemento fortemente penalizzante: la rendicontazione delle spese potrà avvenire esclusivamente in un’unica soluzione, tra gennaio e febbraio 2027, per servizi fruiti durante tutto il 2026.
Questo significa che le famiglie dovranno anticipare integralmente i costi dell’assistenza per un intero anno, arrivando a sostenere spese che possono superare i 10.000 euro per ogni persona assistita, prima di poter ricevere il rimborso.
Una condizione che appare in evidente contraddizione con i requisiti economici richiesti dal bando stesso, che fissa un limite ISEE pari a 30.000 euro. È evidente che la maggior parte delle famiglie che rientrano in questa fascia di reddito non dispone della liquidità necessaria per anticipare tali somme.
Il rischio concreto è che la misura, pur formalmente accessibile, diventi di fatto inutilizzabile per la maggior parte dei potenziali beneficiari, determinando un’esclusione sistematica delle famiglie più fragili.
Ulteriore elemento di criticità riguarda il meccanismo di assegnazione e utilizzo delle risorse. Le graduatorie saranno definite prima dell’effettiva erogazione dei servizi, ma il contributo sarà riconosciuto solo a seguito della rendicontazione finale. In caso di mancata rendicontazione nei tempi previsti, il beneficio decade.
Non è però chiarito cosa accadrà alle risorse non utilizzate da parte dei beneficiari che, pur risultati idonei, non riusciranno ad anticipare le spese e quindi non rendiconteranno.
Allo stesso tempo, le famiglie escluse dalla graduatoria non attiveranno i servizi, generando un possibile blocco nell’utilizzo dei fondi disponibili.
Questa impostazione rischia di produrre un duplice effetto negativo: da un lato, limitare l’accesso reale alla misura; dall’altro, determinare un utilizzo inefficiente delle risorse pubbliche stanziate, pari a 25 milioni di euro.
Queste novità producono un effetto gravissimo: risorse pubbliche già stanziate rischiano di non essere spese. Se le famiglie non riescono ad anticipare le spese, i contributi non vengono rendicontati e quindi non vengono erogati. In altre parole, la Regione risparmia proprio dove dovrebbe intervenire, scaricando il costo sulle famiglie e lasciando senza sostegno le persone con disabilità.
Di fronte a queste criticità è necessario un intervento immediato della Regione Lazio: il bando va modificato radicalmente prima che si possano iniziare a inviare le domande, introducendo rendicontazioni mensili, come accadeva negli scorsi anni, perché così com’è è inaccessibile e ingiusto.
Le politiche per la non autosufficienza devono essere costruite partendo dai bisogni concreti delle persone e delle famiglie, non da modelli cervellotici che, nei fatti, ne impediscono l’utilizzo.
A rendere il quadro ancora più grave è il fatto che il bando è arrivato con un enorme ritardo rispetto alle tempistiche previste. Un ritardo che avrebbe richiesto misure di semplificazione e sostegno, ma che invece, con le modalità scelte, finisce per peggiorare la situazione rispetto agli anni precedenti.
Una misura pensata per aiutare i più fragili non può trasformarsi in un meccanismo che li esclude e li lascia soli.
Roberto Alicandri