SIMPOSIO
Giuliana Bellorini
Coordinatrice corrispondente
del salotto sede del Simposio
“SORRIDO… dunque sono
(Vedi Il Litorale N° 2 Gennaio 2026)
Sorridere come accettazione serena di quanto dobbiamo affrontare quotidianamente.
Nel 2026 si ricorda Francesco d’Assisi a 800 anni dalla sua morte. Senza con-fondere un alto esempio di spirituale umanità, la sua traccia può suggerirci come affrontare pensieri, dubbi, ansie per il futuro dei nostri figli. Pensieri che dovranno essere esempi di letizia come nel messaggio del Vangelo che Francesco voleva diffondere. E noi cerchiamo di farlo almeno con chi ci sta accanto: i figli, i nipoti, gli amici e gli affetti più cari. Su questa riflessione stiamo ricevendo i vostri pensieri, considerazioni, poesie o approfondimenti per raccoglierli in ITALIA POESIA CHIAMA, il quaderno che abbraccerà tutti voi in un unico coro.
Giuliana
ELOGIO ALL’APPLAUSO
di Rino Pastore
Vi è mai capitato, al termine di un concerto o dopo l’ultimo verso di una poesia, di voler restare immobili, quasi sospesi, per non scacciare l’incanto? E vi è mai successo che, proprio in quell’istante sacro, un applauso fragoroso esplodesse all’improvviso, spezzando l’incantesimo?
Questa fretta di riempire il vuoto è diventata un’abitudine collettiva. Un riflesso automatico che, pur nascendo da un entusiasmo sincero, finisce per troncare l’opera proprio nel suo compimento, privandoci di quel respiro finale che dà senso a tutto ciò che abbiamo appena accolto.
Perché abbiamo tanta fretta di applaudire? Forse perché quando la bellezza ci tocca profondamente, ci sentiamo quasi indifesi. L’applauso, allora, diventa una reazione istintiva: battiamo le mani per "spezzare l'incanto" e tornare subito a una realtà più tranquilla e sicura. Facciamo rumore perché quel silenzio finale è troppo profondo e ci mette quasi a disagio; il chiasso delle mani è lo scudo che usiamo per coprire quel senso di vertigine e di forte commozione che l’opera ha acceso dentro di noi.
Questa fretta, però, ci impedisce di vivere l’opera nella sua interezza. Nella cultura orientale esiste il concetto di Ma, lo spazio vuoto dove il senso accade. Anche la musica è fatta soprattutto dallo spazio tra le note; lo stesso vale per la parola poetica, dove la forza di un verso risiede anche nel “bianco” che lo avvolge sulla pagina. Quel vuoto non è spazio perso: è il vero polmone del testo, ciò che gli permette di espandersi dentro di noi. Rompere quella quiete è come calpestare un manto di neve fresca: l’incanto si spezza proprio quando il significato stava per posarsi nel profondo dell’anima.
Se questo è vero, allora la parte più profonda di un’esecuzione è quella che risuona nel silenzio subito dopo l’ultima nota. Interrompere quel momento significa aver consumato il suono senza averne accolto l’eco. Senza questa breve sospensione, l’esperienza resta un semplice stimolo che non lascia traccia.
Il silenzio postumo è invece lo spazio della sedimentazione. È in quei pochi secondi di quiete che l’emozione "si posa" e si trasforma in memoria duratura. Applaudire troppo presto è come chiudere un libro prima ancora di averne respirato l'ultima riga: è un peccato di gola spirituale, inghiottiamo l'arte senza lasciarle il tempo di nutrirci. Trattenere le mani per qualche istante non è freddezza, ma la forma più profonda di gratitudine. È un modo per dire all’artista: “Quello che hai fatto mi ha toccato così profondamente che non voglio ancora svegliarmi”.
In un mondo che non sopporta le pause, riappropriarsi del silenzio dopo la bellezza è un atto rivoluzionario. La prossima volta che qualcosa vi tocca il cuore, fate un esperimento: non applaudite subito. Contate fino a dieci. Lasciate che l’ultima nota svanisca lentamente e che l’incanto duri un respiro in più. Permettete al silenzio di finire di parlare. Solo allora, con le mani e con il cuore, dite il vostro "grazie".
OSSERVATORIO LINGUISTICO
Rubrica aperta ai contributi
di tutti gli interessati
LA LINGUA ITALIANA
Patrimonio da salvaguardare
di Francesco Bonanni
Purtroppo il dibattito sui problemi della Società è spesso inquinato da un atteggiamento che può essere riassunto nella “malefica triade” (Ignoranza Storica, Stupidità Ideologica e Faziosità Partigiana, cioè “di parte”).
Perfino la Lingua Italiana in quanto espressione della storia della Cultura della Società Civile è vittima di tale atteggiamento quando ci si dimentica che la Lingua Italiana è la lingua, “del bel paese là dove 'l sì suona” come la definì Dante nel De vulgari eloquentia. Una lingua raffinata, dolce e armoniosa originata dalla poesia dei poeti siciliani e toscani. Le sue regole sono completamente svincolate da qualsiasi condizionamento politico o processo sociale e la stessa evoluzione nel tempo seguirà più canoni estetici e culturali che ideologici.
Problema al femminile
Il lungo percorso del processo evolutivo della posizione sociale della Donna nella nostra Società è stato sempre condizionato da situazioni storiche ben precise. La sua marginalizzazione era legata a peculiari situazioni contingenti dei diversi contesti storici. In Epoche dominate dalla energia fisica necessaria per la Convivenza Civile, la Condizione Femminile necessariamente veniva penalizzata, soprattutto nelle Società più progredite dove era la forza fisica il requisito per l’accesso a molte professioni.
Il Patriarcato garantiva la protezione della donna e la stessa tutela della Famiglia nonché la stabilità della Società, nell’ambito strettamente familiare, però, molto spesso vigeva una sorta di vero e proprio Matriarcato.
Evoluzione e Rivoluzione
Solo grazie all’Evoluzione Tecnologica numerose professioni, non basandosi più sulla forza fisica, ma unicamente sulle capacità intellettive hanno liberato la Donna dalla sua atavica condizione di emarginazione nel settore produttivo oltre che sociale. In questa vera e propria Rivoluzione è stato possibile il suo riscatto in tutti i suoi aspetti, come quello che la danneggiava secondo il concetto di “Verginità”, riferito come valore morale preteso esclusivamente per il Genere Femminile. Le stesse norme contenute nel vecchio Codice di Famiglia, in vigore in Italia fino al 1975, rispecchiavano in modo marcato le disparità tra i due generi. Finalmente, oggigiorno, la Donna può esprimere tutte le sue potenzialità in campo lavorativo sia in famiglia che nel sociale. Tutto ciò non ha nulla a che vedere con le questioni lessicali. Voler arbitrariamente introdurre nella nostra bella Lingua pregiudizi Sociali o di Genere, non solo non ha alcun senso, ma addirittura rispecchia una certa ignoranza linguistica. La Lingua Italiana, a differenza di quella Latina, non avendo il neutro è il genere maschile che lo sostituisce. Inoltre le varie attività professionali sono di genere maschile indipendentemente da chi le esercita e volerle pronunciare al femminile è contro ogni regola grammaticale ed inoltre rimarrebbero esclusi da tale criterio i “Transgenici”.
Ma le gratuite accuse di Sessismo nei confronti della nostra Lingua non interessano la stragrande maggioranza delle Donne che sempre più si stanno affermando in tutte le professioni con gran successo contribuendo in misura notevole alla crescita del nostro Paese.
YOUNG SOPHIA
Il pensiero dei giovani
IL MONDO DIETRO LE SBARRE
Le voci non interpellate
Voi, a cui la Libertà è stata negata
e che ora non è più un diritto.
Il carcere non è stato solo un castigo ma un percorso
che ha portato alla fine ad un pentimento,
a una futura redenzione e al vostro rientro in società,
dopo un bagno di umiltà e lavati dal peccato
di cui si è stati accusati.
La realtà che vi aspetta fuori può far paura
usciti forse verrete isolati ed emarginati dagli altri
sta a noi ragazzi far cambiare questa realtà,
magari riuscendovi ad accogliere e
a comprendere nel vostro nuovo io.
Paride Sciarrotta
3° Liceo Scienze umane S. L. Filippini - Nettuno
LE MERIDIANE MONUMENTALI
DELL’INDIA ‘700
con Domenico D’Amato
Domenica 19 aprile 2026 ore 16.30
Parte I:
LA STORIA
Questo incontro esplora l'India del 1700, un'epoca di transizione dopo il declino Moghul, che permise l'ascesa scientifica di figure locali.
Il protagonista è Sawai Jai Singh II (1700-1743), Raja di Amber e profondo amante dell'astronomia. Egli promosse la costruzione di cinque osservatori monumentali (Jantar Mantar), dotati di strumenti in muratura di dimensioni colossali. Sebbene conoscesse il telescopio, Jai Singh preferì l'affidabilità geometrica di queste costruzioni fisse per le sue ricerche.
Le diverse tipologie di strumenti furono progettate per un duplice scopo: perfezionare l'astronomia e fornire dati esatti per l'astrologia.
Domenica 26 aprile 2026 ore 16.30
Parte II:
IIYANTA MANTAR E DINTORNI
Il secondo incontro si concentra sui cinque osservatori Jantar Mantar costruiti da Sawai Jai Singh II, illustrandone i maggiori strumenti in muratura ideati e realizzati in questi siti (Delhi, Jaipur, Ujjain, Varanasi e Mathura).
Spiegherò l'utilità astronomica di ciascun strumento, come lo Samrat Yantra, usato per misurare con precisione il tempo e l'altezza del sole.
Analizzerò anche l'Unnatansh Yantra e il Jai Prakash Yantra, cruciali per la determinazione delle coordinate celesti.
Non tralascerò l'aspetto complementare: gli strumenti specificamente ideati per l'astrologia, necessari per il calcolo di oroscopi e calendari, dimostrando l'interconnessione tra scienza e pratica divinatoria nel XVIII secolo indiano.
Incontro in Via Venezia, 19 Lido di Cincinnato -ANZIO