La magistratura contabile ha inviato delle raccomandazioni alle Commissarie per le criticità riscontrate nei bilanci approvati
Aprilia sotto la lente della Corte dei Conti
Il Comune di Aprilia finisce sotto la lente della Corte dei Conti, per il bilancio approvati tra il 2021 e il 2024, controllo che si conclude con la raccomandazione alle commissarie che attualmente amministrano l’ente, di mantenere alta l’attenzione su criticità storicamente rilevate: voci passive nei bilancio, elevata evasione fiscale e rapporti di natura economica con le società partecipate. Nel documento di 33 pagine, la sezione regionale di controllo, composta dai magistrati Stefano Siragusa, Pasquale Angelosanto e Matteo Santucci, ripercorre attraverso i bilanci la storia del Comune di Aprilia degli ultimi 5 anni, soffermandosi su numeri e aspetti da tenere maggiormente sotto osservazione. La premessa che ha scaturito il controllo delle relazioni- questionario sui rendiconti relativi agli esercizi 2021-2024 del Comune di Aprilia, lo scioglimento per infiltrazioni mafiose con il decreto del Presidente della Repubblica del 31 Luglio scorso.
“All’esito delle verifiche condotte - specificano i magistrati - è stato necessario l’avvio di approfondimenti istruttori, utili ad acquisire chiarimenti e integrazioni su specifici profili.
In argomento, giova ricordare che la Corte dei conti, nell’esaminare i bilanci preventivi ovvero i rendiconti degli enti locali, è chiamata a verificare gli equilibri di bilancio, i vincoli in materia di indebitamento e la relativa sostenibilità, nonché la presenza di irregolarità potenzialmente idonee a determinare squilibri economico-finanziari. Nell’esercizio di tale controllo, la competente Sezione, qualora rilevi gravi irregolarità, adotta, ai sensi dell’articolo 148-bis del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267, pronunce di accertamento che pongono l’obbligo per l’ente di adottare idonei provvedimenti diretti a ricondurre la gestione nell’alveo della legittimità/regolarità. In assenza di tali interventi correttivi e ove venga verificato il perdurare del pregiudizio per gli equilibri di bilancio, la Sezione può disporre il blocco della spesa dell’ente inadempiente, ovvero avviare, ai sensi dell’articolo 6, comma 2, del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 149, la c.d. procedura di dissesto guidato. Di contro, ove le irregolarità riscontrate non siano tali da rendere necessario il ricorso a questi strumenti, il controllo appare funzionale a segnalare problematiche contabili, soprattutto se accompagnate da profili di irregolarità o da difficoltà gestionali, al fine di garantire la sana gestione e di prevenire la compromissione prospettica degli equilibri di bilancio. Ciò premesso, si riportano di seguito gli esiti dei controlli effettuati, rappresentando, per dovuta completezza, che quanto di seguito riportato non esaurisce i profili di eventuali irregolarità che possono essere presenti né comporta una valutazione positiva su aspetti non espressamente considerati”.
Numeri alla mano, secondo i magistrati, negli ultimi due esercizi finanziari si sono registrati risultati di competenza (W1), positivi per euro 11.041.514,18 (2023) ed euro 14.911.444,71 (2024), con saldi di parte corrente rispettivamente di euro 10.181.753,60 e di euro 14.239.076,23 e saldi di parte capitale (Z1) di euro 859.760,58 e di euro 672.368,48. Gli equilibri di bilancio (W2) risultano anch’essi entrambi positivi, mentre gli equilibri complessivi, che garantiscono il pareggio tra entrate e uscite e la copertura delle passività, risultano negativi.
I risultati di amministrazione
La relazione prosegue poi con l’analisi e l’evoluzione dei bilanci dell’ente nel periodo di riferimento dell’operazione Assedio, che riguarda fatti avvenuti tra il 2018 e il 2021.
“Prima di illustrare l’evoluzione diacronica del risultato di amministrazione, che copre le ultime due consiliature - specificano I magistrati - è opportuno riferire quanto si rinviene nell’allegato al decreto del Presidente della Repubblica del 23 aprile 2025, sopra richiamato, ove – nella parte di specifico interesse – è riportato che “Il prefetto di Latina ha, innanzitutto, posto in risalto come l’attuale amministrazione comunale sia in assoluta continuità politico-amministrativa con la precedente consiliatura (2018-2023), particolarmente riguardo alle figure di vertice della compagine, atteso che il sindaco aveva ricoperto il ruolo di vicesindaco e assessore nella precedente giunta. In ragione della sopra citata continuità, l’azione ispettiva si è focalizzata anche su fatti e comportamenti riconducibili alla precedente consiliatura, da ritenersi idonei ad assumere rilievo e valenza sintomatica anche dell’attuale situazione politica e amministrativa dell’ente”.
“Inoltre - prosegue la Corte dei Conti - sebbene il ciclo di bilancio oggetto dell’attività istruttoria sia quello 2021-2024, al fine di meglio comprendere il percorso del risultato di amministrazione si è ritenuto opportuno analizzare i dati a partire dall’esercizio 2019, nel quale l’Ente registra un maggior disavanzo di amministrazione”.
Nel 2019 infatti, le voci passive del bilancio comunale passano da -21.946.390,41 (2018) a euro -48.673.147,83, ma le ragioni erano quasi interamente riconducibili al passaggio al metodo ordinario per il calcolo del Fondo crediti di dubbia esigibilità e alla ricostituzione del Fondo Anticipazione di liquidità, crediti che il Comune avrebbe dovuto impegnarsi a rimborsare con rate di oltre 1 milione 711 mila euro l’anno. Con il DL 73/2021, il Comune ha potuto beneficiare di un contributo di 4 milioni 556 mila 434 euro per la riduzione del disavanzo, sceso nel 2021 a 6.601.502,94 e il miglioramento del risultato di amministrazione conseguito a rendiconto 2021, pari a euro 6.606.273,17, era tale da coprire la quota prevista. Nel frattempo, l’accantonamento a titolo di FCDE, nel quadriennio 2021-2024 – coerentemente con l’andamento dei residui attivi afferenti alle entrate proprie e, in particolare, con quelli del Titolo 1, subisce un costante incremento, passando dai 43 milioni di euro del 2021 a 75 milioni di euro del 2024.
“Si osserva che l’accantonamento operato è quasi integralmente riconducibile alle poste “ICI-IMU” e alla “TARI”, ordinaria e recupero, che complessivamente comprendono circa il 97% dell’accantonamento operato sul Titolo 1, mentre per il Titolo 3, invece, la quasi totalità dell’importo accantonato (euro 12.856.250,17 su 12.910.446,75 totali) deriva dai crediti connessi al “Ristoro ambientale per conferimento rifiuti (Rida Ambiente).
Proprio in relazione a tale credito, l’Ente ha chiarito che il rilevante incremento, anno su anno (ben superiore a euro 1.000.000,00), del residuo attivo e la connessa svalutazione del 100 per cento, deriva dalla pendenza di un contenzioso, nel cui ambito “le parti hanno avviato delle trattative per comporre stragiudizialmente i loro reciproci interessi, mettendo così fine alle numerose controversie pendenti”.
Nel mese di febbraio 2025, è stato 10 sottoscritto l’accordo in virtù del quale la società debitrice ha ripreso a versare l’importo ordinario e ha rateizzato il pregresso, con consequenziale riduzione del credito dell’Ente che, al 31 dicembre 2025, risultava pari a 3.406.250,17, con pari effetti sul FCDE che verrà accantonato nel rendiconto di prossima approvazione.
Con riferimento alle poste escluse dalla svalutazione, sulla base delle motivazioni addotte dall’Ente, sussistono alcune perplessità circa la legittimità della scelta operata. Preliminarmente - specifica la Corte dei Conti - si osserva che per due delle poste escluse lo stesso Ente ha riconosciuto che ciò è avvenuto erroneamente. Nello specifico, si tratta:
- della TASI (euro 211.000 circa, risalenti al 2015);
- degli introiti da rivendita materiali e indumenti usati (euro 29.000 circa risalenti al
2019 e 2020), posta da cancellare.
Gli altri residui attivi non svalutati risultano essere i seguenti:
- proventi da energia fotovoltaica (euro 53.000 circa, esercizi 2017 e 2018), con motivazione “Trattasi di residui relativi a partite crediti/debiti da “compensare”;
- compartecipazione utenti “Casa dei Lillà” (euro 30.000 circa, esercizi 2022 e 2018), con motivazione “Trattasi di residuo per il quale sono in corso le procedure di recupero”;
- canone unico patrimoniale (euro 430.000 circa, esercizi 2022, 2023 e 2024), con motivazione “Trattasi di residuo di recente formazione relativo prevalentemente ad una singola annualità (2023) inerente un prelievo recente in relazione al quale negli anni precedenti le riscossioni sono state superiori agli accertamenti di competenza”;
- proventi da canone concessorio impianti idrici (euro 113.000 circa, esercizio 2016), con motivazione “Trattasi di residuo attivo legato alla cessione delle infrastrutture idrico fognarie alla Società partecipata, la quale si è fatta carico del canone di concessione. Non si ritiene sussistano rischi di inesigibilità”;
- canoni concessione aree telefonia mobile (euro 29.000 circa, esercizi 2019 e 2020), con motivazione “Trattasi di residuo attivo relativo a contratti di concessione/locazione generalmente garantiti da polizze”;
- crediti da sentenze Corte dei conti (euro 30.000, da esercizi 2012 e 2013), con motivazione “Trattasi di crediti per i quali sono in corso piani di rateizzazione ed il cui ammontare è in progressiva riduzione”.
Sulla base degli elementi forniti dall’Ente - ossia della descrizione della posta e della motivazione afferente alla mancata svalutazione - nonché degli ulteriori dati che la Sezione ha acquisito dall’elenco dei residui conservati a rendiconto 2024 (l’importo approssimativo e l’anno di formazione del credito), per i residui sopra elencati non può ritenersi che l’esclusione dalla svalutazione sia conforme ai vigenti principi contabili, a eccezione di quelli relativi ai “Canoni concessione aree telefonia mobile”, laddove la presenza di una polizza fidejussoria renderebbe la mancata svalutazione coerente con la normativa vigente.
Il Collegio richiama l’Amministrazione a garantire la puntuale applicazione della normativa di riferimento, con particolare riguardo all’esclusione dalla svalutazione di determinate categorie di crediti, evidenziando che l’individuazione dei crediti di dubbia e difficile esazione non può essere rimessa alla libera discrezionalità dell’ente, ma va effettuata nello scrupoloso rispetto di quanto previsto dal principio contabile applicato (3.3 dell’All. 4/2 al d.lgs. n. 118/2011) e deve essere puntualmente motivata. Ciò posto, la Sezione rileva la sottostima dell’accantonamento in parola che, sulla base degli atti al momento disponibili, al 31 dicembre 2024 nel caso in cui i valori di accantonamento sui crediti impropriamente esclusi fossero pari al cento per cento, sarebbe quantificabile in euro 930.000 circa. Con riserva di verifica nel corso dei controlli sui prossimi cicli di bilancio, si raccomanda all’Ente il rispetto dei vigenti principi contabili afferenti alla corretta quantificazione del FCDE”.