Una rete di solidarietà e cuore si è stretta attorno a Ilyas
Solidarietà e vicinanza
Solidarietà e vicinanza per il piccolo Ilyas: l'Associazione Culturale Falascana, la clown terapeuta Sorriset e il gruppo social "Tatafamily" in campo per sostenere una giovane famiglia.
Una rete di solidarietà e cuore si è stretta attorno a Ilyas, un piccolissimo bimbo originario di Lecce e attualmente ricoverato in condizioni critiche e delicate presso un noto ospedale di Roma. Di fronte a una situazione di profonda fragilità e totale assenza di una rete familiare o di supporto logistico sul territorio, il mondo del volontariato e della comunità web ha deciso di mobilitarsi con tempestività.
A scendere in campo in prima linea sono l'Ass. Cult. Falascana -tra le cui file opera la clown terapeuta Sorriset, al secolo Fabiana Folco - e il bellissimo gruppo di amici chiamato "Tatafamily" su TikTok, uniti per offrire un aiuto concreto e un'assistenza totale ai giovanissimi genitori del piccolo.
L'attivazione di questa catena di solidarietà nasce in risposta a un appello giunto direttamente da don Gianni Mattia, cappellano dell'ospedale "Vito Fazzi" di Lecce.
L'Ass. Cult. Falascana ha accolto la famiglia leccese fin dal primo momento del loro arrivo a Roma, domenica 20 agosto, andandoli a prendere alla stazione Tiburtina e dando vita a una vera e propria staffetta di volontari per garantire una presenza costante, fisica e morale, senza lasciarli mai soli.
I volontari si stanno prendendo cura di ogni necessità della famiglia: dagli spostamenti ai viveri, dal supporto psicologico all'organizzazione logistica legata alla degenza, accompagnandoli per mano persino durante i delicati colloqui e incontri con i medici. I genitori, segnati dalla drammatica situazione che stanno vivendo lontani da casa e privi di qualsiasi punto di riferimento parentale, trovano in questo abbraccio collettivo un sostegno fondamentale per affrontare la malattia del figlio.
I promotori dell'iniziativa rivolgono un appello accorato alla sensibilità dei cittadini e delle attività commerciali del territorio: un invito a fare rete che ha già trovato una splendida risposta in alcuni negozianti di zona, i quali si sono prontamente attivati per offrire il proprio contributo.
L'auspicio è che questo circolo virtuoso possa allargarsi ulteriormente.
Per chiunque desideri contribuire o ricevere indicazioni sulle modalità di supporto, è possibile contattare direttamente l'Ass. Cult. Falascana attraverso i propri canali ufficiali o seguire gli aggiornamenti condivisi dal gruppo "Tatafamily" su TikTok e da Sorriset.
Fabiana Folco
In media 8-9mila euro spese per famiglie. Regione le sostenga
Regione sblocchi bonus efamily
“Su un servizio fondamentale come il sostegno all’assistenza caregiver per le persone non autosufficienti non sono ammissibili ritardi o assenze da parte delle Istituzioni, che per prime dovrebbero essere vicine alle famiglie delle persone con fragilità. Per questo ho presentato alla Giunta Rocca per chiedere: tempi certi per i pagamenti per i buoni efamily per le i caregiver, un intervento straordinario per sbloccare l’arretrato e risposte chiare a chi chiede aiuto”. Così la consigliera regionale Pd del Lazio, Eleonora Mattia.
“Chi sostiene ogni giorno i costi della non autosufficienza non può vivere anche nell'incertezza. Nessuno deve essere mai più abbandonato a tal punto da non vedere altra via d'uscita.
Oggi ci sono famiglie che hanno dovuto anticipare di tasca propria tra gli 8 e i 9mila euro per garantire l'assistenza ai propri cari non autosufficienti e che stanno ancora aspettando la liquidazione dei Buoni efamily 2026. Una misura, nata con il precedente governo regionale per tendere la mano ai più fragili, non può trasformarsi in un ennesimo macigno economico e psicologico a causa della burocrazia”, conclude Mattia.
Ufficio Stampa
Gesù smascheratore
«In Gesù liberato da morte ci si è manifestato il Dio che nessuno ha mai visto. Mi permetto sottolineare questa forte espressione della Scrittura: ‘Nessuno ha mai visto Dio’. Egli rimane uno sconosciuto. È forse perché noi abbiamo banalizzato l’insondabile mistero di Dio che ci troviamo in tanti pasticci. Abbiamo parlato di Dio in maniera così presuntuosa, così razionalistica, abbiamo fatto di Dio una chiave di giustificazione del mondo, e quando il mondo non è giustificabile – lo vediamo bene – Dio non serve più.
Ci siamo serviti di Dio per proteggere gerarchie stabilite, ordini sociali infami, autorità arbitrarie e alla fine gli uomini si sono ribellati contro Dio e noi li abbiamo accusati di ateismo, ma in realtà essi hanno buttato via il nostro Dio, che non è l’insondabile Dio di cui si parla se non con spirito di fede e di umiltà.
Il Dio di cui parla Gesù Cristo non è il Dio dei filosofi, il Dio del sistema, il Dio dei superiori che se ne servono per tenere buoni gli inferiori: è il Dio di Gesù di Nazareth; cioè è il Dio che si è rivelato proprio sovvertendo tutti gli ordini costituiti, e smascherandoli… Il Dio di quest’Uomo condannato è il Dio che esige da noi, più che uno sforzo conoscitivo, una partecipazione vitale». Questa citazione di Ernesto Balducci (Il mandorlo e il fuoco, 1979) consente di notare un fatto a dir poco sorprendente nel Vangelo. Ogni volta che la folla circonda Gesù per elevarlo e esaltarlo, egli si allontana, se ne va a pregare da solo. Questa fu ad esempio la sua reazione dinanzi alle folle che egli aveva sfamato con pochi pani e pochi pesci, e che vuole acclamarlo re: Gesù lascia tutti e se ne va a pregare da solo sul monte.
Come mai si comporta in modo così distaccato? Perché non accoglie l’acclamazione regale e non risponde con benevola gratitudine all’esaltazione che il popolo gli vuole tributare? Le ragioni del suo comportamento, apparentemente strano, non sono difficili da comprendere. Gesù Cristo non è un capo-popolo né un capo politico né “l’uomo della provvidenza” che pretende di risolvere i problemi economici della gente con un colpo di scena. Egli è l’inviato del Padre che viene a parlare con il ladro, con il fornicatore, con il superbo, con il presuntuoso, con l’arrogante, con l’adultero, con il disperato, con l’egoista, con il truffatore, con il ribelle, col maldicente… per cercare di cambiare il loro modo di pensare, per cercare di consentire a ciascuno di loro (cioè a ciascuno di noi) di ritrovare la via della riconciliazione col Padre.
È dunque ben difficile capire come mai ancor oggi si possa attendere un “messia”, condottiero in armi, che torni per stabilire la capitale del suo “regno” a Washington o a Gerusalemme o a Ginevra. Il Dio di cui parla Gesù Cristo non è il Dio dei filosofi. Il suo popolo non è la chiesa dei teologi, non è la chiesa del sistema, non è la chiesa dei superiori che se ne servono per tenere buoni gli inferiori. Qui si tratta, invece, del Dio di Gesù di Nazareth e della Comunità di discepoli che appartiene solo a lui. Mediante Cristo, Dio si è rivelato sovvertendo tutti gli ordini costituiti, e li ha smascherati: strutture e organizzazioni “religiose” sono state costituite nei secoli; si agisce “nel nome di Cristo” utilizzando strumenti finanziari potenti attraverso istituzioni, fondazioni, superstrutture nazionali e mondiali che nulla hanno a che fare con l’umile ma meravigliosa realtà della sua Comunità, fosse pur costituita da “due o tre” credenti “radunati nel suo nome”. La Comunità o chiesa locale è l’unica struttura autorizzata da Cristo e dagli apostoli nel Nuovo Testamento. Questo occorre fare anche oggi.
Gesù rigetta i criteri di questo mondo. Sceglie la via dell’abbassamento e della sofferenza, la via del servizio umile – questa è la Via da seguire ancor oggi per attuare la «partecipazione vitale» al Cristo. Avviciniamoci con umiltà e con cura al Vangelo di Cristo per imparare a camminare per fede fiduciosa guardando all’esempio Suo, non alle folli proposte degli uomini (chiesa d Cristo Gesù, Pomezia – cnt2000@alice.it).