CITTA’ INSIEME
Il ponte non c'è più. Spettacolare demolizione del cavalcavia di Nettuno
La struttura era chiusa da anni al transito perché mostrava vistosi segni di decadimento: cemento sbocconcellato in più punti, ferri affioranti e rugginosi, pilastri lesionati, insomma un pericolo. Nel giro delle tre settimane a cavallo fra settembre e ottobre 2026 una serie di azioni coordinate ha liberato la visuale di uno dei tratti più frequentati della città.
L'intervento ha presentato particolarità tecniche su cui è interessante soffermarsi.
Innanzitutto il lavoro è stato diviso in tre fasi distinte, due dedicate all'abbattimento delle due scalinate terminali, una terza fase riservata a rimuovere il tratto centrale.
Mentre per le scale è stata utilizzata una grossa PINZA DEMOLITRICE che ha masticato via via pezzi di calcestruzzo e tondini di ferro fino a farne un cumulo pronto per essere smaltito dai camion, per rimuovere la campata centrale è stata montata una GIGANTESCA GRU che ha letteralmente sollevato dai pilastri il blocco di cemento armato lungo circa 30 metri che vi era appoggiato, posandolo poi delicatamente a terra dove verrà poi definitivamente distrutto.
Tale diversificata modalità di gestione delle operazioni risponde a due diversi livelli di sicurezza. Per le scale è stato sufficiente proteggere i luoghi vicini dagli eventuali detriti che potessero saltare nel corso del lavoro della pinza. A questo ha provveduto quello stranissimo enorme pannello tenuto sospeso da una gru accanto all'area di lavoro e sul quale le schegge di calcestruzzo si smorzavano invece di schizzare fuori del cantiere.
Invece alla lunga campata centrale, estremamente vicina ai cavi della linea elettrica dei treni, si poteva metter mano solo dopo aver tolto la corrente a quei cavi, non a caso la scelta di operare nel weekend teneva conto della necessità di ridurre al massimo il disagio per i pendolari.
A causa della struttura dell'impianto che alimenta le linea ferroviaria si sono dovute "spegnere" le prime tre stazioni della Nettuno-Roma. Questa è la ragione per cui nel weekend 9-11 ottobre i treni sono stati fatti partire dalla quarta stazione (Marechiaro) anziché dall'abituale capolinea di Nettuno.
C'è da dire che l'accurata pianificazione delle varie fasi ha dovuto fare i conti con la "variabile meteo": condizioni del tempo estremamente avverse proprio per il mattino del venerdì del weekend programmato, hanno imposto di anticipare l'intervento di alcune ore: all'una di notte l'area di cantiere è stata illuminata a giorno e il mostro d'acciaio si è messo all'opera portandola a termine in meno di tre ore. I residenti hanno dovuto fare i conti per tutta la notte con il ruggito dei motori della gru ma il disagio è stato accettato con la consapevolezza che era in corso un momento "storico" per la città. E le cronache hanno potuto registrare immagini particolarmente suggestive di quei lavori in notturna.
Nettuno, cavalcavia abbattuto: che succede adesso
La rimozione del cavalcavia adiacente alla stazione di Nettuno è, come sappiamo, solo l'inizio del ben più vasto intervento previsto dall'accordo tra Comune di Nettuno e Ferrovie.
Il documento che ne sancisce le clausole è nato nel dicembre 2025 dopo che prima il Consiglio comunale (18 a favore, 5 astenuti e nessun contrario) e poi la Giunta degli assessori avevano autorizzato il Sindaco a firmarlo. La felice convergenza di maggioranza e opposizione arrivava a dare corpo a un obiettivo che da anni si era tentato di concretizzare senza però riuscirci. Tanto per la memoria, citiamo l'ipotesi del 2023 che prevedeva una spesa di oltre un milione di euro per "abbattere e ricostruire" il ponte e poi quello del 2024, della gestione commissariale del pref.Reppucci, che tagliava drasticamente i costi optando per la sola demolizione senza ricostruzione al costo di circa 400.000 euro a carico del comune che però entrava in possesso delle aree circostanti alla stazione per realizzarvi un parcheggio nonché dell'antica chiesina di Santa Croce, ricadente appunto nella proprietà ferroviaria. Il protocollo d'intesa divenuto realtà con il sindaco Burrini inverte i termini della questione: le Ferrovie demoliscono a loro spese il cavalcavia e cedono al Comune diversi lotti di terreno (non tutti, quelli più vicini alla stazione restano a loro) ma nei lotti ceduti al comune entrano anche aree ubicate in altri punti della città e assai importanti per il disegno urbanistico che si vuole dare a Nettuno. Fra queste la già citata chiesa di Santa Croce (si affaccia sulla ferrovia a pochi metri dal ponte di via Santa Maria) e il piazzale retrostante alle Poste centrali in via della Vittoria, oggi intitolato, ma solo a titolo onorifico, all'architetto Bruno Zevi che vi ha abitato.
Il documento si preoccupa di impostare le cose in modo da vedere quanto prima qualche risultato pratico. Ecco perché viene messa al primo posto la demolizione del ponte ma subito dopo viene la clausola che divide le aree da acquisire in due gruppi: un gruppo sono terreni di cui verranno stipulati i rogiti immediatamente, un altro gruppo sono tutte le restanti aree che Ferrovie si impegna a cedere man mano che ne regolarizzerà la situazione (eventuali affitti in corso, occupazioni più o meno abusive, istanze di proprietari confinanti, ecc.). Per questo secondo gruppo il termine per portare a termine i passaggi di proprietà è il 31 dicembre 2027.
Nella piantina qui accanto abbiamo riportato cosa succederà nella zona stazione: in rosa l'area che diventa comunale da subito, in celeste quella da acquisire entro il 2027. L'area gialla rimane invece alle Ferrovie che vi realizzeranno un parcheggio a pagamento essenzialmente ad uso dei passeggeri del treno. Anche la parte rosa sarà parcheggio ma a gestione comunale. Al parcheggio delle Ferrovie si accederà dal piazzale 9 settembre (piazza della stazione) a quello comunale si accederà sia da via Visca che da via Marche e da via Lombardia.
Sembra, e lo troviamo auspicabile, che l'accesso in via Marche sarà limitato a pedoni e biciclette perché l'angusta conformazione di quella via la rende sicuramente inadatta a un flusso di veicoli.