Denunciato un 61enne e posti sotto sequestro 110 reperti
Reperti archeologici
Oltre cento reperti archeologici tra anfore, vasi e piatti di età presumibilmente romana. La polizia del commissariato di Aprilia, pochi giorni fa, ha denunciato un 61enne del posto trovato in possesso di alcuni beni culturali di interesse storico ed artistico. L’uomo era finito nel mirino degli investigatori di via Monticello da tempo visti alcuni suoi movimenti sospetti.
I poliziotti pensavano che potesse nascondere in casa dello stupefacente o, peggio, armi. E così hanno deciso di intervenire con una perquisizione all’interno della sua abitazione situata nella zona del quartiere Toscanini.
L’attività di controllo però ha dato inizialmente esito negativo visto che nell’abitazione non era stato rinvenuto nulla di compromettente. Poi però, i poliziotti di Aprilia hanno rinvenuto un mazzo di chiavi che ha fatto subito ipotizzare che il 61enne avesse, nella sua disponibilità, anche un’altra pertinenza. E così gli agenti hanno voluto approfondire le verifiche andando a controllare alcuni box situati nel seminterrato dello stabile dove il 61enne abitava. Hanno provato ad aprire varie cantine finché non hanno trovato quella giusta.
Una volta entrati però, invece di sostanze stupefacenti o armi, i poliziotti hanno rinvenuto una vera e propria distesa di oggetti dal chiaro valore storico e artistico. Resti di anfore, vasi, piatti. In tutto circa 110 reperti. Immediatamente è scattato il sequestro del box e di tutto il materiale trovato al suo interno. Su di esso, inoltre, sono stati eseguiti ulteriori accertamenti tecnici con l’ausilio della sovrintendenza dei beni culturali che, successivamente, ha certificato che tutti gli oggetti rinvenuti dalla polizia hanno un chiaro valore storico ed artistico. Non è ancora chiara la provenienza ma è probabile che i reperti archeologici siano stati rinvenuti nel territorio apriliano e nelle zone subito limitrofe.
L’uomo è stato quindi denunciato all’autorità giudiziaria.
Quando ci si imbatte in un reperto archeologico, la legge italiana è molto chiara. Secondo il codice dei beni culturali, infatti, qualunque oggetto di interesse storico, artistico o archeologico ritrovato nel sottosuolo deve essere consegnato entro 24 ore agli enti preposti alla tutela del patrimonio culturale, alle autorità municipali o alle forze dell’ordine. Insomma, non può essere conservato o venduto da chi lo scopre, ma deve essere immediatamente segnalato alle autorità competenti.
Non attenersi a queste regole è un reato penale.
Non denunciare il suo rinvenimento comporta, nei casi più gravi, anche l’arresto fino ad un anno oltre a multe salatissime che raggiungono anche i tremila euro.
Alessandro Piazzolla
Incontro con il colonnello dei carabinieri Massimiliano Vucetich
Crimine Capitale
“Le mafie si nominano nelle commemorazioni, si invocano misure drastiche per contrastarle, si fanno convegni e si realizzano fiction. Ma poi sono sempre meno le inchieste sui rapporti tra mafiosi, imprenditori e politici e quando raramente arrivano si grida allo scandalo, alla giustizia politicizzata” (“Crimine Capitale”, prefazione di Nello Trocchia).
Nella giornata di sabato 14 marzo 2026, dalle ore 17,00, presso i locali della Sala Fiorentini della Biblioteca comunale di Aprilia in via G. Marconi, è andato in scena un pomeriggio interessante dedicato ai temi legati alla criminalità organizzata della capitale e delle zone pontine. Se ne è parlato con l’autore di “Crimine capitale” Massimiliano Vucetich, colonnello in congedo dei carabinieri e coordinatore per 20 anni del Nucleo Investigativo di Roma specializzato nella repressione dei crimini contro la Pubblica Amministrazione e di criminalità organizzata sull’evoluzione delle mafie e della criminalità romana, con particolare attenzione ai rapporti con i territori limitrofi come quello pontino, ai legami politici ed economici e alle ricadute sul tessuto sociale (tra le tante, ad esempio, sono della sua Unità le indagini sul clan con a capo Michele Senese iniziate nel 2012 o quelle che condurranno all’Operazione “Tritone” su Anzio e Nettuno, nonché quelle note come “Calciopoli” e “P3”). Insieme all’autore erano presenti al dibattito, Giuseppe Scarpa giornalista di cronaca giudiziaria de “La Repubblica”, Edoardo Levantini, Presidente del Coordinamento Antimafia Anzio-Nettuno e Irene Giusti, Presidente di Reti di Giustizia-il Sociale contro le mafie.
I presenti hanno raccontato le trame criminali della capitale, i traffici economici e della droga e delle battaglie giudiziarie. Storia, aneddoti e atti giudiziari romani e pontini hanno caratterizzato un’assemblea molto partecipata. P.N.