Riconoscimento al Distaccamento della Città per l’impegno a garanzia della sicurezza
Vigili del Fuoco di Pomezia
In un momento in cui la visibilità dell’eroismo quotidiano spesso non trova spazio tra le notizie, Veronica Felici, sindaco di Pomezia, celebra un lavoro che resta fondamentale ma spesso invisibile: quello dei Vigili del Fuoco. Un ringraziamento pubblico che va oltre le parole, perché racconta una realtà di coraggio, professionalità e dedizione che salvaguarda ogni giorno la comunità.
Un intervento rapido ed efficace che parla da sé. Pochi giorni fa, i vigili del fuoco di Pomezia hanno salvato persone intrappolate in un incendio sviluppatosi in un appartamento di un palazzo di sei piani. Un intervento tempestivo ha permesso di contenere i rischi, mettere in salvo gli abitanti e evitare conseguenze ben più gravi. È l’esempio concreto di come la prontezza operativa e la preparazione tecnica, messe in campo senza clamori, possano trasformarsi in salvataggi concreti e in una fonte di sicurezza per ogni famiglia.
L’incontro tra l’amministrazione e i vertici del Distaccamento di Pomezia ha così assunto una luce particolare: CQE Emiliano Tortoriello e CQE Fabrizio Giordani hanno posto al centro dell’attenzione l’impegno quotidiano dei loro uomini e donne, le esigenze operative sul territorio e la necessità di strumenti adeguati per rispondere alle emergenze in modo sempre più efficiente. Un’occasione utile per confrontarsi, ascoltare e rafforzare una collaborazione che è, per Pomezia, una garanzia di sicurezza.
La sindaca Felici non risparmia parole di apprezzamento: “Un lavoro silenzioso e quotidiano che garantisce sicurezza alla nostra comunità. I Vigili del Fuoco sono sempre pronti a intervenire con professionalità in ogni emergenza”. Il riconoscimento non è solo formale, ma un segnale chiaro a tutta la città: chi lavora instancabilmente per proteggere i cittadini merita fiducia, rispetto e risorse adeguate.
In un’epoca di rapidità e condivisione virale, questa pagina di orgoglio civico ricorda che la sicurezza nasce da una rete di elementi: preparazione, attenzione al dettaglio, capillarità sul territorio e relazioni di fiducia tra istituzioni e cittadini. Pomezia può guardare ai suoi Vigili del Fuoco con rinnovato valore, consapevole che la loro professionalità è la spina dorsale della serenità quotidiana.
E mentre la città continua la sua quotidianità, il ringraziamento della sindaca Felici resta come un faro: un invito a sostenere chi mette la propria vita al servizio della comunità, chi lavora silenziosamente per proteggere ogni casa, ogni famiglia, ogni sorriso. Perché così si costruisce una città più sicura, giorno dopo giorno.
V.P.
Lavoro sommerso
I Finanzieri del Comando Provinciale di Roma, nel quadro delle attività di contrasto al lavoro sommerso e allo sfruttamento della manodopera irregolare, hanno effettuato un articolato controllo su un arco temporale di due anni nei confronti di una società di capitali esercente l’attività di “ristorazione con somministrazione”, accertando l’impiego irregolare di 60 lavoratori completamente “in nero”, tra i quali due soggetti minorenni, in violazione della normativa vigente in materia di tutela del lavoro.
Nel corso del controllo, le “fiamme gialle” della Compagnia di Pomezia hanno ricostruito l’organizzazione del personale e dei rapporti di lavoro mediante un analitico approfondimento della documentazione extra-contabile rinvenuta nel corso delle operazioni, delineando in modo puntuale le modalità di utilizzo della forza lavoro irregolare nel periodo oggetto di controllo.
Sala stampa GdF
Al centro di Pomezia si rischia di diventare “Sangilormi”
Vecchie strade
Otto e quaranta di domenica 15 febbraio 2026, appena usciti dalla Messa nei locali dell’ex cinema dei preti. Incamminandoci verso l’edicola di piazza Bellini, ci scontriamo col conoscente accanto alla Biblioteca comunale.
“Buon giorno!” “Oggi sembra proprio di sì!” - risponde ironico porgendoci la mano - “ma ieri...”. “Ieri?”.
Ci dice che ieri, verso le undici, sua moglie e il bambino settenne, mente camminavano sul marciapiede di via Filippo Re verso via Manara, dalla parte della scuola materna e il piccolo parco, sono stati investiti da un’ondata di acqua sporca provocata da una macchina in corsa, che li ha letteralmente infradiciati.
“Son dovuti rientrate immediatamente a casa a cambiarsi” - dice - “erano veri e propri Sangilormi” (da San Girolamo, detto popolare che significa persona completamente fradicia, bagnata dalla testa ai piedi).
È che, in quella zona – precisamente il tratto tra via Columella e via Manara –, via Filippo Re si trasforma subito in un pantano ad ogni breve acquazzone e la mattina del 14 di pioggia ne era caduta a sufficienza, formando delle vere e proprie vasche.Non è la prima volta che succede e non è la prima volta che il problema viene evidenziato dalla stampa. A pagina 57 de Il Messaggero del 29 gennaio 2026, Moira Di Mario scriveva tra l’altro: “Tante le strade allagate, anche nel centro urbano. Via Filippo Re, diventata un fiume in piena per l’assenza, in alcuni punti, delle caditoie per il flusso dell’acqua piovana”.
L’inconveniente è vecchio quanto Pomezia, non è questione dei nostri giorni; la strada la ricordiamo così anche quando non era asfaltata e non aveva i marciapiedi. Pomezia-Notizie, per esempio, allo stesso problema dedica le tre colonne della prima pagina e una colonna a pagina 2 del numero di marzo 1975, illustrato da foto (in bianco e nero), “alleggerito” da versi canzonatori (che accenniamo, dal momento che, a Pomezia, certi problemi sono eterni):
“Vecchie strade di Pomezia, piene d’acqua e sconquassate, fate proprio ricordare i tempi andati; allorquando in acquitrini anguillette e ranocchini vi danzavan la …marzucca…
Ora, cari Pometini che in pozzanghere guazzate, non è giusto che di ciò vi lamentiate: ringraziate l’assessore la pozzanghera è … colore” eccetera.
Responsabile del problema - ripetiamo - non è l’attuale amministrazione, ma essa ci potrebbe mettere rimedio. Quando la strada è stata asfaltata e costruiti i marciapiedi, non si è provveduto a livellare adeguatamente, affinché l’acqua vi defluisse; spesso si è lavorato e si lavora alla carlona (i volgari dicono a c. di cane!) e via Filippo Re è una delle strade meno peggio. Gli stessi marciapiedi ne sono un esempio: andando verso via Rattazzi, buoni e curati, con sampietrini, sul tratto via Orazio-via Varrone; niente sampietrini, asfalto screpolato da incuria e radici, il tratto sinistro da via Varrone a via Plinio e niente marciapiede sul lato destro, sicché i pedoni son costretti a transitare sotto il portico del palazzo - proprietà privata, quindi -, dove i locali giustamente collocano, quando occorre, sedie e tavolini e che, volendo, potrebbero evitarne il transito; ancora niente sampietrini e asfalto non perfettamente livellato, nel tratto via Manara-via Rattazzi. Sampietrini un pezzo sì, sampietrini un pezzo no: sembra un gioco da frenastenici molto inferiore alla media comune! Lavori eseguiti sempre come capita, insomma, senza la preventiva e necessaria progettazione, che significherebbe anche eliminare prima le criticità e poi affrontando il tutto nel suo complesso, non come si è fatto e si fa, a spizzico e boccone.
Domenico Defelice