Intervista a Mario De Fusco, presidente del Partito Democratico di Pomezia, sulla politica locale
De Fusco: il Pd aperto al dialogo
Incontro Mario De Fusco presidente del PD di Pomezia per conoscere le sue impressioni sulla situazione politica locale.
- Signor De Fusco dopo una vita in divisa, una volta che è andato in pensione come mai ha deciso di impegnarsi in politica e nel PD, con un ruolo di primo piano?
“Scendere in politica in età avanzata è spesso legato alla volontà di mettere a disposizione della collettività l’esperienza accumulata nell’arco lavorativo. A questo si aggiunga che nella mia carriera ho avuto l’opportunità e l’onore di prestare servizio per molti anni in uffici di staff di alte cariche istituzionali dove sono stato sempre immerso in ambienti nei quali si respirava costantemente la politica. La mia scelta si può configurare come un ultimo atto di responsabilità e di ringraziamento verso la città che ha accolto la mia famiglia fin dal 1970. La scelta del Partito Democratico, nasce da lontano, a partire dai miei avi, militanti nell’area socialista e democratica. Quindi, ritengo di primaria importanza, rappresentare interessi specifici, difendere diritti sociali contro le disuguaglianze. Relativamente ai ruoli di primo piano assunti nel Circolo PD sono frutto sia del mio impegno sia della fiducia che gli iscritti e i dirigenti del partito hanno voluto accordarmi”.
- Ha mai pensato: ma chi me lo ha fatto fare?
“No, non l’ho mai pensato. Oggi più che mai sono particolarmente convinto di aver fatto la scelta giusta. Nella mia vocazione c’è sempre stata la volontà di portare un contributo affinché prevalga la vita democratica e di confronto all’interno di un partito. L’impegno politico l’ho percepito come un’estensione naturale del servizio attivo dedito a difendere la Nazione e le Istituzioni. La lealtà e l’attaccamento allo Stato, dopo quarant’anni di carriera, sono valori interiorizzati che spingono a voler contribuire al bene comune anche dopo il congedo”.
- Da quando lei è Presidente, il PD locale ha cambiato tre segretari. Come mai questi cambiamenti e perché lei è rimasto sempre al suo posto?
“Gli avvicendamenti alla carica di Segretario sono spesso riconducibili alla volontà del partito di bilanciare la presenza dei propri dirigenti negli organi regionali, provinciali e locali. In particolare, il primo avvicendamento è avvenuto proprio per riconoscimenti personali a livello regionale e per la contestuale nomina a Capo Gruppo di Eleonora Napolitano che scelse nei primi giorni di agosto 2023 di dimettersi e passare il testimone. In quel caso, con l’unanimità del partito venne scelto Danilo Risi quale nuovo Segretario. A volte è semplicemente dovuto all’esito di un congresso unitario finalizzato a costruire un partito più “unito, coeso e forte”, come avvenuto a giugno 2025 con la conferma di Risi. Da ultimo alle dimissioni, a pochi mesi dal congresso, per motivi strettamente personali di quest’ultimo. Per non ritornare al congresso è stata individuata una figura capace di unire le diverse componenti e di avviare interlocuzioni con tutte le forze politiche di sinistra e le associazioni civiche del territorio nominando a maggioranza dei dirigenti del Partito, Stefano Mengozzi da molti conosciuto per l’esperienza politica in ambito istituzionale e l’attività da militante.
Sono rimasto sempre al mio posto per la confermata fiducia dei dirigenti del partito considerandomi garante degli organismi locali, nonostante avessi dato la mia disponibilità a fare un passo indietro”.
- Mi dicono che il confronto all’interno del PD locale e nello stesso gruppo consiliare è spesso aspro. Lei che ruolo si è dato?
“Come Presidente del Circolo PD mi sono sempre sentito impegnato a garantire il massimo dibattito e il massimo pluralismo, cercando di mantenere una guida unitaria, anche se devo ammettere che nonostante l’autorevole impegno dei Segretari, che si sono avvicendati negli ultimi anni, alcune volte il confronto interno assume toni aspri ma sempre con lo spirito democratico. Come Presidente non posso che condannare alcuni atteggiamenti che se perseverati possono solo danneggiare l’immagine del Partito stesso che merita di essere cardine del centro-sinistra”.
- Nell’amministrazione della sindaca Felici vi sono molti esponenti che provengono dal centro-sinistra, è favorevole a riaprire un dialogo con alcuni di loro riportandoli dalla vostra parte, oppure bisogna tagliare definitivamente i ponti con loro?
“Non vi è dubbio che all’interno dell’attuale maggioranza della giunta Felici vi siano Consiglieri e Assessori che a suo tempo hanno avuto una presenza significativa nel centro-sinistra. Io non credo che l’errore sia stato all’ora ma il vero errore sia oggi. Perché conoscendo le persone di cui stiamo parlando sono convinto che la loro casa è un’altra”.
- Quali dovrebbero essere le alleanze del PD di Pomezia e i punti importanti del suo programma amministrativo?
“Secondo una recente dichiarazione del Presidente Stefano Bonaccini, “essere uniti non è sufficiente per battere la destra, ma diventa necessario per provarci, anche perché si è affidabili nella misura in cui non ci si divide e si marcia insieme”, così come da me sopra affermato. Ciò posto, per vincere io credo che bisogna allargare anche a tutte forze riformiste, centriste e cattoliche, nessuno escluso e soprattutto a quella parte della città che è insoddisfatta dell’attuale Amministrazione. Sono sempre più convinto che bisogna proporre un’alternativa credibile, proponendo un’idea di città e di società che è ben di più che essere semplicemente “contro”. Vorrei un PD aperto e plurale, questo è il percorso che, secondo me, il Partito Democratico di Pomezia deve continuare a consolidare. Le alleanze che spero si consolideranno nel prossimo futuro con obiettivi di governo della città, saranno essenziali per battere la destra nelle future sfide elettorali. Ma di queste alleanze il PD deve essere punto di riferimento e di forza mai subalterno. La nostra unica speranza per vincere è quella di unire tutte le forze politiche del campo progressista, riformista e centrista e creare un’alleanza forte con la società civile attraverso un percorso partecipativo dal basso sia per la scelta del candidato Sindaco sia per la costruzione del programma”.
- Un presidente di un partito è logicamente anche un potenziale candidato a Sindaco..
“Il Pd ha nel proprio patrimonio genetico le primarie e secondo il Regolamento Nazionale del partito tutti gli iscritti al Circolo possono essere potenziali candidati. La voglia di primarie è alta e non sarà facile evitarle. A meno che, non si ricorra ad una candidatura “istituzionale”. Le persone più significative e non divisive che saranno proposte dall’area di centrosinistra potranno e dovranno impegnarsi al nostro fianco, in prima fila, per aprire un nuovo corso politico: pertanto, la candidatura a sindaco non può che essere espressione della comunità democratica che è di sicuro in grado, a Pomezia, di individuare figure di livello adeguato, che abbiano, perché no, anche caratura civica, per vincere nella competizione elettorale e governare bene la città. Innanzitutto, ritengo che prima di ogni cosa bisogna necessariamente rendere forte il PD con un ambizioso e convincente progetto di futuro della città: solo così una larga maggioranza non potrà che dare avvio ad una campagna elettorale appassionante e speriamo finalmente vincente”. A.S.