Dall’Arena di Verona la storia di Daniele Terenzi
Danza inclusiva
Ci sono momenti in cui un palco smette di essere solo un luogo e diventa simbolo. All’Arena di Verona, davanti a migliaia di spettatori e a milioni di persone collegate nel mondo, Daniele Terenzi non ha portato in scena soltanto una coreografia. Ha portato una possibilità. Riconosciuto come il primo ballerino professionista al mondo a interpretare il repertorio classico con una protesi transfemorale, Terenzi ha attraversato la cerimonia come protagonista di quattro quadri coreografici che raccontano, passo dopo passo, una visione della danza e dell’inclusione. Sotto la regia di Marco boarino e le coreografie firmate yoann bourgeois. Il primo quadro, Vibes, è quello dell’energia collettiva. Daniele danza insieme agli altri interpreti eseguendo gli stessi passi, nello stesso flusso coreografico. Non esistono adattamenti o separazioni: il movimento è condiviso, la danza diventa linguaggio comune. È il momento in cui l’inclusione smette di essere un concetto e diventa presenza reale sulla scena. Segue Spaces, uno dei momenti più simbolici.
Durante la scena i danzatori affrontano una barriera scenica. Insieme la attraversano, trasformando l’ostacolo in possibilità. Daniele si arrampica sulla struttura e rimane per un attimo sospeso sopra lo spazio scenico, da solo, in alto. Un’immagine potente che racconta visivamente il superamento delle barriere: non un gesto individuale, ma un percorso condiviso con i compagni di scena. Nel terzo quadro, Love, la narrazione diventa incontro.
Daniele danza con una ballerina in un dialogo coreografico che racconta relazione, fiducia e armonia. Una rivisitazione di Romeo e Giulietta in un amore più profondo. Il movimento dei due corpi si intreccia come un racconto silenzioso, dove la differenza non è limite ma parte della bellezza della danza. Il momento culminante arriva con il quadro che conduce all’accensione della torcia paralimpica. La fiamma arriva tra i danzatori e la scena si trasforma in un unico organismo in movimento. I corpi disegnano nello spazio un grande cerchio attorno a Daniele, mentre la luce rimane nelle sue mani per oltre un minuto. È un tempo sospeso. Danzando con la fiamma paralimpica tra le mani, Terenzi traccia nello spazio la figura dell’infinito. Attorno a lui i danzatori accompagnano il gesto, trasformando la coreografia in un simbolo visivo potente: la continuità, la possibilità, il futuro. In quel momento la luce sembra prendere vita insieme al movimento. Da quel gesto nasce l’accensione dei bracieri. I fuochi si accendono simultaneamente, trasformando la coreografia in un simbolo collettivo: l’inclusione non è un gesto individuale, ma una fiamma che si accende insieme. La presenza di Daniele Terenzi all’Arena di Verona non rappresenta un traguardo isolato, ma l’inizio di un nuovo capitolo. Attraverso Empathy Inclusion Company, il progetto artistico che sta sviluppando, Terenzi lavora per formare una nuova generazione di danzatori con e senza disabilità, portando la danza inclusiva nei teatri, nelle scuole e nei percorsi professionali.
Per molti ragazzi che quella sera guardavano l’Arena, dal pubblico o da casa, vedere un ballerino classico muoversi con forza, tecnica e grazia su uno dei palchi più iconici del mondo ha significato qualcosa di semplice e rivoluzionario allo stesso tempo: rivedere i propri limiti con occhi diversi.
Dall’Arena di Verona non è uscita solo un’emozione.
È nato un messaggio: che continua la danza inclusiva non è solo un’idea. Sta diventando realtà.
È questo che ogni giorno porta in scena Daniele con la compagnia di danza Empaty Inclusion Company fondata insieme a Martina de Paolis sul territorio e presente con gli spettacoli con uno debutto proprio nel mese scorso con lo spettacolo
“Signor Parkinson, a noi due”: lo spettacolo cresce e guarda alla tournée. Dopo il debutto del 28 febbraio, lo spettacolo “Signor Parkinson, a noi due” continua il suo percorso artistico e umano. Il progetto nasce dalla collaborazione con OltreTango APS, guidata da Roberto Nicchiotti, e Empathy Inclusion Company mettendo al centro un racconto intenso che unisce teatro, danza e sensibilizzazione su una malattia spesso poco compresa. Nato inizialmente come un’idea artistica condivisa tra gli ideatori del progetto, lo spettacolo sta rapidamente attirando attenzione e interesse da parte di teatri e pubblico.
“Il progetto – raccontano gli organizzatori – nato quasi come un’intuizione creativa, sta prendendo sempre più piede e ha tutte le caratteristiche per svilupparsi in una vera e propria tournée italiana”.
Dopo il debutto romano, lo spettacolo tornerà presto nella capitale e in altri teatri del territorio, con nuove date in via di definizione.
Iniziativa dell’Unione degli Studenti e del collettivo giovanile LaBBarricata
Yankee Go Home
Bellissima e interessante l’iniziativa pubblica “Yankee go home” dell’Unione degli Studenti di Pomezia e del Collettivo giovanile socialista LaBBarricata tenutasi venerdì 13 marzo qui a Pomezia, alla presenza della Rete No Bavaglio, nella persona del giornalista Luciano Cerasa, e di Marco Consolo, analista geopolitico in collegamento dal Cile.
Moderato dal compagno Alessio Grazia, l’incontro ha visto una grande partecipazione del pubblico nel dibattito, durante il quale si è analizzata la politica estera imperialista statunitense e la sua ipocrisia morale. Di fronte a un contesto politico caratterizzato da diffuso imbarazzo e o ambiguità verso questioni internazionali a destra come nel centrosinistra, il collettivo LaBBarricata e l’Unione degli Studenti di Pomezia rispondono con una netta denuncia di tutti gli imperialismi e si rifiutano di stare in silenzio di fronte al tentativo di manipolare l’opinione pubblica tramite propaganda e disinformazione portato avanti dalla stampa occidentale.
Sfruttiamo l’occasione per allegare una nota di analisi prodotta precedentemente dal collettivo LaBBarricata per manifestare la nostra posizione in modo più approfondito:
“Siamo stanchi dell’imperialismo statunitense e israeliano! Come collettivo giovanile LaBBarricata, a seguito dei drammatici sviluppi geopolitici degli ultimi mesi - comprese le recenti tensioni che coinvolgono l’Iran - esprimiamo il nostro sdegno e il completo dissenso verso le politiche e le azioni che stanno alimentando l’escalation militare, le violazioni dei diritti umani e i doppi standard. Il nostro collettivo si fonda sul rispetto del diritto internazionale e, coerentemente con questo principio, condanna l’autoritarismo e le violazioni dei diritti umani che organismi internazionali hanno documentato in paesi come Venezuela e Iran. Per lo stesso motivo riteniamo illegittime le azioni portate avanti sia dallo Stato di Israele sia dagli Stati Uniti d’America, che giudichiamo moralmente gravi e rappresentative del doppiopesismo dell’imperialismo occidentale. Denunciamo la condotta criminale e le politiche che hanno prodotto sofferenze indicibili per civili innocenti: nel caso di Israele, ricordiamo le responsabilità nei confronti del popolo palestinese a Gaza - vittima di un genocidio documentato da più agenzie internazionali - e le scelte che hanno favorito una de facto annessione della zona C della Cisgiordania e una annessione ufficiale della Zona A e B, sommate a raid e all’espansione del controllo militare e dei coloni su territori palestinesi. Di Israele condanniamo gli attacchi e i bombardamenti che hanno interessato anche stati sovrani vicini negli ultimi due anni, come per esempio lo Yemen, Libano, Siria, Qatar, Iran e Iraq, paesi nei confronti dei quali lo stato sionista e le potenze occidentali hanno anche cambiato atteggiamento, favorendo cambi di regime come nel caso della Siria, prima governata criminale filo-iraniano Bashar Al-Assad e ora dal jhiadista Al-Jolani con il sostegno di Stati Uniti, Turchia e Unione Europea.Denunciamo inoltre lo sgretolamento della democrazia interna israeliana: la crescita del potere esecutivo, i tentativi di ridurre l’autonomia della magistratura e il controllo della Corte Suprema, le violenze nelle piazze contro i manifestanti, le rimozioni di parlamentari palestinesi che prendono parola denunciando il governo criminale di Benjamin Nethanyaou per genocidio. Condanniamo le restrizioni all’attività di ONG, operatori medici come Medici Senza Frontiere, difensori dei diritti umani e giornalisti indipendenti, oltre a pratiche detentive che organizzazioni terze hanno paragonato a campi di concentramento. Gli Stati Uniti, da parte loro, mostrano una deriva autoritaria che si manifesta in misure repressive contro movimenti e attivisti: dalla dichiarazione del movimento Antifa come organizzazione terroristica domestica a campagne contro organizzazioni e attivisti pro-Palestina, con sanzioni e arresti che colpiscono studenti, membri di organismi internazionali e attivisti. Preoccupano le indagini e le accuse mosse contro soggetti come Open Society Foundations e l’inasprimento dei procedimenti penali verso migranti, accompagnati da pratiche di polizia e controllo dell’immigrazione che hanno aumentato arresti e morti tra le persone in transito, ma anche tra cittadini statunitensi, con l’azione dell’ICE nelle strade statunitensi come drammatica espressione di queste politiche. Non possiamo più accettare le narrazioni che giustificano aggressioni presentandole come lotta per la democrazia e prevenzione di minaccia da armi in realtà inesistenti. Ci ricordiamo bene la devastante invasione e distruzione causata dalle bugie degli Stati Uniti e dell’occidente sulle presunte armi di distruzione di massa possedute dall’Iraq. Oggi questo schema si impone nuovamente per giustificare attacchi illegali a paesi sovrani col solo obiettivo di appropriarsi di risorse e posizioni strategiche. Il Venezuela, dove Trump permette di governare agli stessi che definiva narcotrafficanti - siccome l’accusa non era rivolta di certo solo nei confronti di Maduro - è un esempio lampante di quanto questa retorica sia strumentale e di come si mescolino interessi economici e geopolitici. D’altro canto non possiamo però non sostenere le imponenti manifestazioni del popolo iraniano e rifiutare la narrazione per la quale esse siano masse manovrate da Stati Uniti e Israele. La propaganda occidentale amplifica le voci di quelle frange del movimento di protesta che più fa comodo, nello specifico i sostenitori dello Shah Rezah Pahlavi, figlio di quello stesso “imperatore di Persia” che nel 1953 venne imposto come sovrano dal golpe di stato di Francia e Regno Unito, la cosiddetta “Operazione Ajax” contro il governo legittimo democraticamente eletto. Facciamo dunque nostro lo slogan “Né Shah, né Mullah” rivendicato dalla maggioranza dei protestanti iraniani: né con il regime autoritario, repressivo e teocratico degli Ayatollah né con la monarchia imposta dall’occidente! Tutto questo avviene sulla pelle dei civili: l’escalation in Medio Oriente, con Israele che approfitta degli attacchi per chiudere nuovamente i confini della Striscia di Gaza e continuare a utilizzare la fame come mezzo di pressione e sofferenza nei confronti della popolazione palestinese, è la prova che la politica imperialistica e prevaricatrice non resterà senza conseguenze. I missili hanno cominciato a raggiungere, seppur in parte intercettati, cieli di paesi della regione e perfino stati membri di alleanze come la NATO, come la Turchia; la domanda su come risponderanno ora i governi coinvolti è aperta, ma la realtà è che il peggio è già iniziato e continua a peggiorare. Non intendiamo restare in silenzio di fronte a questa realtà di morte e guerra. Ribadiamo il nostro impegno per il rispetto del diritto internazionale, la protezione dei civili, il diritto all’autodeterminazione dei popoli e la difesa delle libertà fondamentali, e chiediamo a tutte le istituzioni che rivendicano i principi democratici di assumersi le proprie responsabilità: basta doppi standard, basta guerre giustificate da narrazioni manipolate, basta politiche che sacrificano la vita delle persone per interessi geopolitici”.
Collettivo LaBBarricata
Unione degli Studenti Pomezia
Soria si è dimesso
Inizio di una nuova fase di incertezza politica, dopo le dimissioni dell’assessore Alessandro Soria, indicato dalla Lega, pervenute la mattina del 17 marzo. L’uscita dall’esecutivo arriva mentre la coalizione guidata dal sindaco Felici è già scossa da frizioni interne e richieste di ridisegno delle responsabilità amministrative. Secondo indiscrezioni, la decisione dell’assessore è stata concepita in un contesto di tensioni accumulate e di pressioni per ridefinire la distribuzione delle deleghe. Nel frattempo, il gruppo locale della Lega pare aver ritrovato coesione sotto la leadership del nuovo capogruppo Salvitti, che ha lanciato una rivendicazione chiara: azzerare l’intera giunta per inaugurare una nuova fase politica, con una ricollocazione delle competenze e una nuova configurazione degli assetti di potere. Se confermata, questa proposta potrebbe comportare un vero e proprio reset dell’esecutivo cittadino, con riflessi sugli equilibri interni alla maggioranza e sull’azione amministrativa futura. Al momento non sono pervenute dichiarazioni ufficiali da parte del primo cittadino, mentre nelle prossime ore si attendono incontri tra le varie forze di coalizione per chiarire i contorni della situazione. La vicenda è in continua evoluzione e potrebbe incidere in modo significativo sul panorama politico di Pomezia. V.P.