CITTA’ INSIEME
Didattica digitale, una sfida per la scuola.
La scuola italiana è pronta all' insegnamento "artificiale" o più precisamente "digitale"? No, ma sono in corso tentativi pregni di tanta buona volontà, almeno per ora. In Inghilterra un istituto sta sperimentando la didattica impartita da un'insegnante virtuale. Come sta andando? Non abbiamo notizie certe sui risultati. In ogni caso il futuro sta dirigendosi verso questa soluzione. Sarà meglio? Sarà peggio?
Ascoltando alcuni professori, riuniti al Liceo Chris Cappell di Anzio, quartiere Europa, il 18 maggio 2026, nel corso di una lunga conferenza (3 ore e mezza, con un coffee break), le prime impressioni che emergono vertono su un maggior carico di lavoro a danno proprio degli insegnanti i quali devono preparare lezioni molto più articolate di quelle che normalmente sono preparate con materiale cartaceo.
Le nuove lezioni saranno impostate su sequenze di diapositive create al computer ed elenchi di link che portano a siti informativi sugli argomenti d'interesse del momento o ai vari database contenenti le informazioni necessarie allo scopo. E i ragazzi lavoreranno in gruppi.
Ma niente paura! Tali difficoltà sorgeranno all'inizio, poi, forse, tutto procederà più speditamente allorché gli insegnanti avranno acquisito maggior confidenza con i vari strumenti dedicati: computer, tablet, smartphone, i quali senza dubbio forniscono un buon aiuto se ben adoperati.
Lo stesso vale per i "chat bot" dell' IA i quali anch' essi, se istruiti a dovere, rivelano una loro buona utilità. Sì perché se si desidera ottenere determinati esiti l'IA va addestrata e piegata al volere umano e non il contrario.
Come potranno essere impartite nozioni di latino e greco con l'Intelligenza Artificiale? Qui, le cose si complicano.
Diversamente da come crediamo, l'IA agisce a cifre. Le sue risposte testuali alle nostre domande sono generate attraverso calcoli matematici e se proponiamo scritti lunghi, dopo poche pagine l'IA dà letteralmente i numeri originando le famose "allucinazioni", ovvero risposte errate, spesso del tutto inventate.
Non è dunque facile come sembra. Tuttavia, a meno di un cataclisma che azzeri tutto e riporti l'umanità ai primordi della sua storia, il futuro della scuola e dell'istruzione è questo appena presentato, che ci piaccia o meno.
Paola Leoncini
Anzio – nuova organizzazione rifiuti domestici
Sta suscitando disorientamento l’annunciata modifica della raccolta rifiuti ad Anzio in vigore da giugno 2026.
Una parte delle modifiche riguarda lo spostamento dei giorni del ritiro di alcuni tipi di rifiuto nel calendario settimanale del PORTA a PORTA, cosa che tutto sommato ci richiederà solo un po’ di pratica per rendercelo familiare; in questo ambito il cambio più importante è l’UMIDO che dal venerdì passa al sabato (cosa in fondo più logica).
Gli altri due spostamenti sono:
la Plastica che passa al Venerdì e solo in quel giorno
la Carta che verrà presa il Martedì.
Un cambiamento grosso riguarda invece il modo con cui smaltire il VETRO e le POTATURE.
Il VETRO verrà ritirato non più ogni settimana ma ogni 15 giorni. E non più il venerdì per tutta la città, ma in un giorno diverso da quartiere a quartiere.
Il VERDE non verrà più ritirato a domicilio ma dovrà essere portato in alcuni punti dislocati nelle varie zone e solo in certi giorni della settimana. Fanno eccezione i quartieri Centro, Sacro Cuore, Cincinnato ed Europa dove il ritiro a domicilio del verde continuerà a funzionare in via sperimentale mediante l'utilizzo di bidoni dedicati a ciò (e non più nei sacchi).
Questo ultimo cambiamento è quello che sta provocando più agitazione perché:
1) non tutti hanno la possibilità di caricare le potature in macchina;
2) limitare la consegna all'orario 8-13 dei giorni feriali crea complicazioni a chi lavora;
3) individuare la propria zona di appartenenza è a volte un rebus perché non è stata diffusa una lista generale delle strade ma 24 diverse tabelle PDF che bisogna spulciare una a una per capire dove ricade la nostra strada.
Per ovviare in parte a questo disagio abbiamo pubblicato sul sito di Cittainsieme quelle tabelle "raggruppate" in modo da vederle con un singolo colpo d'occhio. Non è il massimo ma un aiuto lo danno. Certo che se il comune ci avesse fornito il file originario con l’abbinamento delle vie alle zone, come avevamo chiesto mesi fa, avremmo potuto presentare le cose in maniera più decente.
Ci rimane l'amara considerazione che sopprimere il ritiro a domicilio del verde, motivato dal comune con argomentazioni economiche miranti cioè ad abbattere i costi della raccolta in sacchi, non ha tenuto conto di un fatto essenziale: sia che si portino i sacchi con la propria auto (chi può), sia che ci si affidi a un trasportatore, la frammentazione di questi movimenti costerà assolutamente più di quanto possa costare un trasporto centralizzato da parte della ditta. E poiché in un caso e nell'altro sempre soldi dei cittadini sono, appare evidente che quel calcolo è sbagliato. Ci sarà un ripensamento?
Nella tabella qui accanto la lista delle zone con i relativi giorni e luoghi di consegna del verde.
Il seme della democrazia: nel 1946 nasceva la Repubblica Italiana
Le votazioni del 2 e 3 giugno 1946, le prime libere dopo vent’anni di dittatura, registrarono un’AFFLUENZA dell’ 89% (25 milioni di cittadini si recarono alle urne sui 28 milioni che avevano diritto al voto in quanto di età superiore ai 21 anni).
Dei votanti oltre la metà (13 milioni) furono donne: ed era la prima volta che potevano votare. Gli elettori avevano due schede, nella prima dovevano mettere una croce su uno dei due simboli che indicavano che forma istituzionale avrebbe dovuto avere lo Stato italiano da allora in poi: monarchica o repubblicana.
La seconda serviva a eleggere i 556 membri di un particolare organismo, una assemblea che avrebbe avuto il compito di discutere, scrivere e approvare le regole del nuovo Stato, cioè la nuova Costituzione.
L’organismo si chiamava perciò Assemblea Costituente.
I voti per il referendum furono:
Repubblica 12.700.000; Monarchia 10.700.000
Quelli per i 556 dell’Assemblea andarono a: Democrazia cristiana: 35%, Partito Socialista di Unione Proletaria: 21%, Partito Comunista: 19%, Un.Dem.Naz. (P.Liberale e P.Dem. del Lavoro): 7%, Fronte Uomo Qualunque: 5%, Partito Repubblicano: 4%, Blocco Nazionale Libertà: 3%, Partito d'Azione: 1,4%.
Nata dunque nel giugno 1946 l’Assemblea Costituente avrebbe cessato di esistere nel 1948, una volta esaurito il compito di redigere e approvare la Costituzione.
Era in sostanza l’organismo che doveva traghettare l’Italia dal caos succeduto alle vicende del 1943-45 a una nuova stabilità istituzionale.
Fra le prime cose da fare l’Assemblea doveva eleggere un provvisorio Presidente della Repubblica e fu scelto Enrico De Nicola.
Presidente del Consiglio era invece De Gasperi già dal 1945, quando i governi erano decisi dal Comitato di Liberazione Nazionale (CLN) formato dai 6 partiti che avevano combattuto nella Resistenza e che, in attesa delle elezioni, si erano accordati per pesare in maniera paritetica.
I risultati elettorali emersi per la Costituente consentirono di avere finalmente un quadro reale del peso dei vari partiti e, sulla base di ciò, De Gasperi formò un governo di larga coalizione (detto per questo “di unità nazionale”) che includeva democristiani, comunisti, socialisti e repubblicani.
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Nel frattempo l’Assemblea si organizzava creando una commissione ristretta di 75 deputati che avevano l’incarico di preparare il testo della nuova Costituzione da discutere poi in aula. Dopo un anno e mezzo di lavori, il 22 dicembre 1947 fu approvato il testo definitivo (453 voti a favore e 62 contrari).
Subito dopo il Presidente della Repubblica De Nicola la firmò (“promulgò” è il termine giuridico corretto) e la Costituzione entrò in vigore il successivo 1 gennaio 1948.
Il Paese si era dato le regole per potersi gestire.
A quel punto c’era dunque un provvisorio Capo dello Stato e un provvisorio Capo del Governo, entrambi basati sull’Assemblea Costituente: si doveva procedere a vere elezioni politiche per formare il Parlamento e designare le figure definitive alla guida dello Stato.
Tali elezioni furono indette per l’aprile 1948 e vi partecipò ben il 92% degli elettori. Da esse nacque il primo Parlamento repubblicano, formato da una Camera dei Deputati con 574 membri e un Senato con 237 senatori.
Alla Camera la Dc ebbe 305 seggi, il Fronte Popolare (PCI e PSI) 183; seguivano altri. Al Senato la DC ebbe 131 seggi, il Fronte Popolare 72.
Quel Parlamento elesse Presidente della Repubblica Luigi Einaudi (liberale) che a sua volta incaricò De Gasperi, capo del partito più votato, di formare un governo.
Costui raccolse una coalizione di vari partiti, propose a Einaudi una lista di ministri e dopo l’approvazione di questi si presentò alle due Camere dove ottenne il voto favorevole (la cosiddetta “fiducia”) sia dei Deputati che dei Senatori.
Il 24 maggio 1948 nasceva il primo governo secondo le regole della Costituzione repubblicana.
Nella settimana 1-7 giugno 2026 il Comune di Nettuno celebra gli 80 anni della Repubblica dedicandole una serie di eventi.
Cittainsieme è presente in Sala Consiliare con una serie di pannelli che illustrano quei mesi allo stesso tempo entusiasmanti e difficili, ma eccezionalmente fertili, al punto da aver saputo far germogliare QUEL SEME DI DEMOCRAZIA.