Il valore formativo della psicomotricità nella scuola dell’infanzia
Miniolimpiadi
La finale delle “Miniolimpiadi”, svoltasi venerdì 22 maggio presso il Primavera Campus, non è stata solo una giornata di festa, ma la dimostrazione concreta del valore formativo della psicomotricità nella scuola dell’infanzia.Il progetto ha coinvolto da gennaio a maggio, con cadenza settimanale, i tre plessi dell’Istituto Arturo Toscanini: Via Amburgo, Elsa Morante e Leonardo Da Vinci. Una scelta strategica, non casuale. Per i bambini di 3, 4 e 5 anni, infatti, il movimento non è semplice attività ludica: è lo strumento primario di conoscenza. Attraverso il corpo il bambino esplora, si relaziona con i pari, comprende i limiti e le potenzialità di sé. Per questo la psicomotricità non può essere relegata a un momento marginale, ma deve occupare un posto centrale nella programmazione didattica. Il successo della giornata finale è la prova di quanto l’alleanza educativa funzioni quando è reale. Docenti, personale scolastico, presidenza, famiglie e la struttura ospitante hanno lavorato nella stessa direzione.
Ma il vero indicatore della riuscita sono stati l’impegno e l’entusiasmo dei bambini: quando un percorso è significativo, la partecipazione diventa gioia autentica. Investire in progetti come le “Miniolimpiadi” significa riconoscere che educare parte dal corpo per arrivare alla mente. E i risultati, in termini di crescita, socializzazione e benessere, sono sotto gli occhi di tutti.
Ale.Pia.
All’insegna della condivisione, dell’impegno e della partecipazione all’istituto Orzini
Insieme è possibile
Una giornata speciale all’insegna della condivisione, dell’impegno e della partecipazione attiva. Nei giorni scorsi, presso il giardino del plesso “Benedetto Lanza” dell’Istituto Comprensivo “Gianni Orzini”, si è svolto l’evento finale del progetto “Insieme è possibile”, una vera e propria festa della scuola che ha visto una grandissima partecipazione di genitori, docenti e soprattutto bambini, alunni e studenti instancabili, protagonisti assoluti di un percorso iniziato dal mese di gennaio.
La manifestazione è stata il momento conclusivo di un progetto dedicato alla cura del bene comune, inteso come la nostra casa comune: la scuola.
“Un luogo - specificano gli organizzatori - che non è solo spazio di apprendimento, ma comunità viva, in cui ciascuno è chiamato a fare la propria parte per costruire un futuro migliore e formare cittadini consapevoli.
Durante la festa, il giardino del plesso si è trasformato in uno spazio colorato e accogliente grazie agli stand espositivi che hanno raccolto i manufatti, i lavori artistici, i cartelloni e le creazioni realizzate dai bambini di tutti gli ordini di scuola. Ogni elaborato raccontava un pezzo di questo cammino fatto di collaborazione, rispetto delle regole, legalità e senso di appartenenza. Non solo: il progetto ha lasciato un segno tangibile anche all’interno degli edifici scolastici: murales, decorazioni, scale e classi sono stati arricchiti da interventi artistici che hanno reso i muri della scuola ancora più belli e significativi, trasformandoli in veri e propri messaggi visivi di cura, impegno e bellezza condivisa.
Un sentito ringraziamento va alla dirigente scolastica, Dottoressa Monica Comuzzi che ha creduto fin dall’inizio in questo progetto, sostenendolo con convinzione e passione. Grazie anche a Gloria Conti e a Don Gianfranco Poli, intervenuti in rappresentanza della Diocesi, per la loro presenza e il loro sostegno.
Il progetto nasce infatti da un importante accordo tra la Diocesi di Albano e la Procura di Velletri, volto a promuovere i valori della legalità e della cittadinanza attiva, affinché tutti, a partire dai più piccoli, possano sentirsi e diventare buoni cittadini. L’evento finale ha dimostrato che quando scuola, famiglie e istituzioni camminano insieme, i risultati sono straordinari. Insieme è possibile non è stato solo uno slogan, ma una realtà concreta, vissuta e costruita giorno dopo giorno, con entusiasmo, sacrificio e tanta voglia di fare. Una festa riuscitissima, che resterà nel cuore di chi l’ha vissuta e che rappresenta un esempio luminoso di scuola come bene comune”.
Francesca Cavallin