Oltre 300 partecipanti e 600 colloqui al Selva dei Pini
Il Job Day di Pomezia
Una giornata di incontro tra chi cerca occupazione e il tessuto produttivo locale. Il Job Day ospitato a Selva dei Pini si chiude con un bilancio estremamente positivo, registrando una partecipazione record. La struttura ha accetto oltre 300 persone, a dimostrazione della forte richiesta di orientamento nell’area. Tra i presenti, circa 80-90 erano giovani under 30, mentre le donne hanno rappresentato ben il 65% del totale. In un solo pomeriggio, 32 aziende hanno effettuato oltre 600 colloqui di lavoro, con una media di quasi due incontri per ciascun partecipante. Fondamentale anche il supporto di Sviluppo Lavoro Italia, che ha aiutato tra i 60 e i 70 cittadini a individuare le realtà più in linea con il proprio profilo professionale.
L’iniziativa ha visto la collaborazione del Centro per l’Impiego di Pomezia e della Regione Lazio, ponendo solide basi per l’organizzazione di future giornate dedicate all’occupazione sul territorio.
Sull’esito dell’evento è intervenuto direttamente il sindaco Veronica Felici, dichiarando:
“Più di 300 partecipanti, 32 aziende presenti e oltre 600 colloqui di lavoro svolti in un solo pomeriggio. Sono i numeri del Job Day di Pomezia al Selva dei Pini, una giornata nata con un obiettivo preciso: mettere in contatto diretto chi cerca lavoro con le imprese che cercano nuove professionalità. Tra gli oltre 300 partecipanti, circa 80-90 erano giovani fino a 30 anni. Le donne hanno rappresentato circa il 65% delle presenze. Ma il dato che racconta meglio la giornata sono gli oltre 600 colloqui realizzati: quasi 2 per ogni partecipante. Importante anche il lavoro di Sviluppo Lavoro Italia, che ha supportato circa 60-70 persone nell’individuazione delle aziende più adatte al proprio profilo, aiutandole a orientarsi verso i colloqui più pertinenti. Numeri concreti, dietro ai quali ci sono persone, competenze, imprese e possibilità di costruire nuovi percorsi professionali. Ringrazio il Centro per l’Impiego di Pomezia, la Regione Lazio, Sviluppo Lavoro Italia, le 32 realtà presenti e tutti coloro che hanno partecipato. Continuiamo a lavorare perché Pomezia sia un territorio nel quale domanda e offerta di lavoro possano incontrarsi e trasformarsi in opportunità concrete”.
V.P.
Terza rata Tari
Ci è stato riferito che l’Ufficio tributi ha inviato la terza e ultima rata della Tari 2026 in scadenza il 31 ottobre del 2026. Ai primi di febbraio del 2026 erano state inviate le prime due rate con scadenza rispettivamente: la prima rata il 28 febbraio 2026 e la seconda rata il 31 maggio del 2026. Circa il 75-80% della cifra totale da pagare. Quindi la terza rata comprenderà il restante 20-25% da pagare. Nel sottolineare che il costo della Tari è interamente pagato dagli utenti, ci è stato assicurato che rispetto al 2025 la somma della Tari di quest’anno subirà solo un lieve aumento per fattori che esulano dal contratto vero e proprio ma per altri fattori dovuti ad adeguamenti fiscali. Staremo a vedere quando ci arriverà la terza e ultima rata della Tari.
A.S.
Il grande architetto genovese realizzò un progetto futuristico in località Solforata
Renzo Piano a Pomezia
Sessanta anni fa, il grande architetto genovese Renzo Piano iniziò a Pomezia la sua straordinaria carriera professionale con un progetto futuristico realizzato nel 1966 in località Solforata. E’ il primo progetto importante dell’allora ventinovenne giovane architetto Renzo Piano e lui non lo ha mai dimenticato tanto da raccontare spesso questa sua prima esperienza:
“Quando progettammo la fabbrica di Pomezia - scrive Renzo Piano - (in realtà uno stabilimento estrattivo per lo zolfo), l’osservazione che feci, banalissima, fu che il costo dello scavo era tutto nel trasporto del materiale, perché ovviamente lo devi portare fin dove lavori. Allora decisi di rovesciare il problema e invece di spostare il materiale, spostai l’edifico. La fabbrica era una struttura fatta a tunnel: man mano che lo scavo procedeva, la parte retrostante del tunnel veniva spostata davanti.
Ciò era reso possibile non solo dalla costruzione modulare, ma anche dalla leggerezza e dalla limitata dimensione dei singoli elementi, che consentivano lo smontaggio e il rimontaggio manuale della struttura”.
Molti però ricorderanno che nei primi anni ‘70 la miniera era costituita dalla zona dello scavo e in esso vi era un impianto, che probabilmente era la struttura progetta da Piano. Sicuramente l’opera di Piano era avveniristica e comunque una pietra miliare nella creatività di questo grande architetto.
Purtroppo di questa opera non ne è rimasto nulla se non il progetto, si sa che l’industria estrattiva era la COMIRO (Compagnia Mineraria di Roma) che comincio la sua attività il 18 ottobre del 1961 e fu chiusa definitivamente a metà degli anni ’80.
Successivamente il materiale lavorato, tramite un lunghissimo nastro trasportatore, passando sopra la strada, arrivava alla fabbrica sulla collina. Ricordo che quel nastro chiamato in tono scherzoso da molti pometini “la transiberiana” si diceva servisse a far si che la fabbrica si trovasse nella zona della Cassa per il Mezzogiorno e quindi si giovasse delle sue sovvenzioni. Il nastro trasportatore fu smontato poco dopo la chiusura della fabbrica.
A.S.
Fotovoltaico a Campo Jemini
Il Gruppo Consiliare del Movimento 5 Stelle di Pomezia ha depositato un’interrogazione a risposta scritta rivolta alla Sindaca Veronica Felici e alla Giunta comunale per fare piena luce sulla vicenda del mega-impianto fotovoltaico a terra denominato “Pomezia 8.72”, previsto in località Campo Jemini. Il progetto prevede l’installazione di circa 10.000 pannelli fotovoltaici su una superficie di ben 8 ettari, accompagnato da 18 espropri di terreni e dalla realizzazione di oltre 5 chilometri di elettrodotto interrato. Un intervento di dimensioni imponenti che sorge a ridosso del centro abitato, destando profonda e giustificata preoccupazione tra i cittadini e il Comitato di Quartiere.
“Comprendiamo e sosteniamo il valore strategico della transizione energetica e delle fonti rinnovabili, ma queste non possono trasformarsi in un’aggressione indiscriminata al nostro territorio, al paesaggio e alla salute pubblica” - dichiarano i consiglieri comunali M5S Renzo Mercanti, Stefania Padula e Luisa Navisse.
Oltre al devastante impatto paesaggistico e all’incremento dei campi elettromagnetici che si sommano ai piloni dell’alta tensione già presenti, il progetto solleva gravi perplessità di carattere ambientale e idrogeologico. Tra queste, il rischio legato alle perforazioni del suolo in una zona caratterizzata da gas radon e la presenza di una zona umida tutelata dal regolamento comunale sul verde.
“Nell’estate del 2024 la Sindaca e la maggioranza tuonavano a mezzo stampa e sui social annunciando battaglie legali e ricorsi contro la decisione della Città Metropolitana” - incalza il Gruppo Consiliare M5S. “Oggi, a distanza di circa due anni da quegli annunci ad uso media, i cantieri e le procedure di esproprio stanno andando avanti. È giunto il momento di verificare se e cosa sia stato fatto concretamente.
I cittadini di Campo Jemini e di tutta Pomezia meritano trasparenza e risposte chiare: è ora che le comode posizioni politiche di facciata esibite esclusivamente a parole lascino il posto al concreto utilizzo degli strumenti legali e amministrativi messi a disposizione dell’Ente.
Noi continueremo a vigilare e a pretendere fatti concreti a tutela del nostro territorio” – concludono i consiglieri del Movimento 5 Stelle.
Movimento 5 Stelle Pomezia