SIMPOSIO
Giuliana Bellorini
Coordinatrice corrispondente
del salotto sede del Simposio
8 marzo, giorno dedicato a LEI, la DONNA
Controcorrente, vogliamo offrire, almeno in questo giorno, un sorriso orgoglioso dei suoi momenti aurei, quelli che l’hanno esaltata al di sopra di ogni convenzione. All’inizio del mondo, la grande Madre che sosteneva i suoi figli era lei, la dea per eccellenza. Poi il sole, che l’aveva fecondata, reclamò il primato. Chissà se le cose sono andate proprio così. La storia ci racconta di testimonianze e l’archeologa Marija Gimbutas ne documenta il primato in molti bellissimi libri.
Nell’organizzazione sociale dell’antica Grecia le donne avevano il governo della casa e la loro partecipazione in pubblico era considerata sconveniente. Ma le protagoniste delle più grandi tragedie greche, considerate massima espressione dell’umanità, sono donne: eroine o vittime a volte crudeli, ma sempre pronte al sacrifico pur di non tradire la coerenza di un ideale che doveva essere un insegnamento da trasmettere alla comunità: Antigone, Alcesti, Elettra, Ifigenia, Ecuba, Cassandra, Medea.
Nell’insuperato capolavoro dell’Iliade, secondo Simon Weill si racconta una guerra durata dieci anni causata proprio dalla bellissima Elena, moglie di Menelao re di Sparta, fuggita con Paride figlio del re di Troia mentre il marito era assente. Quel tradimento viene giustificato in più di una tesi da Gorgia, il sofista, nel suo famoso encomio: che colpa aveva Elena se era troppo bella e se si era innamorata perdutamente?
E la filosofia? Il simposio, momento conviviale per soli uomini, raccontato da Platone per discutere sulla natura di Amore; Socrate, che contraddice tutte le tesi degli amici per ammettere che la vera storia di Eros gli è stata rivelata dalla sacerdotessa Diotima. Erano solo uomini, a teatro, ma si parlava di Lei.
Anche nell’arte è un trionfo assoluto e non solo nella rappresentazione di bei volti e forme aggraziate. Figure espressive di intimi sentimenti sono stati colti nella loro profonda psicologia in donne semplici e per nulla avvenenti. Passioni e tormenti hanno dato vita a versi poetici esaltanti, fino alla sublimazione spirituale descritta da Dante. Beatrice, gentile fanciulla quattordicenne, modesta e pura, è la musa ispiratrice dei più nobili sentimenti che hanno accompagnato il Poeta alle soglie del Paradiso. Né la letteratura, né l’arte, né la musica, esisterebbero senza di lei: la DONNA. Giuliana
YOUNG SOPHIA
Il pensiero dei giovani
LETTERA AD UNA DONNA
di Massimo Ivo Romilov
III liceo, Istituto Santa Lucia Filippini-Nettuno
Non so i vostri volti. Molti dei vostri nomi sono stati cancellati, altri non sono mai esistiti davvero. So però una cosa: senza di voi il mondo sarebbe più povero, più muto, più ingiusto.
Questa lettera nasce per riempire un vuoto. Il vuoto lasciato tutte le volte in cui avete parlato e non vi hanno credute. Tutte le volte in cui avete creato e non vi hanno viste. Tutte le volte in cui avete dovuto scegliere tra essere voi stesse ed essere accettate.
Care donne che avete lottato per la dignità della cultura,
oggi questa lettera diventa lunga perché la vostra attesa è stata lunga. Perché una sola pagina non basta a contenere ciò che vi è stato tolto, né ciò che avete donato.
Dico grazie a voi che avete scritto romanzi mentre il mondo vi chiedeva silenzio. A voi che avete composto musica, dipinto quadri, fatto ricerca, insegnato, pensato teorie rivoluzionarie, e poi le avete viste attribuite a un altro nome, più “adatto”, più credibile, più maschile.
Grazie a chi ha accettato di essere “la moglie di”, “la sorella di”, “l’assistente di”, pur sapendo di essere il cuore pulsante dell’opera.
Grazie a chi ha corretto bozze che erano sue, idee che erano sue, intuizioni che erano sue, e ha sorriso mentre qualcun altro riceveva l’applauso.
E in questo filo silenzioso di donne che hanno trasmesso sapere anche quando il mondo non lo riconosceva, penso a una donna che ho avuto la fortuna di incontrare in un’aula di liceo: la mia professoressa di lingue. A lei va una dedica speciale, perché il suo lavoro non è stato solo insegnare l’inglese e lo spagnolo, ma dimostrare cosa significhi abitare la cultura con competenza, rigore e rispetto, senza mai ridursi per risultare accettabile. In un sistema che spesso riduce l’insegnamento femminile a cura o a vocazione, lei ha scelto la strada della professionalità piena: quella fatta di preparazione solida, metodo, pretese alte, prima di tutto verso se stessa. Ci ha insegnato le lingue come si insegnano le cose che contano davvero: senza semplificare per compiacere, senza abbassare l’asticella, senza chiedere di essere “gentile” per risultare credibile. Ci ha insegnato che le parole hanno peso, che il pensiero va allenato, che la precisione non è arroganza ma rispetto, per ciò che si studia e per chi studia. Ci ha insegnato anche la pazienza di ascoltare, di confrontarsi, di riconoscere il valore di ciascuno, senza mai confondere gentilezza con debolezza. E soprattutto ci ha mostrato che essere donne e professioniste non significa scegliere tra competenza e accettazione: si può avere entrambi, con dignità e determinazione.
Se oggi so che una donna può insegnare senza diminuire la propria forza, se oggi so che la competenza non è arroganza, se oggi so che pensare bene, parlare bene, insegnare bene è una forma di libertà, è anche grazie a lei.
La sua presenza si intreccia con quella di tutte voi:
Questa lettera è per voi che non avete ricevuto ringraziamenti. Per voi che non avete avuto monumenti. Per voi che siete state necessarie, anche quando non siete state riconosciute.
Non siete state fragili. Siete state spezzate e avete continuato a creare. E questo è il gesto più rivoluzionario che esista.
Questa lettera porta il vostro nome, anche se il mondo non l’ha mai imparato.
PERCORSO di
Riflessioni Sospese
con Fabrizia
NOI CITTADINI
DEL MONDO
Educazione alla cittadinanza
Una grande occasione per crescere
MARIO LODI
Docente e pedagogista italiano
Tra i tanti nomi dei pedagogisti del secondo dopo guerra, che hanno contribuito ad una crescita importante della scuola italiana, Mario Lodi è una figura che mi ha sempre incuriosito fin da quando ho iniziato ad occuparmi dell'educazione dell' infanzia. Il suo pensiero rappresenta una fonte inesauribile non solo per gli insegnanti ma per tutti coloro che si occupano dell'educazione e della formazione di un bambino. Venire a conoscenza della sua figura e delle sue idee può aiutare a migliorare le capacità educative di ognuno e a valorizzare adeguatamente le sue teorie.
Una scuola per crescere insieme
Mario Lodi (1922-2014) nato a Piadena (CREMONA) è stato un maestro, scrittore e pedagogista è considerato una delle figure più importanti della pedagogia italiana del Novecento. Le sue idee influenzano ancora oggi l'educazione progressista in Italia.
Il suo pensiero pedagogico si fonda sulla centralità del bambino, sull'apprendimento attivo, sulla cooperazione e l'educazione alla democrazia, ispirandosi alla pedagogia di CELESTINE FREINET.
Celestin Freinet (1896-1966) è stato un pedagogista e insegnante francese, fondatore di un metodo educativo innovativo basato sulla cooperazione, sull'esperienza diretta e sulla partecipazione attiva
degli alunni.
Lodi maestro elementare sosteneva una scuola basata sull'ascolto, la libera espressione e l'esperienza; trasformando la scuola in un laboratorio.
Scuola come comunità educante, ambiente vitale.
Per M.L. la scuola era concepita come un ambiente vitale aperto al territorio, alla società, per formare cittadini liberi, responsabili e pensanti; nella sua classe si imparava attraverso l'esperienza diretta, si discuteva e si decideva insieme. L'ascolto, la creatività e la natura avevano un ruolo centrale; riteneva che mettersi in ascolto dei suoni della natura passando da una condizione passiva ad una attenzione attiva, riconoscere le qualità, i toni e le sfumature dei suoni fosse un modo importante per crescere.
I primi approcci si basano sull'osservazione diretta e sul legame profondo tra l'ambiente e lo sviluppo cognitivo ed emotivo dei bambini; Lodi li incoraggiava ad osservare "le cose vicine" (un prato non sfalciato, un albero in giardino...) per scoprire la vita intensa in ogni stagione, il mondo contadino insegnando le stagionalità e il rispetto per i cicli vitali. Questa pratica stimolava la curiosità e promuoveva una "coscienza ecologica" intesa come
responsabilità di appartenenza al mondo.
L'esperienza partiva sempre dallo stupore davanti ad un fenomeno naturale (come il movimento delle nuvole), che diventava poi lo spunto per ricerche scientifiche, disegni e testi collettivi, integrando così la scienza con l'espressione artistica.
La pedagogia di Mario Lodi è una pedagogia incentrata sul bambino e sulla partecipazione; l'apprendimento avviene attraverso l'esperienza, si impara osservando, sperimentando, facendo ricerca sul campo. Il bambino era considerato un soggetto attivo che costruisce il sapere e non un contenitore da riempire con nozioni.
M.L. rappresenta un pilastro della scuola italiana in chiave democratica.
Membro del Movimento di Cooperazione Educativa, ha trasformato l'aula da luogo di trasmissione di saperi a spazio di vita e democrazia pratica.
L'eredità contemporanea
L'idea di una scuola democratica, inclusiva e partecipativa è ancora molto viva nella scuola italiana contemporanea; la sua eredità è promossa dalla
Casa delle Arti e del Gioco.
Questo centro educativo e culturale si trova a PIADENA DRIZZONA (CREMONA) e vi si svolgono laboratori per bambini, attività artistiche ed espressive, corsi di formazione per insegnanti, corsi di studio della pedagogia attiva ed incontri culturali.
M. Lodi ha scritto libri per bambini e testi di riflessione pedagogica, le sue opere nascono spesso dall'esperienza diretta in classe.
Tra il libri per ragazzi troviamo:
*CIPI'
(1961) Racconto scritto insieme ai suoi alunni: la storia diventa
metafora di libertà, crescita e solidarietà.
*BANDIERA
Storia simbolica che affronta temi come identità e appartenenza.
*IL CIELO SI MUOVE
Narrazione che nasce dall'osservazione e dalla fantasia del bambino.
Tra le opere pedagogiche ricordiamo:
*IL PAESE SBAGLIATO
Proposta di una scuola più democratica.
*COMINCIARE DAL BAMBINO
Sintesi del suo pensiero: partire dall'esperienza e dai bisogni del
bambino.
*C'È SPERANZA SE QUESTO ACCADE AL VHO
Racconto della sua esperienza di maestro in un piccolo paese.