Politicizzare il referendum sulla giustizia è un errore grave
Una riforma di tutti
Se continua così l’istituto del referendum diventerà uno strumento così inutile e svalutato che non varrà nemmeno la pena convocarlo e, se sarà obbligatorio nei casi di modifiche costituzionali, sarà sempre quell’ignobile scontro fra partiti che è sotto gli occhi di tutti; anche se il coinvolgimento diretto dei cittadini dovrebbe rappresentare la fase più alta e più libera per le decisioni che riguardano la modifica delle regole fondamentali della nostra democrazia. Sulla scia del plof di Renzi, che trasformò il referendum del 2016 in un voto sul suo governo e che fece naufragare decisioni sagge ed utili come l’eliminazione del CNEL, anche in questa occasione si sta trasformando il confronto sul merito della proposta referendaria in uno scontro tra partiti basato sugli interessi di partito e di casta. Non c’è dubbio che sia così se si continua a fare dichiarazioni assolutamente inconsistenti sul contenuto e si continua pappagallescamente a dichiarare che il governo vuole sottomettere la magistratura, come se il referendum fosse una norma che riguarda un governo e questa legislatura e senza che in nessun punto, in nessun angolo, con nessuna interpretazione logica e letterale sia possibile evincere un intento che non sia, in realtà, quello invece di liberare la magistratura dalla melma del correntismo di parte e dei giochi di potere. Il fatto eticamente più significativo è la discesa in campo del sindacato dei magistrati che, come un partito politico,sta facendo una campagna di informazione basata su vere e proprie falsità contribuendo ulteriormente a ridurre il livello di consenso di cui gode la magistratura dopo i chiari segni di ideologizzazione che ha dato, negli anni, a partire da “mani pulite”.
Il capo indiscusso di quel sindacato ne ha scritto in due libri, ne ha documentato, fatti nomi e dettagli; ha descritto e documentato di una magistratura corrotta e di un sistema basato sulla spartizione e non sui meriti; ma il sistema ha attutito i colpi con una potente azione degli anticorpi ed i danni subiti sono stati decisamente lievi.
Ora questi stessi anticorpi sono mobilitati per evitare che il parlamento apporti quelle modifiche necessarie per completare una riforma che fu iniziata da Giuliano Vassalli: un partigiano, un costituzionalista, un socialista che diede vita alla prima fase del processo accusatorio e che anticipò il suo completamento proprio con quanto è oggi oggetto di confronto referendario. Se comprendo la posizione di partiti come quello di Conte, manettaro da sempre e idealisticamente del tutto inconsistente, se comprendo la sua posizione sempre allineata sul più bieco populismo e sull’opportunismo del momento, non riesco a comprendere la posizione di grandi partiti come il PD e di molti dei suoi dirigenti che sparano falsità e slogan riguardo una riforma che non ha niente di destra o di sinistra.
Una riforma che vuole sottolineare la diversificazione dei ruoli nel processo penale con un accusatore, un difensore ed un giudice superpartes, la differenziazione delle carriere e delle funzioni in modo da evitare connubi innaturali, le scelte funzionali basate sul merito e non sulle appartenenze politiche ed, infine, la possibilità che il magistrato che sbagli in modo doloso possa rispondere dei suoi errori come tutti gli altri professionisti in questo Paese. In nessun punto, in nessun momento, le decisioni vengono prese dalla politica per cui in nessuna occasione ci può essere ingerenza sulla capacità della magistratura di essere indipendente. Non è chiaro perché oggi il PD, come partito, si sia schierato contro questa riforma e non credo che si possa ancora parlare di riconoscenza per quel miliardo di lire che entrò in via delle botteghe oscure e che il Dr. Di Pietro non seppe mai dire a che piano fu consegnato.
Da notare che oggi il simbolo di “mani pulite” Antonio di Pietro è impegnato nella campagna in favore del SI e lo fa, in “dipietrese” e con motivazioni estremamente convincenti Se l’intento è quello di dare una spallata “alla Meloni”, è tempo perso, perché il governo non cadrà comunque e si sarà persa un’altra occasione per fare una riforma indispensabile non ad accelerare i processi ma a renderli più giusti che è il primo obiettivo della giustizia. Molti esponenti della sinistra, molti magistrati indipendenti, molti intellettuali non iscritti nel libro paga di alcun partito, appoggiano questa riforma che non è solo necessaria ma è indispensabile per un sistema giudiziario che ha bisogno di credibilità perché esso amministra il bene essenziale di un consesso sociale: la Giustizia. I cittadini diventano legislatori: leggano con attenzione il quesito referendario, si documentino in rete, chiedano a persone libere ed informate e poi decidano in proprio perché essi solo i destinatari della riforma.
Sergio Franchi
Il Comune di Anzio ha l’obbligo di dare risposte alle giuste istanze dei cittadini
Faggioni sollecita risposte
Riceviamo in copia ed integralmente pubblichiamo la lettera che l’Arch. Faggioni, con toni esasperati, ha scritto al Comune di Anzio in merito all’annoso problema del catasto stradale. Riteniamo che il Comune di Anzio e la responsabile alla trasparenza in particolare, abbiano l’obbligo di dare riscontro alle richieste di chiarimenti che un cittadino, anche in nome di altri cittadini, rivolge all’Ente pubblico con lo strumento formale della Posta Elettronica Certificata. Le mancate risposte a quesiti leciti costituiscono un atto di mancato rispetto nei confronti dei cittadini e di scarso senso del concetto di democrazia partecipata. Le risposte e le puntualizzazioni possono anche costituire elementi di rettifica di eventuali inesattezze che possano rilevarsi nel quesito.
Spett. Comune di Anzio alla c.a. di: Sindaco Dott. A. Lo Fazio, Ass.re LL.PP. Avv. P. Di Dionisio, Presidente C. C. Dott. G. Federici, Segretario Generale Dott.ssa F. Tedeschi, Resp. Segreteria del Sindaco Dott. G. Del Giaccio.
Egregi Signori, La presente dopo una serie di mancate risposte da parte di Codesta Amministrazione alle seguenti Istanze di Accesso agli Atti e successivo sollecito corrispondenti ai seguenti numeri del Vs. protocollo: 0050673 del 19/05/25- 0113002 del 02/10/25- 0130905 del 17/11/25- 0143824 del 29/12/25
Come già scritto le suindicate istanze riguardavano direttamente e/o indirettamente il proseguimento da parte di Codesta Amministrazione dell’iter di procedure necessarie alla definizione e classificazione secondo leggi e normative vigenti di tutte le strade presenti nel territorio comunale al fine di redigere il Piano Catastale Stradale Comunale, come d’obbligo annuale di tutti i comuni della Regione Lazio.Tale obbligo è stato scientemente omesso e disatteso dal Comune di Anzio da oltre 41 anni !!!, (non ostante ripetute segnalazioni avvenute nell’ultimo decennio).
Fatto decisamente riprovevole per Codesta Amministrazione in carica è quello di non aver dato alcun seguito alla Delibera della Commissione Prefettizia n 27 del 15/05/24 che prevedeva e stabiliva L’urgenza di definire e classificare le strade del quartiere urbano di Lavinio, strade tutt’ora illegittimamente definite come “vicinali”, con conseguente penalizzazione/vessazione contributiva per circa 8000 ignari cittadini. Ciò è accaduto e continua ad accadere in conseguenza della arbitraria Delibera di C.C. n 561 del 1983, delibera che, per continuare a compiacere e favorire qualcuno, (evidentemente oggi come allora), ha confinato e istituzionalizzato il quartiere come un vero e proprio “ghetto” per cittadini di tipologia inferiore. Egregi Signori, come cittadino faccio riferimento a leggi e norme dello Stato Italiano, quale nel presente caso il Dlgs n 33/2013, e Codesta Amministrazione, intesa come insieme di singoli componenti responsabili ciascuno per il proprio ruolo, è obbligata a rispondere alle istanze regolarmente presentate. Personalmente non sono disposto a tollerare questi fenomeni di bullismo amministrativo e gestionale, che ripropongono in modi più edulcorati e subdoli, arroganti e illegittimi comportamenti che hanno caratterizzato i “compromessi” precedenti governi locali. Sono costretto a riscontrare che a questo genere di misero atteggiamento di “ politica di basso livello “ appartiene di fatto la recente Delibera n 227 del 18/12/25, delibera sfacciatamente pleonastica e dilatoria rispetto al grave ed urgente problema della definizione e classificazione delle strade del territorio. Inoltre, a tale proposito, avendo rilevato nel testo della suindicata delibera la frase “...sono emersi alcuni aspetti particolari inerenti il Consorzio di Lavinio S. Olivo S. Anastasio”..., chiedo che mi sia esaurientemente chiarito quali sono e quali conseguenze abbiano tali “aspetti particolari”. Per tutto quanto sopra espresso, invito formalmente per l’ennesima volta i destinatari della presente, vecchi e nuovi, ciascuno per il proprio ruolo retribuito dai cittadini, a rispondere entro e non oltre i termini di legge in modo puntuale ed esauriente a ciascuno degli Accessi agli atti nonché alla presente indicando, infine, quali saranno le tempistiche procedurali per l’approvazione da parte del Consiglio Comunale del Piano Catastale Stradale Comunale di Anzio.Ovvio che, nel caso di assenza delle dovute risposte e della indicazione di un concreto e sollecito programma di lavoro, sarà mio dovere civico informare dell’intera preoccupante ed illegittima situazione la cittadinanza e non solo.
Distinti saluti.
Arch. Fabrizio Faggioni
Murale vandalizzato
“I responsabili dell’atto vandalico al murale che celebra il centenario del cavo Italcable, nel piazzale antistante la caserma Santa Barbara, dovranno pagare”.
Lo afferma il sindaco di Anzio, Aurelio Lo Fazio, a seguito di quanto avvenuto la notte scorsa, con buona parte del murale realizzato nel corso di “Think tank art” e in collaborazione con il Liceo artistico “Pablo Picasso”, coperto.
“La polizia locale sta svolgendo tutti gli accertamenti del caso, saranno elevate le sanzioni previste e rimossi i manifesti. Speriamo che l’opera non sia stata danneggiata, ma questo la dice lunga sul senso di rispetto verso la cosa pubblica. Mi auguro – aggiunge – che questo gesto non sia parte di un disegno più ampio che vede gettare indiscriminatamente rifiuti verdi, ingombranti o imbrattare muri. Tutti gesti inqualificabili e intollerabili”.
Giovanni Del Giaccio
Staff Sindaco di Anzio