Ospiterà un complesso residenziale da 180 appartamenti
Ex bullonificio
L’area dell’ex bullonificio a breve ospiterà un complesso residenziale, composto da 180 appartamenti, locali commerciali e un teatro da 350 posti a sedere. Dopo anni di silenzio e di incertezza sulla sorte dello spazio infatti, da pochi giorni sono partiti i lavori che porteranno alla riqualificazione dell’area, che fino al 2011 ha ospitato un’attività industriale. Negli anni ’60 e ’70 infatti l’area tra via Monteverdi e via Verdi ospitava un bullonificio, fabbrica importante che dava lavoro a diverse famiglie apriliane e tanto presente nella memoria collettiva da lasciare il nome anche dopo la demolizione della fabbrica. Da allora il silenzio quasi assoluto, sebbene un progetto esiste e porterà alla realizzazione di nuovi appartamenti. La convenzione in oggetto risale al 2009, in seguito il Comune di Aprilia ha autorizzato anche la variante urbanistica per il cambio della destinazione d’uso. Dopo un iter durato 17 anni ora qualcosa sembra essersi mosso e l’attività ferve all’interno dell’area, trascinandosi dietro però dubbi sull’impatto della nuova edilizia residenziale, in un’area dove il traffico risulta essere particolarmente intenso.
Francesca Cavallin
Le dichiarazioni di Pietro Fazio dell’Udc per il futuro governo della città
Confronto prima delle alleanze
La riflessione avviata in questi giorni sul futuro di Aprilia non può ridursi a un esercizio di memoria né a un richiamo generico all’identità della comunità. Essa riguarda, in modo diretto, il metodo con cui si intende costruire il governo della città e il rapporto reale tra politica e cittadini. Dopo la conferenza stampa del centro sinistra, a lasciare dichiarazioni pubbliche sul futuro del territorio è Pietro Fazio dell’Udc.
“In una fase segnata da un profondo cambiamento del quadro istituzionale locale, la partecipazione democratica non è un tema accessorio né uno slogan utile a legittimare percorsi già definiti. È, al contrario, uno snodo decisivo che chiama in causa la credibilità di chi oggi si propone come alternativa di governo. Negli ultimi anni la distanza tra cittadini e istituzioni non si è ampliata per disinteresse civico, ma per la crescente percezione che le scelte fondamentali vengano assunte altrove, prima ancora che nel confronto pubblico. Una distanza che rischia di accentuarsi quando il dibattito politico sembra concentrarsi più sulla costruzione delle alleanze che sulla definizione di una visione chiara, verificabile e condivisa per la città”.
“Il periodo di gestione commissariale, prosegue Fazio, non può essere considerato un tempo neutro, né tantomeno uno spazio da occupare con esercizi di posizionamento politico. È un tempo che dovrebbe essere utilizzato per chiarire priorità, responsabilità e strumenti di governo, non per anticipare schieramenti senza aver prima definito contenuti. In questo quadro emerge un elemento di incoerenza che merita attenzione: avviare il confronto pubblico partendo dalle alleanze, prima ancora di aver chiarito programmi, metodi e criteri di decisione, significa rovesciare il senso stesso della partecipazione. Le alleanze dovrebbero rappresentare l’esito di un confronto serio; trasformarle nel punto di partenza rischia di irrigidire il dibattito e di allontanare ulteriormente i cittadini. Partecipare non significa essere semplicemente convocati a sostenere percorsi già tracciati. Significa poter incidere sulle scelte, conoscere chi decide, comprendere come vengono assunte le decisioni e con quali responsabilità. In assenza di questi elementi, la partecipazione rischia di ridursi a una cornice simbolica, utile più alla comunicazione politica che alla qualità della democrazia. Particolare attenzione meritano i temi dell’ambiente e della salute pubblica, che incidono direttamente sulla vita delle persone. Anche in questo ambito, le enunciazioni di principio non sono sufficienti. Le difficoltà più volte emerse nel costruire strumenti strutturati di confronto e monitoraggio evidenziano una distanza tra dichiarazioni e capacità di dare vita a percorsi stabili, trasparenti e responsabili. La partecipazione non può essere evocata a intermittenza né adattata alle convenienze del momento. Fondamentale resta il ruolo dei corpi intermedi, associazioni, comitati, realtà sociali, che non possono essere utilizzati come strumenti di legittimazione occasionale, ma devono essere riconosciuti come interlocutori permanenti, nel rispetto dei ruoli e delle istituzioni. Come Unione di Centro per la città di Aprilia, riteniamo che la partecipazione democratica debba essere tutelata da ogni forma di strumentalizzazione. Promuovere la partecipazione significa assumersi la responsabilità di rendere chiari i processi decisionali, i soggetti chiamati a decidere e i limiti entro cui tali decisioni vengono assunte. In questa prospettiva diventa indispensabile recuperare anche un autentico galateo della politica, fondato sulla chiarezza delle posizioni, sulla sobrietà del linguaggio e sulla coerenza tra parole e comportamenti. La fiducia non si costruisce con dichiarazioni di principio, ma con metodi riconoscibili e scelte conseguenti. Se esiste un terreno comune da cui ripartire, esso non può che fondarsi su partecipazione reale, responsabilità esplicite e rispetto reciproco. Solo così può aprirsi una nuova stagione civica, nella quale la politica torni a essere servizio e costruzione condivisa, e non semplice competizione tra schieramenti. La partecipazione è una scelta quotidiana. È una responsabilità collettiva. È una prova di coerenza, prima ancora che una parola”.
P.N.