La scorsa settimana l’udienza dinanzi al secondo collegio del Tribunale di Latina
Iniziato il processo Assedio
La bomba piazzata sul cancello della Nuova Tesei Bus, l’omicidio Palli e l’appalto per il trasporto pubblico locale. Su queste tre questioni si è articolata l’udienza del processo Assedio, svoltasi dinanzi al secondo collegio del Tribunale di Latina, composto dai giudici Nadile, Zani e Trapuzzano.
Ancora una volta è stata l’accusa, rappresentata dal pubblico ministero della Dda di Roma, a prendersi la scena. In aula è stato sentito di nuovo il colonnello dei carabinieri all’epoca dei fatti comandante del reparto territoriale di Aprilia. E si parte dall’8 gennaio 2020 quando ignoti piazzarono un ordigno sul cancello della società di trasporti Nuova Tesei Bus. Un atto intimidatorio che scosse l’intera città.
“Il giorno successivo un familiare dell’imprenditore titolare si presenta in caserma per denunciare l’episodio – spiega Barbera – ma non fornisce alcuna indicazione utile, non ha sospetti e non si spiega come possa essere accaduto.
Nelle settimane successive intercettiamo un paio di conversazioni utili per avere un quadro più chiaro sia sull’episodio relativo alla bomba sia sul comportamento assunto dal gruppo di affiliati. In particolare, l’imprenditore coinvolto si incontra con un socio e gli chiede di salutargli una terza persona. Poi quest’ultimo, parlando dell’attentato, lo tranquillizza spiegandogli che il gruppo aveva già individuato il responsabile (“un deficiente che aveva fatto di testa sua”) e che l’imprenditore non avrebbe avuto conseguenze. In un’altra conversazione tra i due si racconta di come l’imprenditore fosse andato da lui con un “regalo” per ringraziarlo dell’interessamento del gruppo dopo l’atto intimidatorio”.
Ma per i carabinieri e l’antimafia, in realtà, sono proprio loro, alcuni componenti del gruppo, i responsabili degli attentati contro la Nuova Tesei Bus. Atti intimidatori eseguiti per “costringere” l’imprenditore a chiedere protezione al gruppo.
Centrale nella ricostruzione del colonnello dei carabinieri è stata la questione dell’affidamento del trasporto pubblico locale che, secondo l’accusa, sarebbe stato “pilotato” in favore della Nuova Tesei Bus.
“Più di un mese prima della pubblicazione del bando di gara – spiega Barbera – i fratelli titolari erano già in possesso del documento.
L’imprenditore coinvolto, intercettato con un collaboratore, si mostrava però preoccupato per l’atteggiamento del dirigente responsabile del procedimento. Lo vedeva “moscio” e glielo disse anche ad un suo collega. Il collega rispose che “bisognava dargli una rinfrescata”.
Il 21 ottobre 2019 la commissione giudicatrice aveva eseguito l’apertura delle buste con le ditte ammesse, tra cui la Nuova Tesei Bus, e successivamente espresso delle prime valutazioni sulle aziende che avevano fatto “allarmare” il sindaco, il vicesindaco e l’assessore, probabilmente perché anche una delle concorrenti aveva ottenuto punteggi alti.
La sera stessa l’assessore e un referente politico vengono intercettati e parlano della preoccupazione del sindaco.
“L’assessore – spiega Barbera – rassicura il referente informandolo che aveva parlato con il dirigente responsabile e che gli aveva ricordato che la decisione finale spettava ai politici. Il referente risponde esclamando che “la commissione è nostra”.
Ma il 6 novembre una delle aziende concorrenti appariva, secondo le valutazioni della commissione, ancora in una posizione favorevole rispetto all’azienda dei fratelli titolari.
“Poi – conclude Barbera – il 13 novembre alla lettura dei punteggi finali la prima classificata era proprio l’azienda dei fratelli titolari”.
Alessandro Piazzolla
Situazione non drammatica per il territorio apriliano
Rischio idrogeologico
Il disastro di Niscemi riaccende i riflettori sui rischi idrogeologici del nostro paese, dove malgrado gli interventi e i finanziamenti a pioggia per la prevenzione, continuano a restare più elevati i costi per la ricostruzione e per gli interventi di ripristino post evento calamitoso. I dati divulgati dall’ultimo rapporto dell’Ispra (Istituto Superiore per la Protezione la Ricerca Ambientale), sembrano non lasciare troppi dubbi al riguardo: il 94,5% dei comuni italiani è esposto al rischio di frane, alluvioni, valanghe ed erosione costiera e circa 8 milioni di abitanti risiedono in territori considerati vulnerabili dal punto di vista idrogeologico.
La superficie a rischio frana, secondo quanto riportato dal rapporto, è aumentata del 15% in soli 3 anni, esponendo quindi 742.000 edifici e 75.000 imprese al pericolo di crollo per smottamenti o alluvioni. Tra le regioni più a rischio, la Campania, la Toscana, la Liguria e l’Emilia Romagna, mentre il Lazio, pur non figurando tra le regioni più a rischio, ha visto aumentare il rischio concreto del verificarsi di eventi calamitosi: le frane mettono a rischio “solo” il 2,2% della popolazione (1.284.960 persone), il 4% degli edifici (742.192), l’1,5% delle imprese (74.974) e il 6,1% dei beni culturali (13.966 Più critica la situazione per quanto riguarda il rischio di alluvioni, che espongono l’11,5 % della popolazione (6.818.375 persone), l’11,8% degli edifici (1.549.759), il 13,4% delle imprese (642.979) e il 16,5% dei beni culturali (33.887).
Una situazione non di certo rosea ma neanche drammatica, se confrontata con i numeri che riguardano le regioni più esposte. E così anche il territorio di Aprilia, dove non mancano le zone a rischio, sembra registrare numeri non sconfortanti. Il rischio frane riguarderebbe infatti solo 119 persone su una popolazione di oltre 74 mila abitanti (pari a 0,2%), 64 edifici, 6 imprese (0,1%), concentrandosi principalmente a Fossignano, in zona Camilleri, zona La Gogna e Buon Riposo, mentre le alluvioni potrebbero riguardare appena lo 0,1% della popolazione (54 persone), 15 edifici (0,1%), sole 2 imprese, concentrando l’area a rischio a via delle Valli e Campoverde. Eppure paradossalmente, mentre Aprilia non riesce spesso a portare a casa fondi sufficienti per risolvere problemi incancreniti nel tempo (come la bonifica dei siti inquinati o l’adeguamento antisismico degli edifici strategici), non risulta fanalino di coda per quanto riguarda gli investimenti preventivi: il governo infatti per i progetti volti alla mitigazione del rischio idrogeologico ha investito negli anni almeno 10 milioni di euro in due tranche. Nulla di cui lamentarsi, tenuto conto che negli ultimi 25 anni in Italia sono stati finanziati 26.000 progetti di messa in sicurezza, per un importo complessivo pari a 19,2 miliardi di euro.
Francesca Cavallin