Mengozzi ha presentato una mozione in Consiglio in memoria dei lavoratori
Ricordiamo i caduti sul lavoro
Condivido l’iniziativa del Pd di Pomezia e del suo segretario Stefano Mengozzi, che in occasione del 1 Maggio, Festa delle Lavoratrici e dei Lavoratori, ha presentato una mozione per il consiglio comunale dedicata alla memoria dei caduti sul lavoro e alla promozione di politiche concrete per la sicurezza e la dignità del lavoro.
“La proposta nasce dalla consapevolezza – ha sottolineato Stefano Mengozzi, segretario del Pd di Pomezia - che Pomezia è, storicamente, “la città del lavoro”, cresciuta grazie allo sviluppo industriale e al contributo di migliaia di lavoratrici e lavoratori. Ma proprio per questo, il tema della sicurezza nei luoghi di lavoro rappresenta oggi una priorità non più rinviabile. I dati sono drammatici: in Italia nel 2025 si sono registrati oltre mille morti sul lavoro, mentre a livello locale, tra il 2020 e il 2024, a Pomezia si contano 3.736 infortuni, di cui 12 mortali, con una media di circa due incidenti al giorno . Numeri che raccontano una realtà che non può essere ignorata. Con questa mozione, il Partito Democratico chiede un impegno forte e concreto all’amministrazione comunale attraverso tre direttrici principali:* Memoria e riconoscimento, con l’intitolazione di una via o di uno spazio pubblico ai “Caduti sul lavoro” e la realizzazione di un monumento commemorativo; Prevenzione e controllo, attraverso l’istituzione di un tavolo permanente per la sicurezza e la qualità del lavoro, coinvolgendo sindacati, imprese ed enti preposti; Sensibilizzazione e cultura, promuovendo iniziative pubbliche, anche proprio in occasione del 1° Maggio, per rafforzare la consapevolezza sul tema della sicurezza e dei diritti. Ricordare chi ha perso la vita lavorando non è solo un atto simbolico ma un dovere civile e politico. La memoria deve tradursi in azione: più controlli, più sicurezza, più dignità per ogni lavoratore e lavoratrice. In occasione del primo maggio, il Partito Democratico di Pomezia ribadisce il proprio impegno per un modello di sviluppo che metta al centro la persona, la qualità del lavoro e il rispetto delle regole. Perché il lavoro non può e non deve mai costare la vita”.
Nel mio libro “Pomezia citta del lavoro” ho raccontato la storia dell’industrializzazione a Pomezia. Un insediamento industriale avvenuto rapidamente e spesso senza regole con gravi disagi per i lavoratori ivi impiegati. Una crescita industriale ed abitativa della città iniziata nel 1955, con l’arrivo della Cassa per il Mezzogiorno, e non accompagnata da servizi adeguati, soprattutto nel settore sanitario. Infatti la prima struttura sanitaria a Pomezia è stata nel 1971 con la realizzazione della clinica privata Sant’ Anna, che ha attivato il pronto soccorso nel 1980. Prima di allora i residenti e chi vi lavorava erano costretti, in caso di infortuni o altri problemi di salute, a recarsi presso il pronto soccorso degli ospedali più vicini: il Sant’Eugenio di Roma o quello di Albano.
Una situazione sanitaria insostenibile sia in un settore quello edilizio che ha riguardato migliaia di lavoratori impegnati sia nella realizzazione dei capannoni che nella crescita abitativa della città, e sia per le altrettante migliaia di lavoratrici e lavoratori delle fabbriche, dove le condizioni erano spesso da sfruttamento, soprattutto in quelle più piccole e quindi meno controllate. Una situazione di sfruttamento e di mancanza di prevenzione e tutela sanitaria che ha provocato negli anni migliaia di infortuni e anche tanti morti sul lavoro.
Ma ecco un passaggio nel libro “Pomezia citta del lavoro” del capitolo “Ragazze belle e impossibili” che spiega bene le condizioni del lavoro femminile nelle fabbriche :
“Sono entrata a lavorare alla Industria Confezioni Pomezia, meglio conosciuta come Mas, nel 1958, poi nel 1966 diventò Mac Queen. La fabbrica produceva abbigliamento per uomo. - mi ha raccontato alla fine degli anni ’90 Gisella Collinelli, operaia e sindacalista Cgil - Avevo quindici anni ed ero ancora una ragazzina. Il primo giorno di fabbrica mi tolsi per la prima volta i calzini perché dissi a mia madre che mi vergognavo di presentarmi così. Entrai con il primo gruppo nella nuova fabbrica ed eravamo all’incirca una sessantina di operaie di Pomezia e delle zone vicine. Prima avevamo fatto un breve corso di circa tre mesi nei locali dell’asilo comunale di via Pier Crescenzi. Più che altro ci insegnavano ad usare la macchina da cucire elettrica.
Ricordo che con me vi era Rosalba Cargoni, Italia in Morbinati, Gina Celli, la De Paolis. All’inizio ci davano dodicimila lire al mese che io consegnavo in casa. Partivamo da casa all’alba con la scatoletta di metallo con il mangiare ed uscivamo dalla fabbrica la sera, dopo che avevamo pulito i laboratori ed i bagni. In inverno era buio e per farci coraggio tornavamo a casa in gruppo cantando e guardando con terrore i cani che ci aspettavano davanti ai casali abbaiando”.
E’ stato difficile ambientarvi nella vita di fabbrica?
“Per me non tanto perché precedentemente già lavoravo. Infatti ero andata già all’età di dodici anni ad imparare il mestiere di sarta da Liliana Puppini. Venivamo tutte da famiglie di operai, contadini e braccianti, quindi abituate ai sacrifici, malgrado ciò, soprattutto all’inizio, le condizioni di lavoro erano dure anche per ragazze come noi abituate alle privazioni. Ricordo che soprattutto in estate il caldo torrido, unito agli odori forti che impregnavano i laboratori, rendeva l’aria irrespirabile. Una volta, proprio in estate, al cambio di turno svennero una cinquantina di ragazze”.
Quando iniziarono le prime battaglie sindacali?
“All’inizio non vi era nessuna legge che proteggeva i lavoratori. Se una ragazza si sposava veniva licenziata per evitare problemi legati alla maternità. Ricordo che il primo sciopero lo facemmo nel 1961 proprio per difendere una compagna di Ardea che era stata licenziata perché si era sposata. Lei fu costretta ad andare via ma noi continuammo la lotta fino a quando non ci assicurarono che questo non sarebbe più accaduto. Fu allora che imparai la prima volta, facendo i picchetti per non fare entrare le compagne, la parola crumiro. Ma la direzione cambiò tattica. E’ vero non licenziava più quando una si sposava. Lo faceva dopo quando questa rimaneva incinta. Ricordo allora che per difendere il posto ad Ida Di Fiori, una compagna di Ardea che era rimasta incinta, noi in fabbrica la proteggemmo per tre mesi, fino a quando poté portare il certificato medico per entrare in maternità. Gli davamo di nascosto i limoni per non farla vomitare e facevamo a turno parte del suo lavoro. Alla fine la dolce Ida fu la prima mammina della Mas. Nel frattempo ci organizzammo per tutelare i nostri diritti ed il primo sindacato che entrò in fabbrica fu la Cgil. Allora veniva da Roma la signora Nedda Giorgi che ci seguiva. Riuscimmo, sempre in quel periodo, all’inizio degli anni ’60, a fare la prima commissione interna. E si tennero le prime elezioni. La prima delle elette impaurita dalla direzione non accettò, io ero la seconda e decisi di impegnarmi. Venivo da una famiglia che aveva tradizioni socialiste, mio padre Andrea Collinelli è stato tra i fondatori del partito socialista a Pomezia. Appena i capi seppero che avevo accettato incominciarono le prime persecuzioni. Per aver dimenticato di cucire una etichetta mi affibbiarono una sospensione di due giorni e mezzo. Appena arrivò la nomina della Cgil smisero, anche se mi tenevano sempre di mira. Ero giovanissima e credo di essere stata la prima delegata di fabbrica e forse anche la più giovane. Da allora ho seguito tutte le vicissitudini della fabbrica e le sue lotte fino alla chiusura. Sono rimasta sempre orgogliosamente operaia e sindacalista ed anche ora che sono in pensione curo per la Cgil il settore dei pensionati”.
Antonio Sessa
Migliorata la sicurezza e l’ordine in via Turati
Nuova segnaletica
Un intervento semplice ma concreto, capace di migliorare sicurezza, ordine e vivibilità urbana. È quanto avvenuto nel complesso residenziale “B” di Via Filippo Turati, proprietà dell’ATER della Provincia di Roma, dove nelle scorse settimane è stata realizzata la nuova segnaletica orizzontale e verticale nel piazzale antistante la via.
L’iniziativa nasce dalla collaborazione tra alcuni residenti del quartiere e l’Amministrazione comunale di Pomezia, a seguito di un incontro avvenuto nel mese di marzo per discutere delle principali criticità della zona. Dopo appena un mese, le richieste avanzate dai cittadini hanno trovato una risposta concreta attraverso lavori che hanno prodotto immediati benefici.
Particolarmente significativo il miglioramento registrato negli orari di ingresso e uscita degli studenti del plesso scolastico adiacente, momento in cui il traffico e il passaggio pedonale risultano maggiormente intensi. La nuova segnaletica ha infatti contribuito a rendere più ordinata e sicura la circolazione di veicoli e pedoni, aumentando la fruibilità dell’area e riducendo situazioni di potenziale pericolo.
Grande la soddisfazione espressa dai residenti del complesso, che hanno sottolineato la rapidità e l’efficacia dell’intervento, definendolo un importante segnale di attenzione verso il quartiere. Secondo i cittadini, il nuovo assetto ha restituito un maggiore ordine e vivibilità all’intera zona.
Nel messaggio di ringraziamento rivolto alle istituzioni locali, i residenti hanno voluto riconoscere l’impegno e la disponibilità dimostrati dal Sindaco Veronica Felici, dall’Assessore Pino Francioni e dal Consigliere Comunale Marco Polidori, presenti all’incontro con i cittadini.
“Un doveroso segno di riconoscimento per quanto realizzato in tempi brevissimi”, si legge nella nota diffusa dagli abitanti del complesso, che si dichiarano fiduciosi anche per futuri interventi finalizzati alla valorizzazione dell’area e al rafforzamento del senso civico della comunità.
L’episodio rappresenta un esempio positivo di collaborazione tra cittadini e istituzioni, dimostrando come il dialogo e l’ascolto del territorio possano tradursi in azioni rapide e concrete a beneficio dell’intera collettività.