Presentato il libro “La biblioteca delle cose non fatte”
Gessica Montironi
Grande partecipazione sabato 23 maggio presso la Biblioteca Civica Ugo Tognazzi di Pomezia per la presentazione del primo libro della psicopedagogista Gessica Montironi, “La biblioteca delle cose non fatte”.
Ci sono libri che si leggono velocemente. E poi ci sono storie che restano dentro, capaci di riaprire cassetti dimenticati e dare voce a tutto ciò che, almeno una volta, abbiamo lasciato in sospeso.
È proprio da questa riflessione che nasce il libro di Gessica Montironi, giovane professionista del territorio, presentato davanti alla comunità di Pomezia nella suggestiva cornice della biblioteca cittadina.
Ad accompagnare l’autrice in questo intenso viaggio nel mondo delle emozioni è stata la psicoterapeuta Gloria D’Amore, da anni impegnata nel lavoro clinico e territoriale.
Ad aprire l’incontro è stato il consigliere Marco Polidori, e successivamente il Sindaco Veronica Felici ha sottolineato il valore della comunicazione autentica e delle relazioni umane, soprattutto in un tempo dominato dalla velocità e dagli schermi: “La riflessione è rivolta ai più piccoli, perché rappresentano ancora quella parte che possiamo aiutare a crescere con consapevolezza. Ma anche gli adulti custodiscono storie di cose non dette e non fatte per paura. Questo libro può aiutare i bambini ad affrontare la vita, perché le relazioni e la comunicazione non esistono solo dietro uno schermo. La modernità non deve mai minare la libertà e il coraggio di scegliere”.
Al centro della storia c’è Leo, un bambino di otto anni che avverte dentro di sé un peso difficile da spiegare. Un piccolo sassolino nel cuore che sembra comparire ogni sera, senza un motivo apparente. Sarà l’incontro con un misterioso Custode, guardiano di una biblioteca piena di scatole, ad accompagnarlo nella scoperta delle “cose non fatte”: parole trattenute, gesti rimandati, emozioni lasciate in sospeso.
“Le cose non fatte non servono a punire” racconta l’autrice “ma a ricordarci che possiamo ancora scegliere”.
Un messaggio delicato ma potente, che invita bambini e adulti a riconoscere le proprie fragilità senza vergogna, accettando l’idea che non sia necessario essere sempre perfetti.
Per Gessica Montironi, infatti, il libro rappresenta anche uno strumento di prevenzione emotiva: un invito a educare all’ascolto di sé, alla possibilità di sbagliare e al coraggio di riprovarci.
Pagina dopo pagina, “La biblioteca delle cose non fatte” accompagna il lettore dentro le emozioni e le scatole di Leo. Ma ben presto diventa chiaro che quelle scatole non appartengono soltanto a lui.
Sono, in fondo, le scatole di ciascuno di noi.
E forse, prima o poi, tutti dovremmo trovare il coraggio di riaprirle.
Paolo Borgi
Il noto giornalista d’inchiesta e conduttore di Report ha incontrato gli studenti
Ranucci al liceo Pascal
“Il primo pericolo è quello di informarsi solo attraverso i social, che però sono nati come strumenti di condivisione, non di informazione. Per questo, il meccanismo algoritmico con cui girano le notizie non privilegia la verità, ma la loro notiziabilità, cioè la capacità di generare click. Tuttavia, data la sfiducia crescente verso giornali e telegiornali, in pochi si pongono il problema. E questa è una trappola, perché così possono circolare fake news o video manipolati, solo perché sono attraenti” (S. Ranucci, Navigare senza paura – il libro per giovani esploratori digitali, ape junior ed., 2026).
Con immenso piacere da parte di tutta la nostra comunità scolastica, l’11 maggio scorso abbiamo avuto ospite Sigfrido Ranucci, noto giornalista d’inchiesta e conduttore della trasmissione Report. Il desiderio, manifestato con forza dai nostri allievi già nei mesi scorsi, di poter discutere con Ranucci di una tematica molto vicina a loro e quanto mai cogente in questo periodo storico, “Social media e informazione”, è diventato realtà grazie a questo incontro nel quale sono stati messi in luce, in tutte le loro sfumature, i rischi di un uso indiscriminato e non consapevole del digitale, le potenzialità ma anche le criticità legate all’Intelligenza artificiale, la necessità del vaglio delle fonti, l’importanza di non derogare al proprio senso critico, diventando schiavi di questi strumenti e rischiando di non distinguere più il vero dal falso. Ranucci ci ha poi fatto dono della sua esperienza sul campo, raccontandoci episodi legati alla sua attività e ad alcune tra le inchieste più impegnative, trasmettendoci lo spirito con cui esse sono state condotte, quello spirito che non deve mancare a chi volesse – e ce ne sono vari tra i nostri studenti - intraprendere la carriera di giornalista.
“Mi ricordava sempre – a proposito del suo padre professionale e mentore Roberto Morrione – che non si può fare del buon giornalismo se non si ha dentro di sé l’amore per la cosa pubblica e la consapevolezza che le nostre inchieste rimarranno testimonianze indelebili” (S. Ranucci, La scelta, Bompiani ed., 2024).
Non possiamo che ringraziare Ranucci per il tempo che ci ha dedicato, rispondendo alle domande e alle curiosità dei nostri studenti, che hanno così potuto apprezzare dal vivo, nelle sue parole, da una parte la passione del giornalista e l’amore per il suo lavoro, ma dall’altra anche la sollecitudine verso il mondo giovanile, verso quella Generazione Z che, proprio perché “nativa digitale”, spesso non ha piena percezione del lato oscuro e pericoloso del digitale stesso.
Voglio ringraziare la nostra DS, prof.ssa Pipino, tutti i docenti che hanno collaborato, gli studenti, tutto il personale, ed infine...ma assolutamente non ultimi per importanza... gli studenti e studentesse di Radio Pascal che, guidati dal prof. Andrea Cecchi, hanno, in tempi brevi e molto bene, organizzato una splendida ed interessante intervista al nostro ospite (link qui di seguito: https://m.youtube.com/watch?v=d5W6sUnZGbM). E sempre... ad maiora al nostro Liceo Pascal!
Prof.ssa Angela De Salvo