I RACCONTI DAL FARO
INCONTRO SU
UN’ISOLA REMOTA
L’isola di Stóra Dímun Isola (Arcipelago delle Isole Fær Øer, Danimarca), ove vivono isolate le due famiglie dell’articolo.
ARCIPELAGO - L’isola di Stóra Dímun (una delle 18 isole dell’arcipelago danese delle Fær Øer, al largo della Penisola Scandinava) ha ripide scogliere che la contornano. Con un natante, quando il mare è calmo, vi si può approdare in una piccola insenatura e da lì salire per circa 90 metri in altezza sino ad arrivare alla zona piana superiore dopo aver percorso uno stretto sentiero (attrezzato con una fune di sicurezza) che si snoda lungo la scogliera. Seppure impegnativa, questa è la via oggi utilizzata dai comuni turisti. Dal 1984, per le normali esigenze dei pochi abitanti dell’isola che vi risiedono stabilmente, è in funzione un servizio elicotteristico (tre volte a settimana) che li collega al resto dell’arcipelago.
Stóra Dímun è abitata attualmente da due gruppi famigliari, che rappresentano l’ottava generazione di coloro che nel 1807 per primi vi si insediarono: Eva con il marito (e due figli) ed il fratello Janus con la moglie (e tre figli). Gestiscono la fattoria che costituisce l’unico insediamento dell’isola, nella parte meridionale. In passato, avveniva che anche due differenti generazioni contemporaneamente ne seguissero la conduzione, mentre attualmente è la sola generazione alla quale appartengono Eva e Janusad occuparsi della coltivazione dei frutti della terra, dell’allevamento del bestiame (pecore soprattutto, capre, una mucca, animali da cortile), della piccola produzione della birra e di distillati. Come accennato, vi è un limitato flusso turistico a movimentare la quotidianità sull’isola.
VIDEO-INTERVISTA - Proprio uno dei turisti in visita ha raccolto una interessante testimonianza della vita sull’isola, realizzando con Eva (mentre era intenta alla raccolta di mazzi di rape, la loro coltura maggiore) una video-intervista che è - anche - disponibile sul web al sito
“www.youtube.com/watch?v=WZ6xq5MZYh8”.
In particolare, le ha chiesto quali sensazioni provasse nel vivere isolata dal mondo. Nel video, Eva è una donna dall’apparente età di circa 40 anni, affabile nel parlare, dall’allungato volto tipicamente nordico con zigomi sporgenti e con gli occhi azzurri nell’iride, con i capelli raccolti a “chignon” sulla nuca. Una giacca a vento rossa, pesanti pantaloni e stivali alti di gomma rivelavano la sua giornata di lavoro all’aperto. Eva risponde, pensosa e sorridente, alla curiosità dell’estraneo senza alcuna remora, dando una immagine immediata del proprio semplice mondo e dei suoi cari: nove persone, unici abitanti dell’isola di Stóra Dímun.
EVA RACCONTA - “I miei genitori mi hanno sempre detto che è importante fare ciò che si ha il desiderio di fare. Siamo sempre stati in quest’isola perché lo abbiamo scelto noi, perché riteniamo che tale modo di vivere abbia un valore speciale. La mia famiglia è qui da otto generazioni. È vero, siamo geograficamente isolati (il nostro unico collegamento è con l’elicottero), ma debbo dire che il “sentirsi soli” è qualcosa d’altro. È una sensazione che non dipende dal fatto di non avere persone attorno, ma che può nascere dentro di noi, dal nostro animo.
No, non mi sento sola qui. Suppongo, perché mi sento legata e collegata con tutto ciò che ho attorno: la natura, gli animali, le persone care. Ho tutto questo con me. I nostri bambini crescono qui, vedono nascere gli agnelli in Primavera e i piccoli degli altri animali che abbiamo; vedono lo svolgersi dell’intero ciclo di ogni forma di vita in una prospettiva più facile da leggere e da capire. Noi stessi siamo divenuti parte della natura dell’isola e - come tali - ne percepiamo tutti i suoi cambiamenti, ne possiamo osservare tutti i suoi fenomeni. Sono le variazioni del tempo a decidere cosa dobbiamo fare ogni giorno. Amo vivere nel variare del tempo, comunque si presenti, sia in Estate sia in Inverno. Ai miei figli, contro la noia provo a insegnare che è sufficiente uscire all’aperto e mettere un piede davanti all’altro per incontrare sempre qualche imprevisto da dover risolvere. Vivere sull’isola è impegnativo, ma è anche una via per accorgersi delle cose veramente essenziali per la vita………..”
Il Guardiano del Faro
ICARO E L’ANTICO MITO
DEL VOLO
di Francesco Bonanni
Nella Mitologia Greca Icaro era figlio di Dedalo, un geniale inventore ateniese che dal Re Minosse aveva ricevuto l’incarico di costruire un labirinto per rinchiudervi il Minotauro, una mostruosa creatura metà uomo e metà toro. A lavoro ultimato Minosse, temendo che Dedalo rivelasse a qualcuno come uscire dal labirinto, lo imprigionò insieme al figlio. Ma Dedalo con l’intento di fuggire dalla prigione con delle piume di uccello costruì delle ali che con la cera legò al suo corpo e a quello del figlio.
Prima di iniziare il volo Dedalo avvertì il figlio di evitare di avvicinarsi troppo al sole per evitare che la cera si potesse sciogliere provocando così una sua mortale caduta in mare.
Ma Icaro incurante delle raccomandazioni del padre, preso dall’ebbrezza del volo si avvicinò troppo al sole e quindi precipitò in mare.
Quello di Icaro, uno dei tanti miti dell’Antica Grecia, ha dato adito a diverse interpretazioni ma a noi interessa quella che si riferisce alla antica aspirazione dell’uomo di potersi liberamente librare nei cieli, sempre più in alto sfidando le stesse leggi della Natura.
Icaro è il simbolo dell’audace che però, nella sua coraggiosa aspirazione ad osare l’inosabile, paga la sua imprudenza con la morte. È quindi un severo monito a razionalizzare la passione per il volo che da fantasiosa aspirazione possa trasformarsi in una concreta realtà. Ed è esattamente quello che è avvenuto nei secoli attraverso il lungo e tormentato processo tecnologico che dai primi ed ingenui tentativi di realizzare il sogno di Icaro è giunto addirittura ai voli spaziali di cui sono protagonisti gli attuali Cosmonauti.
Difatti solo con un serio approccio scientifico è stato possibile trasformare un fantasioso Mito in concrete possibilità.
Una sorta di approccio scientifico associato ad un geniale intuizione furono il binomio vincente che consentì la realizzazione di un primo volo, anche se con un “mezzo più leggero dell’aria”:
il PALLONE
AEROSTATICO.
Ciò avvenne il 4 giugno 1783 a Annonay, in Francia ad opera dei fratelli Montgolfier.
Il pallone aerostatico, che dai due fratelli Montgolfier prese il nome di MONGOLFIERA, rappresentò un importante passo avanti in quanto permise all’Uomo di staccare per la prima volta i piedi dal suolo su un mezzo di trasporto riempito di aria calda.
Fu l’inizio della grande avventura umana del volo.
I due fratelli dotati di due caratteri diversi ma complementari: Joseph era un sognatore con spiccate capacità creative e sempre disponibile a nuove avventure mentre Etienne, più posato e con marcate capacità imprenditoriali.
L’idea di costruire un pallone in grado di volare, secondo una diffusa vulgata, venne da Joseph che osservando la camicia della moglie stesa ad asciugare sopra un camino notò che l’aria calda proveniente dal caminetto faceva sollevare l’indumento. Capì che un involucro riempito di aria calda poteva sollevarsi in aria.
L’altro fratello, Etienne, invece col suo spirito imprenditoriale colse il potenziale valore economico che tale scoperta poteva comportare.
Ma le mongolfiere avevano un grave inconveniente: non erano governabili e quindi in costante balia delle varie correnti aeree.
La soluzione fu trovata nel 1852 dal francese Henry Giffard che costruì il primo DIRIGIBILE della storia.
I Dirigibili pur volando grazie allo stesso principio delle Mongolfiere presentano il notevole vantaggio di possedere un motore che le rende governabili e quindi non più in completa balia dei venti.
Il passo successivo fu l’invenzione dell’AEREOPLANO.
Il 17 dicembre 1903 due Americani, i fratelli Wilbur e Orville Wright, realizzarono la prima macchina volante. Sulla spiaggia di Kitty Hawk, nella Carolina del Nord, con il loro Flyer spiccarono con successo il primo volo.
Per tutto il XX secolo l’Aeronautica ha conseguito traguardi sempre più arditi fino a realizzare un antico sogno dell’Umanità: il 20 luglio del 1969 Astronauti Americani sbarcarono sulla Luna.