SIMPOSIO
Giuliana Bellorini
Coordinatrice corrispondente
del salotto sede del Simposio
SORRIDO… DUNQUE SONO
È possibile un’analisi del profondo io, quello della coscienza, per giungere a definire il sorriso come elemento essenziale dell’essere umano? Più di un pensiero ci ha testimoniato questa “verità”. Se troviamo spontaneo parlare di Francesco, a ottocento anni dalla sua morte, ne deriva un messaggio di privilegio proprio rivolto a noi che lo abbiamo eletto il santo Patrono d’Italia.
La letizia che esalta la gioia non disgiunta dalla sofferenza è la vita stessa di ogni cosa che palpita illuminata del divino. Francesco, seguendo l’esempio di Gesù che raccomandava ai suoi discepoli di andare incontro agli altri benevolmente, esorta i suoi compagni ad essere come Giullari di Dio, a sorridere e cantare. È il Cristo della gioia che lui ha scelto e che lo invita a liberarsi da ogni superflua zavorra per poter, con leggerezza, involare e cantare le Lodi al Creatore. Il Cantico nasce dall’estasi profonda nei momenti di atroci sofferenze corporali e Francesco, similmente ad ogni altra creatura che gioisce e soffre, comprende che tutto è armonia e bellezza. Il creato è il suo stesso creatore, che unifica nell’amore tutto e tutti in qualunque forma si manifestino.
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Gioia e dolore fanno parte della realtà in evoluzione e gli opposti non sono in conflitto tra loro. (Eraclito)
Anche la sofferenza è un mezzo per avvicinarsi alla verità e al divino: è un dono. (Simon Weil)
La lotta stessa verso le vette basta a riempire il cuore di un uomo. Bisogna immaginare Sisifo felice. (Albert Camus)
Sono alcuni personaggi, diversi tra loro (atei e credenti), che comprendono la stessa “legge di natura” e c’invitano ad accettarla con serenità.
Francesco d’Assisi, infermo e sofferente in attesa di sorella morte, volle vicino a sé i suoi Giullari di Dio, per accoglierla cantando insieme.
(Questa breve introduzione si amplierà con altri esempi.)
Giuliana
PROPOSTA DI
COLLABORAZIONE PER
IL PROSSIMO QUADERNO
ED EVENTUALI INCONTRI
SORRIDO… DUNQUE SONO
Sulla traccia o falsariga del “Cantico delle creature” troveremo sicuramente un aspetto che la nostra sensibilità vorrà approfondire per una risposta adeguata.
Oppure potrebbe suggerire un parallelo storico. Per esempio, Madre Terra può ricollegarsi alle origini di questo culto. Nell’antica Grecia si canta il dolore di Demetra, dea delle messi, per la perdita della figlia Persefone, simbolo di rinascita e morte, che torna a risplendere nella gioia, nel ritrovamento della natura. Lo stesso vale per messer Sole. Oriente e Occidente possono dialogare: i quattro elementi, le stelle e l’astronomia. Come yin e yang, le due forze interdipendenti che non possono esistere separate.
Tanto altro ancora ognuno può desiderare di proporre e confrontare con le Laudi rivolte a ogni elemento della natura di Francesco.
Ma sarà più intimo e sofferto affrontare il tema del Perdono inteso come “dono” nel senso evangelico.
Purtroppo viene spontaneo, per chi ha letto Dostoevskij, quel confronto tra i due fratelli Karamazov. Il mite e ancora adolescente Alioscia che crede nella bontà e Ivan, l’ateo, il fratello più anziano che razionalmente spiega perché non può ammettere il perdono: C’è forse un essere in tutto il mondo che potrebbe o avrebbe il diritto di perdonare?
Non voglio l’armonia, è per amore dell’umanità che non la voglio. (I Fratelli Karamazov, libro 5°, capitoli 3-4)
Accostata al perdono la lauda associa la sopportazione di dolore e malattie infirmitate e tribulazione. Laudata
è la sofferenza di chi la sopporta con serenità.
Infine “Sorella Morte”: un elemento essenziale. L’uomo, rispetto alle altre creature, può il libero arbitrio.
L’uomo può scegliere se lasciare questo mondo in armonia con il proprio prossimo; diversamente sarebbe dannato.
Sofferenza e gioia si trovano in un equilibrio inseparabile: un percorso necessario per comprendere e accettare il senso di cose molto spesso incomprensibili. Per arrivare alla Verità, o al sommo Bene, alla Bellezza, al Nirvana. Tutti termini, solo apparentemente diversi, che nascono da illuminazioni, da speculazioni filosofiche, da intuizioni frutto ognuno maturato nei più profondi pensieri dell’umanità.
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L’impegno che ci aspetta per il prossimo lavoro darà molte possibilità di approfondimento.
Si può dedicare un capitolo ad un autore o fare un confronto tra più autori (poeti, scrittori, filosofi).
Ben venga anche un’esperienza vissuta personalmente oppure una storia di vita che abbiamo conosciuto in
altre persone.
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Con libertà assoluta di opinione, una riflessione personale da tradurre in un breve saggio o in una discussione può essere anche non concorde a tutto quanto si è pensato e detto intorno a questo Cantico. Sarà quindi
importante conoscere le ragioni che hanno portato alla contestazione.
Per una maggiore chiarezza, quando negli scritti vengono riportate frasi o parole di altri autori bisogna
distinguerle inserendole tra virgolette caporali « », oppure con carattere più piccolo.
MISURARE LA CULTURA
Cultura, dal verbo latino còlere (coltivare). Coltivare la terra che ci dà i frutti per nutrirci dovrebbe essere la forma prima di apprendimento. Un contadino rispetto ad un uomo di città è più colto. Ma per relazionarsi con i suoi simili il contadino deve coltivare il suo comportamento. Cioè “pensare” in che modo agire, parlare, comportarsi per un concreto risultato delle sue necessità. Come potrebbe scambiare i suoi prodotti? E il suo desiderio di accoppiarsi ed avere dei figli?
Già le primarie forme di apprendimento nutrono il nostro pensiero che scorre con movimenti lenti o velocissimi nella perpetua dinamica del tempo stesso di ogni cosa vivente. Le cantilene di una ninna nanna ci aiutavano ad addormentarci e una filastrocca ci abituava a ricordare una bella storia accompagnata dal ritmo del cuore.
Il mare in burrasca e il vento possono alterare l’ordine stabile del movimento quieto e naturale, ma ci aiutano anche a registrare, in quella stessa trasformazione, l’accadimento episodico dei nostri turbamenti o l’esaltazione di un nuovo stato d’animo come l’innamoramento. Quanta musica, quante poesie… e non solo. Ansie e gioie possono alterare il battito cardiaco e rallentare il respiro quasi all’asfissia.
Linguaggi diversi condotti da un ininterrotto fluire ritmico in costante movimento, dentro i quali ognuno, inconsapevolmente, si abbandona o reagisce per trovare uno spazio di respiro: cantando, ballando, gridando o piangendo. Per poter vivere. Linguaggi che non sempre si possono misurare con sistemi codificati da regole intransigenti, ma diventano espressioni spontanee e genuine per andare dritti al cuore della gente.
Franco Masiello
C’è poesia «… quando la rima e la metrica si intersecano per fondersi nell’espressione poetica…», per esempio, è quanto sostiene Franco Masiello, che ha ritrovato il suo “respiro” poetico nel ritmo pacato lento dell’ottonario, della filastrocca o delle ballate quattrocentesche come la Canzone di Bacco e Arianna di Lorenzo de’ Medici (1490)
«Quant’è bella giovinezza / che si fugge tuttavia, / chi vuol esser lieto, sia: / di doman non v’è certezza».
Rimane nella recente memoria il Corriere dei Piccoli, il Corrierino: «Qui comincia l’avventura / del Signor Bonaventura...» di Sergio Tofano. È un fluire del tempo che si svolge e s’imprime con regolarità, con la stessa spontaneità del respiro, e si fa inseparabile da esso coinvolgendo e assecondando un movimento spontaneo del corpo stesso: per esempio battere il tempo con la mano o con il piede. Già dall’antichità questo ritmo regolare e semplice era sfruttato nell’apprendimento per facilitarne la memoria.
Franco Masiello è con questa misura poetica che si apre alle sue riflessioni. E con tranquilla e pacata presa di coscienza si lascia trasportare dal suono interiore, impresso come quello di una filastrocca imparata in un gioco della fanciullezza. Un recondito moto perpetuo, accompagnato forse dal ticchettio di un orologio o dal frinire di un grillo. O da un silenzio assoluto per farlo riemergere dalla memoria.
G.B.
Pensieri e Parole
Scorre il tempo senza indugio
a ogni battito del cuore
mentre cerco il mio rifugio
di scrittore pensatore
I pensieri sono tanti
è un accumulo costante
l’importante è andare avanti
soppesando ogni istante
Ogni giorno è un’esperienza
che modella la mia mente
affinando quell’essenza
che può diventar vincente
Anche solo un mio respiro
può far sì che una farfalla
catalizzi ciò che attiro
l’autentico venga a galla
Così io potrò pensare
con quell’anima ribelle
quante cose potrò fare
per raggiungere le stelle
Franco Masiello