SUL PRINCIPIO DELLE COSE a cura di Adriana Cosma
L’INTELLIGENZA
ARTIFICIALE
molto rumore per nulla
Fin dall’inizio dei tempi ADAMO mangiò dall’albero della conoscenza per ottenere il sapere sacro che non possedeva, dopo di lui, Odino creò le rune tessute dalle norme alle radici dell’albero Yggdrasil per donale all’uomo tale conoscenza sacra e dopo di lui Prometeo, fino ai tempi delle clonazioni umane, il desiderio di fare ciò che dio ha fatto e l’uomo non sa fare.
L’IA E I SUOI FRATELLI
l romanzo satirico di Jonathan Swift "I viaggi di Gulliver" introduce il concetto di Motore, un grande marchingegno meccanico utilizzato per aiutare gli studiosi a generare nuove idee, frasi e libri.
Gli studiosi girano le manopole della macchina, che fa ruotare blocchi di legno su cui sono incise delle parole. Si dice che la macchina crei nuove idee e trattati filosofici combinando parole in diverse disposizioni: «Tutti sapevano quanto sia faticoso il metodo consueto per giungere alle arti e alle scienze; mentre, grazie al suo espediente, la persona più ignorante, a un prezzo ragionevole e con un po’ di lavoro fisico, potrebbe scrivere libri di filosofia, poesia, politica, diritto, matematica e teologia, senza il minimo aiuto del genio o dello studio.» (I viaggi di Gulliver di Jonathan Swift).
HÉLÈNE SMITH EXTRATERRESTRE
La scrittura automatica o psicografia consiste nella registrazione grafica delle reazioni somatiche corrispondenti a determinati fenomeni psichici e cioè, detta in altre parole, consiste nel mettersi davanti a un foglio di carta con una penna e lasciare che la mano, autonomamente, scriva parole e frasi In psicologia, in psicoanalisi e in neurologia viene usata per studiare caratteristiche psichiche di un individuo attraverso l'analisi di disegni, scritte e simili.
LA DOMOTICA
La domotica, è la scienza interdisciplinare che si occupa dello studio delle tecnologie adatte a migliorare la qualità della vita nella casa e più in generale negli ambienti antropizzati. Questa area fortemente interdisciplinare richiede l'apporto di molte tecnologie e professionalità, tra le quali ingegneria edile, architettura, ingegneria energetica, ingegneria gestionale, automazione, elettrotecnica, elettronica, telecomunicazioni, informatica e design..
MA SEMPRE AUTOMAZIONE FINALIZZATA A RIPETERE MAI A CREARE
Indiscutibili le sue doti matematiche che, tuttavia, avevamo già raggiunto con una calcolatrice infine l’IA porterà molti ad appiattirsi su pensieri automatici altrui legati insieme da sottili fili non collegati fra loro. una accozzaglia di concetti privi di ogni passione nel bene e nel male, il pensiero umano è passionale e in questo senso penso che i discorsi ricavati dall’IA siano facilmente identificabili e saranno un serbatoio proficuo per chi nei tempi tenderà a pensare sempre meno. Albert Einstein diceva: «Temo il giorno in cui la tecnologia andrà oltre la nostra umanità: il mondo sarà popolato allora da una generazione di idioti».
VERO O FALSO?
Par capire questo bisogna sdoppiare le motivazioni per cui l’uomo ha creato l’IA.
Da un lato IL DESIDERIO ATAVICO DI CREARE COME FOSSIMO DIO SIN DAI TEMPI DELLE CLONAZIONI
Dall’altro lato c’è il semplice bisogno di creare strumenti che sollevino l’uomo dal gravoso compito di elaborare concetti dai quali poi trarre conseguenti azioni affidando tutto a macchine.
SIAMO UNA MASSA di felici INGNIAVI?
Non è detto da un lato ci sono i programmatori della IA, dall’altro ci sono i fruitori ed è solo fra queste due categorie che si può porre il dubbio se si tratti di persone argute o meno. La corsa dell’uomo verso le tecnologie come detto è lunga, ma fino ad ora era finalizzata a migliorare la nostra esistenza vivendo con comodità o senza fatica.
LA RETORICA CLASSICA:
EDUCATRICE OCCIDENTALE
Da Cicerone a Quintiliano,
e applicazione in ambito artistico.
di Daria Tarricone
Sotto la dinastia dei Flavi (69-96 d.C.) Roma gode un momento di importante prosperità territoriale e culturale. L’imperatore Tito Flavio Vespasiano, lungimirante e arguto, istituisce una cattedra di eloquenza affidata al miglior educatore dell’epoca: Marco Fabio Quintiliano. La cultura entra a far parte dell’apparato statale, nella forma dell’insegnamento scolastico di cui Quintiliano è il primo retore romano e il primo insegnante della storia retribuito dallo Stato.
Nella cultura romana del I secolo d.C. ipotizza una riforma dell’istruzione attraverso un insegnamento legato alla realtà della vita e la sua opera più celebre, indispensabile allora per la formazione degli oratori e utile ancora oggi come base nell’educazione dei giovani è l’Institutio oratoria, pubblicata nel 96 d.C. Le finalità dello scritto sono esplicite fin dal titolo: non ars che poteva alludere a un trattato tecnico, ma institutio, un manuale didattico per la formazione del retore.
Modello per la stesura dell’Institutio oratoria fu il classicismo ciceroniano, senza dubbio, in grado di contrastare l’arcaismo dei prosatori attici e l’ampollosità stilistica fine a se stessa dei moderni retori asiani, caratterizzati da un’eloquenza licenziosa.
Dal De oratore di Cicerone1 riprende la regola necessaria di un buon oratore: il decorum, ovvero la pertinenza del discorso nel suo contesto, nella coerenza dei fatti narrati e soprattutto nel modo equilibrato e privo di eccessi inopportuni in cui è esplicato. Sono ammessi abbellimenti di stile in base alla personalità di ogni retore, ma nella giusta media res, senza incorrere in virtuosismi esagerati che potrebbero distorcere il racconto e invalidare il fatto.
Per Quintiliano il decorum è applicato al lavoro dell’oratore inteso come sua virtù imprescindibile, ma emerge anche dal metodo di insegnamento, nel rapporto ben misurato tra allievo e maestro ed è consigliato come modus vivendi agli apprendisti.
L’oratore, essendo vir bonus dicendiperitus,2 deve mantenere integrità morale, decoro, modestia e rispecchiare un animo equilibrato e virtuoso, al fine di conferire credibilità e autorevolezza ai suoi discorsi. Caratteristiche che può mantenere in sé anche durante la quotidianità; l’educazione contribuisce alla formazione del carattere e diviene un insegnamento ad affrontare situazioni di vita, oltre che ad arricchire culturalmente gli apprendisti.
Se ci si ferma a riflettere, formare cittadini con ampie conoscenze culturali, responsabili e in grado di gestire situazioni è lo stesso obiettivo dell’educazione di oggi.
Da Cicerone si iniziano a codificare anche i gesti idonei a conferire enfasi drammatica e autorevolezza al dialogo oratorio.
Risulta spontanea una riflessione sul rapporto tra linguaggio e gesto, fondamento della retorica classica in cui si possono notare meccanismi simili alla recitazione: dunque sia l’attore che l’oratore comunicano sentimenti e passioni attraverso un linguaggio fisico molto intenso, al quale si aggiungono intonazioni della voce in grado di aumentare l’impatto emotivo dei discorsi.
Per Cicerone convincere è necessario, dilettare è piacevole, ma commuovere significa aver fatto bene il lavoro di oratore.
Ogni spettatore, con il proprio stato d’animo durante l’ascolto di un’orazione, si eleva moralmente poiché diventa più sensibile alla comprensione delle antiche virtù romane: come il rispetto per gli uomini buoni; l’interesse per la sicurezza della Repubblica e la compassione per un uomo in circostanze difficili.
Si è spettatori attivi della narrazione, si prova empatia per i personaggi coinvolti e ci si immedesima in essi provando le stesse sensazioni.
Concetto ripreso ampiamente negli insegnamenti quintilianei, in cui la gestualità eloquente si lega indissolubilmente alla dottrina degli affetti, cioè la necessità di rappresentare i sentimenti tramite i moti corporei.
La sua resa viene indicata da Quintiliano con tre fondamentali precetti per l’oratore: docere (insegnare), delectare (intrattenere) e movere (commuovere).
Anche nell’arte si educa ritenendo i gesti necessari alla comunicazione tanto quanto le parole.
Leon Battista Alberti Nel 1435 scrive il De pictura in
sostiene appieno che la conoscenza dei movimenti fisici che esprimono le affezioni dell’anima costituisce la premessa indispensabile per realizzare una buona composizione pittorica. (Segue)
Domenica 25 GENNAIO 2026 - ore 16.00
2° Incontro
L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE
Supererà quella Umana?
con Franco Concari
Per dare una risposta a questo quesito
dobbiamo capire cosa è in grado di fare la IA
e come funziona.
PREMESSA
Dopo aver approfondito, nei precedenti incontri, i temi di come funziona il Cervello Umano e di come anche le Piante hanno una certa forma di intelligenza, ho pensato che fosse interessante capire come funziona la più importante innovazione tecnologica del 1° secolo degli anni 2000: l’INTELLIGENZA ARTIFICIALE.
Capire il funzionamento della IA ci può aiutare a superare alcuni tabù che la riguardano e capire i rischi e le opportunità che il suo utilizzo può comportare ci aiuterà ad un suo impiego positivo ed innovativo.
Come nelle altre sessioni da me svolte, saranno principalmente gli esperti del tema a condurci tramite video attraverso questo argomento, misterioso ed affascinante. La sintesi che ne emergerà darà la risposta al quesito posto nel titolo del seminario