23 arresti aprilia operazione CC e DDA
Scambio elettorale politico-mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa, spaccio di droga, estorsione aggravata con metodo mafioso, usura, corruzione e rapina. Sono solo alcune delle accuse che lo scorso 3 luglio all’alba hanno portato all’arresto di 23 persone e a due interdizioni dai pubblici uffici. E’ un quadro sconcertante quello che emerge ad Aprilia scossa da un vero e proprio terremoto politico come mai era avvenuto prima nella sua storia.
Tra le persone finite in manette c’è, infatti, anche il sindaco della città Lanfranco Principi accusato di reati pesantissimi: scambio elettorale politico mafioso e concorso esterno in associazione mafiosa. Per il primo cittadino, al governo del comune pontino da circa un anno con una coalizione di centrodestra, sono scattati gli arresti domiciliari. Gli uomini della Dda lo hanno raggiuntoall’alba nella sua abitazione di Latina. Solo a gennaio scorso, intervistato dopo le condanne di alcuni esponenti dei clan, con i giudici che avevano riconosciuto il danno di immagine subito dalla città, Principi aveva affermato con sicurezza che “Aprilia non è una città mafiosa”. Mafia che invece è stata accertata dall’indagine condotta dai carabinieri del comando provinciale di Latina e coordinata dalla Dda di Roma. Un gruppo mafioso strutturato e consolidato che, secondo il Gip “controllava completamente il comune di Aprilia sia da un punto di vista economico imprenditoriale che da quello amministrativo”. Concetto ribadito in conferenza stampa dallo stesso procuratore di Roma Francesco Lo Voi che ha spiegato come “ad Aprilia la mafia c’è, è strutturata, piramidale, simile a quella che è possibile trovare a Corleone, a Partinico o in alcuni comuni della Calabria. Questa operazione conferma che la mafia nel Lazio c’è e che continua ad adeguarsi ed operare”. Le indagini che hanno portato a disarticolare un vero e proprio sistema mafioso che ha operato fino in tempi recenti è partita nel 2018 seguendo un altro filone di inchiesta.
“Le attività criminali – ha spiegato il procuratore di Roma Lo Voi – non si sono mai interrotte. Il gruppo aveva importanti rapporti con ndranghetisti e camorristi. Si dedicava ad attività tipiche delle associazioni mafiose come lo spaccio di stupefacenti con controllo delle piazze sul territorio, di estorsioni, prestito ad usura, acquisizioni di attività economiche. Era un gruppo strutturato in grado di imporsi attraverso l’intimidazione. L’attuale sindaco di Aprilia Principi, all’epoca vicesindaco, ha contribuito alla crescita del gruppo, intervenendo anche in maniera energica quando si trattò di decidere se l’ente di piazza Roma dovesse o meno costituirsi parte civile nel processo Gangemi”.
Secondo le ricostruzioni fatte dagli investigatori “Principi indusse l’ex sindaco Terra a rinunciare in un primo momento a costituirsi parte civile con le frasi “noi non ci costituiamo per un cazzo, questa è una vicenda privata che a noi non ci riguarda”, e anche “ehi fermati, gli ho detto, stai buono, quello è il capo dei capi”.
“Il quadro che emerge – ha aggiunto la procuratrice Ilaria Calò responsabile della Dda – è paradigmatico di uno schema che riguarda tutte le nuove mafie. Abbiamo la presenza di imprenditori che fanno da ponte tra la criminalità e il mondo dei colletti bianchi. E’ una organizzazione che da una parte si finanzia con estorsioni, droga e usura e dall’altra investe in società. Ha disponibilità di armi e ha rapporti con clan mafiosi come i Gallace, gli Alvaro, i Casalesi e i Polverino. Ma l’organizzazione ha anche rapporti qualificati con la pubblica amministrazione. Lo testimonia lo scambio elettorale politico-mafioso con Lanfranco Principi avvenuto alle penultime elezioni quando l’attuale sindaco ha accettato la promessa a lui rivolta da due imprenditori appartenenti all’organizzazione di procuragli voti avvalendosi della forza dell’intimidazione. Promessa mantenuta perché almeno 200 voti di preferenza su 453 sarebbero stati raccolti in tal modo in cambio di affidamento di lavori a ditte a loro riconducibili, assunzioni di personale e interventi per l’aggiudicazione di appalti”.
“Negli anni ci sono stati diversi episodi criminali ad Aprilia – ha detto il comandante provinciale dei carabinieri Christian Angelillo – attentati ad aziende comunali e attività commerciali. Questo gruppo mafioso esprimeva il proprio potere anche attraverso l’uso della violenza e condizionava la pubblica amministrazione”.
Alessandro Piazzolla
Commissione parlamentare
antimafia
Aprilia torna ad essere materia di discussione del Parlamento. Dopo l’ondata di arresti che ha colpito il comune pontino mercoledì mattina ed il conseguente terremoto che ha devastato la politica locale, con l’arresto dell’ex sindaco Lanfranco Principi per concorso esterno in associazione mafiosa e per l’accusa di scambio elettorale politico-mafioso, i fari della commissione parlamentare d’inchiesta sulla mafia verranno accesi mercoledì 10 luglio. Alle ore 14 è prevista infatti una commissione plenaria con l’audizione del procuratore della Repubblica presso il tribunale di Roma Francesco Lo Voi e della procuratrice aggiunta Ilaria Calò che è anche responsabile della direzione distrettuale antimafia. Davanti ad una commissione formata da senatori e deputati, Lo Voi e Calò, illustre Aprilia torna ad essere materia di discussione del Parlamento. Dopo l’ondata di arresti che ha colpito il comune pontino mercoledì mattina ed il conseguente terremoto che ha devastato la politica locale, con l’arresto dell’ex sindaco Lanfranco Principi per concorso esterno in associazione mafiosa e per l’accusa di scambio elettorale politico-mafioso, i fari della commissione parlamentare d’inchiesta sulla mafia verranno accesi mercoledì 10 luglio. Alle ore 14 è prevista infatti una commissione plenaria con l’audizione del procuratore della Repubblica presso il tribunale di Roma Francesco Lo Voi e della procuratrice aggiunta Ilaria Calò che è anche responsabile della direzione distrettuale antimafia. Davanti ad una commissione formata da senatori e deputati, Lo Voi e Calò, illustreranno nel dettaglio l’operazione andata in scena pochi giorni fa e che ha portato a sgominare una organizzazione mafiosa che, di fatto, controllava economicamente e amministrativamente il Comune di Aprilia. Per ventuno persone è scattata la misura cautelare della custodia in carcere mentre per due persone, tra cui l’ex primo cittadino Lanfranco Principi, sono stati disposti gli arresti domiciliari. Due, infine, le misure interdittive che hanno colpito il dirigente ai lavori pubblici dell’ente di piazza Roma ed un noto imprenditore apriliano. Le accuse più gravi sostenute dall’accusa riguardano il concorso esterno in associazione mafiosa, lo scambio elettorale politico-mafioso, il traffico e spaccio di droga, l’estorsione aggravata con metodo mafioso, l’usura, la corruzione e la rapina. Insomma, un quadro sconfortante quello che emerge a seguito della lunga indagine, partita nel 2018 e conclusasi nel 2021, condotta dai carabinieri del comando provinciale di Latina e dalla Dda di Roma. “Faremo il comune nel comune”, questo l’obiettivo della cosca mafiosa guidata da Patrizio Forniti, oggi latitante assieme alla moglie Monica Montenero, che è riuscita a connettere la malavita organizzata, l’imprenditoria locale e la pubblica amministrazione grazie al politico di riferimento inquadrato in Lanfranco Principi. Una situazione gravissima che è stata evidenziata più volte nella conferenza stampa svolta mercoledì mattina in Procura a Roma dal procuratore Lo Voi che ha paragonato la mafia di Aprilia a quella di Corleone o Partinico.
“Le attività criminali – ha spiegato il procuratore di Roma Lo Voi – non si sono mai interrotte. Il gruppo aveva importanti rapporti con ndranghetisti e camorristi. Si dedicava ad attività tipiche delle associazioni mafiose come lo spaccio di stupefacenti con controllo delle piazze sul territorio, di estorsioni, prestito ad usura, acquisizioni di attività economiche. Era un gruppo strutturato in grado di imporsi attraverso l’intimidazione. Principi, all’epoca vicesindaco, ha contribuito alla crescita del gruppo, intervenendo anche in maniera energica quando si trattò di decidere se l’ente di piazza Roma dovesse o meno costituirsi parte civile nel processo Gangemi”.
Non è la prima volta che Aprilia attira le attenzioni dell’antimafia ma mai si era arrivati ad un livello di infiltrazione così profondo e pervicace. Si tratta di un territorio già noto agli investigatori come meta privilegiata di cosche mafiose di matrice soprattutto calabrese, che nel tempo si sono radicate infiltrandone il tessuto sociale ed economico.
Alessandro Piazzolla