Domenica 23 marzo 2025 - ore 16.00
Francesco Bonanni e Antonio Silvestri
“STORIA:
narrazione e immagini”
Si tratta di descrivere rappresentazioni artistiche sia pittoriche che architettoniche e scultoree collegate a eventi storici.
La prima conferenza sarà dedicata alla Riforma e Controriforma.
RIFORMA E
CONTRORIFORMA
di Francesco Bonanni
Col Cinquecento siamo in pieno Rinascimento e l’Italia conferma il suo Primato nelle varie Arti, vivendo una stagione eccezionale per la presenza contemporanea di alcuni dei Pittori e Scultori più grandi dell’Arte Mondiale. Presso le Corti italiane vivevano anche grandi Scrittori come Ludovico Ariosto il cui poema l’“Orlando Furioso” continuava la tradizione epica della Corte Estense di Ferrara e come Jacopo Sannazzaro che nel 1504 pubblicò l’“Arcadia”, il prototipo del Romanzo pastorale.
Nel 1516 Baldassarre Castiglione diede alle stampe “Il Cortigiano,” che descriveva come doveva comportarsi il perfetto “Gentiluomo di Corte”.
Nel Campo filosofico Pietro Pomponazzi sostenne l’impossibilità della dimostrazione della immortalità dell’Anima.
Nel 1509 Erasmo da Rotterdam nell’“Elogio della Follia” polemizzò contro il Fanatismo e il Dogmatismo in favore della Tolleranza.
Con “Il Principe” del fiorentino Niccolò Machiavelli, pubblicato nel 1513, iniziò una nuova epoca del Pensiero Politico che si riscattava da condizionamenti moralistici e religiosi. Un altro fiorentino, Francesco Guicciardini, con la sua “Storia d’Italia” ci ha offerto un vasto e dettagliato affresco delle vicende italiane tra il 1492 e il 1531, capolavoro della Storiografia della prima Epoca Moderna e della Storiografia Scientifica in generale.
Leonardo da Vinci esercitò il suo versatile ingegno nei più disparati campi della Scienza e della Tecnica.
Tra l’atro eseguì studi di Ingegneria Militare al servizio delle principali Potenze dell’epoca.
Ci troviamo nel Rinascimento Maturo in cui l’Arte affermava una nuova concezione della dignità dell’Uomo che si esprimeva nella predilezione per la rappresentazione della figura umana.
A Firenze, a Roma, a Venezia e a Milano lavoravano illustri Artisti quali Leonardo da Vinci, Michelangelo Buonarroti, Raffaello Sanzio, Giorgione e Tiziano Vecellio.
La nuova Roma e la nuova chiesa
Nel quadro di un ampio progetto di ristrutturazione urbana di Roma nel 1505 Papa Giulio II decise di demolire la vecchia Basilica Costantiniana che versava in condizioni precarie e di ricostruirla completamente affidandone il progetto a Donato Bramante. Per finanziare un tale costoso progetto il Pontefice decise di reperire le necessarie risorse soprattutto ricorrendo alla concessione delle Indulgenze, che un decennio dopo furono alla base dello scoppio della Riforma Luterana.
Lutero e l’inizio della modernità.
Difatti il 31 ottobre 1517 il monaco agostiniano Martin Lutero (1483 – 1546) pubblicò le famose 95 tesi che non le affisse sul portone della chiesa di Wittenberg come vuole la nota vulgata. Secondo autorevoli Storici le 95 tesi furono inviate ai Vescovi tedeschi e diffuse solo successivamente quando non vi fu alcuna risposta. L’episodio dell’affissione sul portale fu messo in giro da Filippo Melantone, un Umanista, Teologo, Astrologo e amico personale di Lutero. Melantone oltre che essere stato uno dei maggiori protagonisti della Riforma Protestante è ricordato per il suo rilevante contributo a porre le basi, in pieno Rinascimento, della Moderna Psicologia. Il pretesto ufficiale della rivolta di Lutero fu lo “scandalo” delle Indulgenze praticate dalla Chiesa di Roma. Ma in effetti si trattò soprattutto di impedire che notevoli risorse prodotte in Germania venissero sottratte alla Chiesa Tedesca per arricchire quella Romana. A differenza di quanto avvenuto nei secoli precedenti, nei quali gli Eretici furono con facilità eliminati, la “Ribellione” di Lutero ebbe successo per ben due motivi. Il primo fu la possibilità di disporre della stampa, un formidabile strumento di diffusione delle idee inventato a Magonza nella metà del secolo precedente dall’orafo Johannes Gensfleisch, detto Guttenberg. Il secondo motivo fu l’avvenuto indebolimento del Potere Imperiale, per cui i Principi tedeschi vedevano nella Riforma l’occasione di acquisire una sorta di Potere Autonomo. Difatti proprio in questa prospettiva il Duca di Sassonia si permise di proteggere Lutero in uno dei suoi castelli in modo da sottrarlo alla sicura persecuzione dell’Imperatore il quale, in quanto titolare di un Potere strettamente legato a quello del Papa, vedeva qualsiasi Scisma religioso come un attentato alla sua stessa Autorità. Naturalmente la Chiesa di Roma reagì con estrema energia. Papa Paolo III nel 1545 Convocò a Trento un Concilio che durò ben diciannove anni e che vide succedersi tre Pontefici.
Curiosità lessicale: nell’ambito della Controriforma fu coniato un nuovo termine, la PROPAGANDA.
È un gerundivo derivato dal verbo PROPAGARE e che si ricava dalla CONGREGATIO DE PROPAGANDA FIDE, istituito creato nel 1622 da Papa Gregorio XV per la difesa della Fede Cattolica.
OSSERVATORIO LINGUISTICO
Rubrica aperta ai contributi
di tutti gli interessati
…non pensavi
ch’io löico fossi!
di Giancarlo Marchesini
La Divina Commedia
Attenzione, allacciate le cinture. Stiamo per fare un viaggio nelle Malebolge dantesche. Nel canto XXVI Dante ha incontrato Ulisse e Diomede, colpevoli di aver varcato, in un estremo atto di superbia, le Colonne d’Ercole, limite assoluto del mondo conosciuto. Nel canto successivo (XXVII, ottavo cerchio di Malebolge), strettamente connesso al precedente, Dante incontra il consigliere fraudolento Guido da Montefeltro e coglie il destro per scagliare un’ennesima condanna al papa Bonifacio VIII «lo principe d’i novi Farisei», tutt’ora in vita ma predestinato all’inferno.
Bonifacio e Guido
Cosa lega questi due personaggi? La volontà di espugnare la città di Palestrina (feudo dei Colonna) e l’esitazione di Guido a fornire al papa un consiglio malevolo. Il papa lo rassicura dicendo che può contare su una “assoluzione preventiva”, potendo egli aprire o chiudere le porte del cielo: «Tuo cuor non sospetti; finor t’assolvo […] lo ciel poss’io serrare e disserrare».
Quando Guido da Montefeltro muore si presenta in sua difesa San Francesco (negli ultimi anni aveva aderito all’ordine dei minori), ma anche il diavolo che sostiene che Guido è sua preda perché «assolver non si può chi non si pente, né pentere e volere insieme puossi per la contradizion che nol consente».
E a un Guido sbigottito il diavolo rinfaccia: «Tu non pensavi ch’io löico fossi».
Il cherubino nero bolla con parole di fuoco l’incoerenza di Guido. O sei peccatore o sei pentito. È la logica aristotelica alla quinta potenza: o l’uno o l’altro, non ci sono vie di mezzo: tertium nondatur.
Mettiamo da parte il testo dantesco e soffermiamoci sulla dicotomia peccato / pentimento. Come spesso accade nei miei articoli prenderemo spunto dalla linguistica.
Gli atti linguistici
Nella teoria degli Atti Linguistici (John L. Austin et al.) si distingue fra atti locutivi, illocutivi e performativi. Gli atti performativi sono quelli che causano un cambiamento della realtà. “La seduta è aperta”, afferma il presidente di turno: la realtà è cambiata, i delegati cominciano a discutere.
La sentenza di un giudice è un atto performativo per eccellenza: il futuro dell’imputato cambia radicalmente a seconda del suo contenuto.
Promesse e promesse mancate
Anche la promessa è un atto performativo; «Prometto che domani verrò». Qui però c’è un punto debole, potrei rimangiarmi la parola data e non mantenerla. Tuttavia, l’osservanza o meno dell’impegno, non cambia la qualità dell’atto linguistico. L’intenzione è quella di cambiare la realtà. Allo stesso modo, la promessa di Bonifacio VIII è un atto performativo, salvo che il diavolo ci mette la coda.
Dalla Divina Commedia alle miserie di oggi
Quali sono i meccanismi che ci permettono di cambiare idea, di non mantenere le nostre promesse? Quali sono i meccanismi che ci permettono di assolvere o condannare?
Abbiamo imparato a relativizzare la colpa. Il mondo non è più fatto di bianchi di neri ma di superfici grigie che si intersecano e si frappongono. Il tertium non datur di Aristotele, sfuma in una percezione di comodo nella quale siamo i primi a giustificarci.
Backbiting. Il termine inglese backbiting viene tradotto con maldicenza, calunnia, parlare alle spalle (back = schiena) di qualcuno.
Un esempio lampante sono i duelli Internet che si accendono per interessi economici o personali, fra personaggi in vista (politici, attori, influencer). Spesso le accuse si risolvono con un passo indietro, magari consigliato da un prudente avvocato: «Non volevo veramente dire questo, pensavo ad altro, mi sono confuso, sarà colpa dello stress, della depressione». Ma la calunnia è un venticello, ci insegna Rossini: il seme di quello che è stato detto avventatamente, o sull’onda della furia, continua ad attecchire nelle menti più deboli e meno critiche.
Tutto è cangiante, logica aristotelica addio.
Non siamo più ai tempi di Dante, non c’è più un cherubino nero che interviene a metterci di fronte alla realtà.
“Tu non pensavi ch’io löico fossi!...”, è un ricordo del passato!