Il 31 gennaio 2005 il presidente Azeglio Ciampi conferì a Pomezia il titolo di Città
Pomezia Città ha 20 anni
Venti anni fa, il 31 gennaio del 2005, l’allora presidente della Repubblica Italiana Carlo Azeglio Ciampi, conferì a Pomezia il titolo di città.
Ma ecco il decreto:
“Il Presidente della Repubblica, vista la deliberazione n.19 del 22 marzo 2004 con la quale il consiglio comunale del comune di Pomezia chiede la concessione del titolo di città; VISTA la documentazione prodotta a corredo della domanda stessa; VISTO il parere favorevole espresso dal prefetto di Roma in data 4 novembre del 2004; VISTO l’art. 18 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n.267 e ritenuto che sussistano le condizioni ivi previste; Sulla proposta del Ministero degli Interni DECRETA Si concede al comune di Pomezia, in provincia di Roma, il titolo di città. Roma addì 31 gennaio 2005.
F.to Carlo Azeglio Ciampi”.
L’idea di chiedere il titolo di città venne nel 2004 all’allora presidente del consiglio comunale Antonio Maniscalco durante l’amministrazione di centro-destra guidata dal sindaco Stefano Zappalà. Il presidente Maniscalco chiese al prof. Antonio Sessa di preparare la documentazione necessaria per ottenere il titolo di città.
“Per una città - raccontò allora Sessa - estremamente giovane come Pomezia sembrò all’inizio complicato motivare la richiesta del riconoscimento del titolo di città. Ma poi decisi di iniziare da ciò che era avvenuto due anni prima, nel maggio del 2002, quando, durante il summit dei potenti della Terra a Pratica di Mare, l’allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi nel suo discorso sottolineò che dove si stava tenendo il summit era sbarcato l’eroe troiano Enea, fondando Lavinium, poi i suoi discendenti Romolo e Remo avevano fondato Roma. Quindi in questo territorio, affermò Berlusconi, era iniziata la civiltà occidentale.
Avevo trovato un primo punto e riguardava questa storia straordinaria e la presenza dei resti archeologici dell’Antica Lavinium fondata da Enea.
Un altro punto da sottolineare era che a Pomezia in pochi decenni, una generazione di uomini e donne, avevano realizzato uno dei poli industriali più importanti della nazione con la presenza di importanti aziende soprattutto nel settore farmaceutico, quindi una città del lavoro.
Infine il terzo e decisivo punto e che Pomezia era stata da sempre una città dell’accoglienza, infatti prima i coloni fondatori, e poi le migliaia di famiglie arrivate con lo sviluppo industriale, avevano trovato in questa città un luogo dove creare un futuro per sè e i loro figli. Una città che era stata un esempio di convivenza civile tra gente venuta, non solo da ogni parte d’Italia, ma anche del Mondo”.
Lo stesso consiglio comunale nella seduta del 22 marzo del 2004, convocato dal presidente Antonio Maniscalco per approvare la documentazione raccolta dal prof. Antonio Sessa e deliberare l’invio della richiesta dell’ottenimento del titolo di città, capì l’importanza del momento e lo fece con i voti dei consiglieri di maggioranza e di opposizione.
A distanza di 20 anni è giusto ricordare l’anniversario di questo importante riconoscimento, sottolineando soprattutto le principali motivazioni per cui era stato chiesto ed ottenuto il titolo di città: “Pomezia, sede dei resti dell’antica Lavinium, città del lavoro, un esempio di convivenza civile e di accoglienza”.
T.R.
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Emanuele Piccirillo
Protocollo d’intesa tra Regione Lazio e sindacati
Sicurezza sul lavoro
Oltre cento vittime, ogni anno, sui luoghi di lavoro. Una tendenza che non accenna a diminuire e verso la quale l’UGL Lazio e le altre organizzazioni sindacali hanno da tempo espresso preoccupazione chiedendo interventi risolutivi da parte delle istituzioni.
Incidenti che, come sottolineato dai sindacati, sarebbero potuti essere evitati con l’osservanza dei sistemi di controllo e sicurezza previsti, attraverso maggiori controlli delle attrezzature utilizzate nonché investimenti in migliore organizzazione del lavoro e servizi sul territorio
Un appello raccolto dalla Regione Lazio che ha dato vita ad un tavolo di lavoro dal quale è scaturito un’importante intesa che punta a favorire la sicurezza sui luoghi di lavoro.
La riunione è presieduta direttamente dal Presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca, e dall’Assessore Lavoro, Scuola, Ricerca, Merito e Urbanistica, Giuseppe Schiboni.
Un incontro costruttivo al termine del quale la Regione Lazio ha assunto diversi impegni.
Ferma restando la convocazione delle OO.SS. per la discussione e la condivisione della bozza del piano annuale degli interventi, la Regione si è impegnata ad istituire, entro il mese di marzo, una task force con le associazioni sindacali e datorialiù e a sollecitare la presenza, all’interno della stessa task force, di un rappresentante dell’USR per quanto riguarda gli aspetti relativi all’alternanza Scuola-Lavoro.
La task force avrà il compito di condividere, accompagnare, implementare l’attuazione del piano per quanto riguarda le possibili misure, la loro analisi e il monitoraggio, anche riguardo al tema delle aggressioni del personale sanitario.
La Regione si impegna infine ad attivare il confronto, di concerto con l’Assessorato all’ambiente e agricoltura e quello al lavoro, sulla mappatura e sulla rimozione dell’amianto, dando nuovo impulso alla legge regionale e, in ultimo, a procedere ad approfondire quanto prima, in considerazione dell’approssimarsi dell’estate, il tema del lavoro ad alte temperature che possono avere impatto significativo sulla salute dei lavoratori e delle lavoratrici con conseguente aumento degli infortuni sul lavoro ed a provvedere in tempi utili all’ordinanza sul caldo, estendendola.
Le Organizzazioni Sindacali hanno chiesto, inoltre, l’istituzione di apposito tavolo presso l’assessorato al Bilancio per quanto riguarda l’attuazione della legge sul Caporalato.
Gli stessi sindacati hanno preso atto con soddisfazione, che la legge regionale n.11 del 2022, è stata formalmente finanziata nell’ambito del Piano Strategico Regionale in materia di salute e sicurezza sul lavoro 2025- 2026 con risorse a valere sul Fondo Sociale Europeo formalmente già vincolate, per l’importo complessivo di 5 milioni di euro.
Oltre all’impegno della Regione Lazio, anche le imprese, in questo quadro, possono contribuire significativamente impegnandosi su investimenti e formazione in sicurezza. Lì dove esiste una migliore organizzazione, gli incidenti, secondo i dati, sono di minor numero.
Un ruolo strategico assumono anche gli Enti Bilaterali, un sistema gestito e garantito proprio dalla partecipazione di imprese e lavoratori al fine di garantire trasparenza e qualità dell’offerta.
Così il Segretario UGL Lazio Armando Valiani e il Responsabile della Sicurezza sui Luoghi di Lavoro Wladymiro Wysocki: “Lanciamo un appello urgente alla luce di dati che non possono essere ignorati: tra gennaio e agosto 2024 si sono registrati ben 8.742 infortuni nel nostro territorio (+4% rispetto al 2023), includendo 9 vittime solo nel settore dell’edilizia, che rappresenta il 26% degli incidenti, e 1.200 casi nel comparto sanitario, spesso collegati a sovraccarichi biomeccanici; inoltre, il 22% delle vittime è costituito da under 35, evidenziando come troppi giovani siano lasciati soli in stage e apprendistati privi di adeguate tutele. Pur riconoscendo l’impegno della Regione, in particolare per l’istituzione di una Task Force Sindacati-Imprese entro marzo e l’attenzione al lavoro in condizioni climatiche estreme, UGL Lazio denuncia criticità inaccettabili: solamente 8 ispettori per 400.000 imprese, il 63% delle PMI che non eroga corsi obbligatori e il 70% degli incidenti in edilizia che avviene all’interno di filiere di subappalto irregolare.
In risposta, l’UGL Lazio propone misure concrete quali il Patto Formazione 4.0, con corsi in realtà virtuale finanziati dal PNRR e tutor della sicurezza obbligatori, la rivincita della legalità che prevede la sospensione immediata delle licenze aziendali per gravi violazioni e la pubblicazione di una “lista nera” delle imprese irregolari, nonché l’istituzione di un Fondo Vittime per le famiglie colpite da infortuni mortali.
Ringraziamo il Presidente Rocca e l’Assessore Schiboni per l’ascolto, ma oggi non basta la solidarietà: servono fatti. C’è necessità di nuovi ispettori entro il 2025, di un Piano “Edilizia Sicura” con criteri premianti negli appalti pubblici”.