Luigi Celori, ex consigliere regionale ed ex presidente della società Autostrade del Lazio ci riepiloga le varie fasi fino ad oggi
Il miraggio dell’autostrada Roma-Latina
La realizzazione delle due opere la Roma-Latina e la bretella Cisterna-Valmontone procede tra continue modifiche e difficoltà varie nel portare avanti il progetto originario. Tale situazione crea un diffuso pessimismo in chi da anni si batte per la loro realizzazione. Ne parliamo con Luigi Celori che in passato ha avuto un ruolo apicale nella realizzazione di queste due opere. Infatti Luigi Celori, gia consigliere regionale, è stato presidente delle Autostrade del Lazio dal 2011 al 2015, ente che appunto deve realizzare queste opere.
- Celori ma perché non si riesce ancora a realizzare la Roma Latina?
“Nel 1956 fu posta la prima pietra dell’Autostrada del Sole, nel ’64 dopo solo otto anni veniva inaugurata con 800 Km complessivi di lunghezza tra cui molteplici gallerie e viadotti. Fu realizzata impastando il cemento in cantiere e scavando le gallerie con piccone e dinamite. A differenza di adesso fu possibile questo straordinario risultato perché non vi erano i social e gli ecoimbecilli non avevano voce e sicuramente allora la classe politica era di alto livello”.
- Lei era consigliere regionale quando nasce il progetto di realizzare l’autostrada Roma Latina?
“Si ero consigliere regionale quando nel 2002, durante l’amministrazione del governatore Francesco Storace, con me presidente della commissione regionale Urbanistica e Ambiente approvammo il Corridoio Tirrenico. Una autostrada che andava oltre Latina, infatti partiva da Formia e arrivava fino alla Roma Civitavecchia creando una dorsale tirrenica, poi era prevista anche la bretella Cisterna Valmontone. In quella occasione fu costituita per la realizzazione una società ad hoc, Autostrada del Lazio spa, i cui proprietari erano la Regione Lazio e l’Anas, entrambi al 50%”.
- Lei poi è stato presidente dell’Autostrada del Lazio. Si ricorda di quel periodo?
“Sono stato presidente dell’Autostrada del Lazio all’incirca dal 2011 al 2015, con amministratore delegato l’ing. Massimo Averardi. Ricordo le innumerevoli riunioni fatte con tutte le amministrazioni locali. Non parliamo poi quelle con le autorità del bacino del Tevere, con la Soprintendenza archeologica e gli altri enti per farci approvare l’attraversamento del Tevere a valle del Raccordo Anulare. Tutti i faldoni del progetto esecutivo a fatica sarebbero entrati in un container, tanto erano numerosi. Il costo complessivo previsto era di circa 2milardi e settecentomilioni di euro, di cui un miliardo e 40milioni era da finanziamento pubblico, il resto sarebbe stato finanziato dai privati che sarebbero rientrati attraverso una concessione del pedaggio di 50 anni. Per Pomezia avevo previsto due uscite e relative entrate, una a Pomezia nord all’altezza della Tazza d’Oro l’altra a Roma sud altezza Lavin. Il primo casello dell’autostrada era previsto a Castel Romano lasciando opportunamente fuori dal pedaggio l’entrata di via di Pratica di Mare. Era una opera pensata per eliminare il tappo che si forma a Spinaceto perché il percorso, nella vallata di Decima, andando verso Roma si raccordava a sinistra con l’autostrada di Civitavecchia e a destra era già previsto dall’Anas un percorso che andava fino a San Cesareo per raccordarsi con la bretella Fiano - San Cesareo bypassando il raccordo anulare. Tale raccordo avrebbero collegato direttamente la nuova autostrada con la Roma-Firenze, la Roma-L’Aquila e la Roma-Napoli. Era un’opera pensata per risolvere i problemi del traffico a sud di Roma”.
- Poi come è andata?
“Abbiano approvato il capitolato d’appalto e indetto la gara che nel 2015 che si aggiudicò una società italo spagnola la cui offerta prevedeva anche l’acquisizione di tutto il finanziamento statale, che poi restituiva in 50 anni. Ricordo che allora era governatore della regione Nicola Zingaretti che si era impegnato a portare avanti la realizzazione dell’opera. Da allora sono passati dieci anni senza avere concluso nulla, anzi sono stati fatti interventi progettuali peggiorativi che hanno snaturato quelle che erano le finalità dell’opera. A questo punto mi va amaramente di commentare, chissà se mai verrà realizzata! L’Italia rispetto alle grandi opere è un paese finito, questi incapaci alla fine dovrebbero spiegare alle migliaia di persone perennemente bloccate nel traffico della Pontina perché in questi anni non si è combinato nulla. Purtroppo, finché si darà spazio ai finti ambientalisti e agli incapaci la situazione potrà solo che peggiorare.
Mi meraviglio come non abbiano ancora proposto una pista ciclabile, probabilmente pedalando si arriverebbe prima a Roma”.
A.S.